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Alberto Beretta Medico immunologo

NR, NMN, NADPARK: cosa dicono davvero gli studi sull’uomo

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 4 min di lettura

“Silicon Valley ne ha fatto la molecola anti-aging del decennio. Influencer, podcast, infusioni a migliaia di euro. Ma cosa dice la scienza clinica — quella sulle persone, non sui topi?”

In breve

NR e NMN sono diventati gli integratori del momento: podcast, investitori miliardari, centri che propongono infusioni endovenose di NAD⁺ come trattamento anti-aging. Come spesso accade, l’entusiasmo ha superato le evidenze. Cosa sappiamo davvero dagli studi sull’uomo? Che questi precursori aumentano effettivamente i livelli di NAD⁺ nel sangue e nei tessuti — questo è confermato. Che sono sicuri e ben tollerati. Che in alcune popolazioni mostrano miglioramenti metabolici interessanti. Ma che le prove definitive su benefici clinici concreti — meno malattie, più anni in salute — non ci sono ancora. Uno studio recente ha addirittura confrontato NR e NMN tra loro: stessi effetti sul NAD⁺, nessuna differenza clinica rilevante. La sintesi onesta: molecole promettenti con basi biologiche solide, non la pillola anti-aging spettacolare che alcuni vorrebbero. Utili in contesti specifici. Da non demonizzare, ma da non sopravvalutare.

L’approfondimento

Il divario tra biologia e clinica

Il percorso dei precursori del NAD⁺ dalla ricerca di base al mercato è uno dei casi più emblematici di come un’idea biologicamente solida possa essere travolta dall’entusiasmo commerciale prima che le evidenze cliniche siano mature. I dati sui modelli animali — in particolare lo studio di Auwerx su Science del 2016 — erano robusti e replicabili. La traduzione sull’uomo è più lenta, più complessa, e i risultati finora più sobri di quanto molti avessero previsto.

Il problema principale non è la biologia: è la difficoltà di dimostrare che aumentare il NAD⁺ nel sangue si traduca in benefici clinici misurabili su outcome rilevanti — funzione muscolare, incidenza di malattia, sopravvivenza — in tempi e con campioni compatibili con i trial clinici esistenti.

Cosa sappiamo con ragionevole certezza

Su un punto i dati sono coerenti e replicati: la supplementazione orale con NR o NMN aumenta i livelli di NAD⁺ nel sangue intero e, in misura minore, nei tessuti periferici. Questo è stato dimostrato in trial fase I e II su soggetti sani e in popolazioni con diverse condizioni — anziani, soggetti con sindrome metabolica, pazienti con patologie neurodegenerative. Il profilo di sicurezza e tollerabilità è buono per entrambi i composti, anche a dosi elevate e per periodi prolungati.

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Su altri aspetti le evidenze sono più deboli o preliminari. Alcuni trial hanno mostrato miglioramenti della sensibilità insulinica in donne in prediabete (lo studio di Yoshino su Science, 2021, con NMN), miglioramenti della velocità del cammino in anziani giapponesi, riduzioni di alcuni marcatori infiammatori. Ma si tratta quasi sempre di studi su campioni piccoli, con durata limitata e outcome surrogati — biomarcatori biologici, non endpoint clinici “forti” come fratture, eventi cardiovascolari o mortalità.

Lo studio NADPARK

Il trial NADPARK — pubblicato su Cell Metabolism nel 2022 dal gruppo norvegese di Brakedal e colleghi — è uno dei più interessanti per una ragione specifica: ha misurato i livelli di NAD⁺ non solo nel sangue, ma direttamente nel cervello attraverso spettroscopia a risonanza magnetica. Nei pazienti con Parkinson precoce trattati con NR, il NAD⁺ cerebrale aumentava in modo misurabile, con buona tollerabilità. Un risultato biologico rilevante, perché dimostra che la supplementazione orale riesce a raggiungere il sistema nervoso centrale — non scontato, vista la barriera emato-encefalica. I risultati clinici, tuttavia, restano preliminari: lo studio era dimensionato per la sicurezza e la farmacodinamica, non per dimostrare efficacia clinica. I segnali su alcuni biomarcatori neurologici erano interessanti ma non conclusivi.

NR vs NMN: stesso effetto, diverso percorso

Un trial randomizzato controllato pubblicato nel 2025 ha confrontato direttamente NR e NMN in adulti sani, misurando i livelli di NAD⁺ nel sangue e in alcuni tessuti, oltre a un pannello di biomarcatori metabolici e infiammatori. I risultati: entrambi i composti aumentano il NAD⁺ in modo comparabile; nessuna differenza clinicamente rilevante tra i due in termini di outcome metabolici o infiammatori nel periodo di osservazione. Sul piano farmacologico, NMN viene convertito a NR prima dell’assorbimento intestinale in alcuni tessuti, mentre in altri entra direttamente nelle cellule attraverso un trasportatore specifico (Slc12a8) — una differenza meccanicistica con implicazioni teoriche interessanti, ma non ancora tradotta in una differenza clinica documentata nell’uomo.

Le infusioni endovenose: un capitolo a parte

Vale la pena dedicare un paragrafo alle infusioni endovenose di NAD⁺, diventate popolari in alcuni centri wellness a prezzi molto elevati. La premessa è che la via endovenosa bypassi i limiti di biodisponibilità orale, portando il NAD⁺ direttamente in circolo. Il problema è che il NAD⁺ infuso non attraversa le membrane cellulari liberamente — deve essere prima degradato a nicotinamide da ectoenzimi circolanti, e poi riassorbito e risintetizzato all’interno delle cellule. L’effetto netto sull’aumento del NAD⁺ intracellulare non è necessariamente superiore a quello della supplementazione orale con precursori ben formulati. A fronte di costi molto più elevati e di una procedura più invasiva, le evidenze a supporto di una superiorità clinica rispetto all’integrazione orale sono inesistenti.

Il punto di vista di SoLongevity

Nel percorso della Clinica SoLongevity, la supplementazione con precursori del NAD⁺ viene valutata nel contesto metabolico individuale: funzione mitocondriale, profilo infiammatorio, età biologica, composizione corporea. Non come integrazione di routine per tutti, ma come intervento motivato da un profilo specifico che ne giustifichi l’uso. E sempre abbinata alle strategie comportamentali — esercizio fisico, qualità del sonno, gestione del digiuno intermittente — che influenzano i livelli di NAD⁺ in modo fisiologico e con evidenze cliniche più solide di qualsiasi supplemento.

Fonte

Brakedal B, Dölle C, Fenstad MH et al., “The NADPARK study: a randomized phase I trial of nicotinamide riboside supplementation in Parkinson’s disease”, Cell Metabolism. 2022;34(3):396–407. DOI: 10.1016/j.cmet.2022.02.001

Yoshino M, Yoshino J, Kayser BD et al., “Nicotinamide mononucleotide increases muscle insulin sensitivity in prediabetic women”, Science. 2021;372(6547):1224–1229. DOI: 10.1126/science.abe9985

Liao B, Zhao X, Wang S et al., “Comparison of nicotinamide riboside and nicotinamide mononucleotide supplementation in raising NAD⁺ levels and related metabolic effects in healthy adults: a randomized controlled trial”, GeroScience. 2025. DOI: 10.1007/s11357-025-01118-8

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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