“‘Mangia sano e non hai bisogno di integratori.’ È vero in linea di principio. Ma il cibo che mangiamo oggi non è lo stesso di cinquant’anni fa. E il sistema immunitario non lo sa.”
In breve
Mangiare bene è fondamentale — nessuno lo mette in discussione. Ma c’è una domanda più precisa che vale la pena porsi: la dieta mediterranea “tipica” di oggi riesce davvero a fornire le quantità ottimali di tutti i micronutrienti di cui il sistema immunitario ha bisogno? Il cibo che mettiamo nel piatto è cambiato: suoli impoveriti, processi industriali, conservazione prolungata, raffinazione. Mangiamo abbastanza calorie — spesso troppe — ma assumiamo meno micronutrienti essenziali per grammo di alimento rispetto al passato. E questi micronutrienti — vitamina D, zinco, selenio, vitamine del gruppo B, vitamina C tra gli altri — non “rafforzano” le difese in modo generico: regolano l’equilibrio immunitario in modo fine e specifico. Il punto non è sostituire la dieta con le pillole. È riconoscere che tra la teoria nutrizionale e la pratica alimentare quotidiana esiste spesso uno scarto reale — e che la supplementazione mirata ha il compito di colmarlo.
L’approfondimento
Il paradosso della malnutrizione nell’abbondanza
Nelle popolazioni occidentali contemporanee esiste una forma di malnutrizione che raramente viene chiamata con il suo nome: non la carenza calorica — spesso è il contrario — ma la carenza di micronutrienti essenziali in presenza di abbondanza calorica. È un paradosso che come descrivo in Saremo tutti centenari riflette una trasformazione profonda del sistema alimentare: la densità calorica degli alimenti è aumentata, la densità nutrizionale si è ridotta.
I meccanismi sono molteplici e convergenti. L’impoverimento progressivo dei suoli agricoli — documentato da studi longitudinali su campioni vegetali raccolti nel corso di decenni — ha ridotto la concentrazione di minerali come zinco, selenio, magnesio e ferro nei prodotti della terra. La selezione di varietà agricole per resa, resistenza e uniformità estetica ha spesso sacrificato la densità in fitochimici e micronutrienti. La conservazione prolungata, il trasporto su lunghe distanze, i processi di raffinazione e la cottura industriale degradano ulteriormente vitamine idrosolubili (C, gruppo B) e composti termolabili. Il risultato è che un pomodoro coltivato oggi in serra e raccolto acerbo per resistere al trasporto non è nutrizionalmente equivalente a un pomodoro maturato sulla pianta in un suolo ricco cinquant’anni fa.
I micronutrienti come regolatori dell’immunità
La revisione di Calder e colleghi pubblicata su Nutrients nel 2020 — un documento di riferimento che ha acquisito ancora più rilevanza durante la pandemia — sistematizza il ruolo dei principali micronutrienti nella funzione immunitaria. Non si tratta di un effetto generico di “potenziamento” delle difese: ciascun micronutriente svolge funzioni specifiche in compartimenti precisi del sistema immunitario.
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La vitamina A è essenziale per l’integrità delle barriere epiteliali — pelle e mucose — che rappresentano la prima linea di difesa contro patogeni. La vitamina C supporta la funzione dei neutrofili e dei macrofagi, promuove la produzione di anticorpi e ha effetti antiossidanti che proteggono le cellule immunitarie dallo stress ossidativo prodotto durante la risposta infiammatoria. La vitamina D3 regola direttamente l’espressione di geni coinvolti nella risposta immunitaria innata e adattativa — inclusa la produzione di peptidi antimicrobici come le beta-defensine — e modula l’equilibrio tra risposta Th1 e Th17, rilevante per il controllo dell’infiammazione autoimmune. Le vitamine del gruppo B (B6, B9, B12) sono cofattori essenziali nella proliferazione delle cellule immunitarie e nella produzione di anticorpi; la loro carenza riduce la risposta linfocitaria.
Tra gli oligoelementi, lo zinco è forse il più documentato: regola lo sviluppo e la maturazione dei linfociti T, è necessario per la produzione del timo-ormone timulina, e la sua carenza anche modesta produce una riduzione misurabile della risposta immune adattativa. Il selenio è il cofattore delle glutatione perossidasi — le enzimi antiossidanti che proteggono le cellule immunitarie durante l’attivazione — e influenza l’equilibrio tra risposta infiammatoria e tolleranza. Il rame contribuisce alla funzione dei neutrofili e alla risposta antivirale.
Il divario tra fabbisogno teorico e intake reale
Le raccomandazioni nutrizionali ufficiali (RDA, LARN in Italia) definiscono i livelli di assunzione adeguati per prevenire le carenze manifeste — non necessariamente quelli ottimali per la funzione immunitaria e la prevenzione delle malattie croniche. Questo è un punto spesso frainteso: “non avere una carenza grave” e “avere livelli ottimali per la funzione biologica” sono soglie diverse.
Studi rappresentativi sulla popolazione italiana e europea mostrano che quote significative della popolazione adulta hanno livelli plasmatici di vitamina D inferiori a 30 ng/mL (insufficienza), intake di zinco al limite inferiore delle raccomandazioni, e apporti di selenio variabili in funzione del contenuto nei suoli regionali — particolarmente bassi in alcune aree del Nord Italia e dell’Europa centrale. La carenza di vitamina B12 è comune negli anziani per ridotta produzione di fattore intrinseco gastrico, e in chi segue diete vegetariane o vegane senza supplementazione. Queste non sono carenze teoriche: sono deficit reali, misurabili, con effetti documentati sulla funzione immunitaria e sul rischio di patologie legate all’invecchiamento.
Supplementazione mirata vs. integrazione generica
La distinzione tra i due approcci è clinicamente rilevante. Un multivitaminico generico “per precauzione” — senza valutazione del profilo individuale — può correggere alcuni deficit e non altri, fornire dosi inadeguate di certi nutrienti e dosi eccessive di altri, e non tenere conto di interazioni tra micronutrienti (ad esempio, la competizione tra ferro e zinco per l’assorbimento, o l’effetto del rame sull’utilizzo del ferro). Al contrario, una supplementazione basata sul dosaggio serico e urinario dei micronutrienti rilevanti — vitamina D (25-OH), zinco eritrocitario, selenio plasmatico, B12 e folati, ferritina — permette di identificare con precisione dove esiste un deficit reale e di intervenire con dosi appropriate al profilo individuale, senza supplementare ciò che non è necessario.
Il punto di vista di SoLongevity
Nel percorso della Clinica SoLongevity, la valutazione del profilo nutrizionale individuale include il dosaggio dei principali micronutrienti immunomodulatori come parte del pannello di valutazione iniziale. Non per prescrivere integratori per precauzione o per seguire mode nutrizionali, ma per identificare con precisione i deficit reali — e intervenire in modo mirato, con dosaggi appropriati al profilo biologico di ogni persona, monitorando la risposta nel tempo.
Fonte
Calder PC, Carr AC, Gombart AF, Eggersdorfer M, “Optimal nutritional status for a well-functioning immune system is an important factor to protect against viral infections”, Nutrients. 2020;12(4):1181. DOI: 10.3390/nu12041181
White PJ, Broadley MR, “Historical variation in the mineral composition of edible horticultural products”, Journal of Horticultural Science and Biotechnology. 2005;80(6):660–667. DOI: 10.1080/14620316.2005.11511995
Maggini S, Wintergerst ES, Beveridge S, Hornig DH, “Selected vitamins and trace elements support immune function by strengthening epithelial barriers and cellular and humoral immune responses”, British Journal of Nutrition. 2007;98(Suppl 1):S29–S35. DOI: 10.1017/S0007114507832971