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Alberto Beretta Medico immunologo

Quanto cibo serve davvero per coprire tutti i micronutrienti immunitari? I numeri dicono una cosa diversa.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 5 min di lettura

“Per assumere la vitamina E raccomandata servirebbe quasi mezzo bicchiere di olio d’oliva al giorno. Solo per quella. Proviamo a fare i conti su tutti gli altri.”

In breve

In teoria è possibile assumere tutti i micronutrienti necessari solo con il cibo. Ma proviamo a fare i conti. Per i 13 mg di vitamina E raccomandati: 68 mL di olio extravergine al giorno, oppure 93 g di nocciole. Per i 7 mg di vitamina B6: 440 g di radicchio rosso o 740 g di pistacchi. Per lo zinco: circa 110 g di Grana Padano. Per la riboflamvina: 50 g di fegato bovino — ma chi lo mangia ogni giorno? Se si prova a soddisfare tutti questi fabbisogni contemporaneamente, si ottiene un piano alimentare con un apporto calorico facilmente superiore al fabbisogno, un costo elevato e una sostenibilità nel lungo periodo molto bassa. Non impossibile — ma irrealistico per la grande maggioranza delle persone nella vita quotidiana. È esattamente in questo scarto che si inserisce il razionale della supplementazione: non per compensare una dieta difettosa, ma per rendere la dieta biochimicamente completa senza obbligare a un surplus calorico o a un regime alimentare difficilmente mantenibile.

L’approfondimento

La matematica nutrizionale nella pratica

La discussione sui micronutrienti tende a restare nel territorio dell’astratto: “mangia vario ed equilibrato” è il consiglio standard, corretto ma generico. Tradurlo in numeri concreti rivela una complessità che la comunicazione nutrizionale mainstream raramente affronta.

Prendiamo la vitamina E (alfa-tocoferolo), la cui dose giornaliera raccomandata dall’EFSA per gli adulti è di 13 mg. Le principali fonti alimentari sono oli vegetali e frutta secca: 13 mg corrispondono a circa 68 mL di olio extravergine d’oliva, oppure 93 g di nocciole secche, oppure 130 g di mandorle. Solo per questo micronutriente, con un’unica fonte, ci si avvicina già a 600-800 kcal o a quantità di grassi che rendono difficile bilanciare il resto dell’alimentazione.

La vitamina B6 (piridossina) ha un fabbisogno di circa 1,4-1,7 mg/die per gli adulti, ma i dati sull’invecchiamento e sulla funzione immunitaria suggeriscono che livelli più elevati siano ottimali per il supporto dei linfociti T. Le fonti più ricche nella dieta mediterranea includono pistacchi (740 g per 7 mg), radicchio rosso (440 g), tonno (200 g), pollo (280 g). Il consumo simultaneo di più fonti riduce le quantità necessarie di ciascuna, ma complessifica il piano alimentare.

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Per la riboflavina (B2), la fonte più concentrata disponibile nella dieta italiana è il fegato bovino: 50 g forniscono circa 1,5 mg, coprendo quasi interamente il fabbisogno giornaliero di 1,6 mg per l’uomo adulto. Ma il fegato è un alimento che la maggior parte delle persone consuma raramente — una volta a settimana nel migliore dei casi — e che può contenere concentrazioni elevate di vitamina A (eccessiva se consumata quotidianamente) e di contaminanti ambientali liposolubili.

Lo zinco — micronutriente particolarmente rilevante per la funzione dei linfociti T e la produzione di anticorpi — è presente in buone concentrazioni in alcuni formaggi stagionati (110 g di Grana Padano forniscono circa 7-8 mg, vicini al fabbisogno di 9-11 mg/die per l’uomo), carne rossa, legumi e semi. La sua biodisponibilità dalle fonti vegetali è però ridotta dalla presenza di fitati — acido fitico nei cereali integrali e nei legumi — che ne chelano una quota significativa prima dell’assorbimento. In pratica, il fabbisogno da fonte vegetale è più alto di quello da fonte animale.

Il problema della sostenibilità, non della possibilità

La questione non è se sia teoricamente possibile coprire tutti i fabbisogni con il cibo — lo è, almeno per la maggior parte dei micronutrienti in condizioni ideali. La questione è la sostenibilità reale nel lungo periodo. Costruire un piano alimentare che copra simultaneamente vitamina A, B2, B6, B9, B12, C, D3, E, ferro, rame, zinco e selenio alle dosi ottimali per la funzione immunitaria — non solo alle RDA minime — richiede:

Un apporto calorico che facilmente supera il fabbisogno energetico, a meno che le fonti non siano selezionate con estrema precisione. Un costo economico non trascurabile: pesce di alta qualità, frutta secca, formaggi stagionati, carne di qualità, fegato hanno tutti un prezzo. Un livello di pianificazione e variazione del menu che nella realtà quotidiana — con impegni lavorativi, familiari, abitudini consolidate — è difficilmente mantenibile ogni giorno, per anni. E non tiene conto delle variabili individuali: malassorbimento intestinale (frequente negli anziani per ridotta acidità gastrica e alterazioni della mucosa), polimorfismi genetici che riducono la conversione di alcuni precursori nelle forme attive (come il polimorfismo MTHFR per l’acido folico, o le varianti del gene CYP2R1 per l’attivazione della vitamina D), e l’aumentato fabbisogno in condizioni di stress cronico, malattia o invecchiamento.

La supplementazione come completamento, non sostituzione

La revisione di Gombart, Pierre e Maggini pubblicata su Nutrients nel 2020 — che analizza sistematicamente il ruolo dei micronutrienti nella funzione immunitaria con oltre 200 riferimenti bibliografici — documenta in modo preciso sia l’importanza di ciascun micronutriente che la frequenza con cui i deficit sono presenti anche in popolazioni con accesso a diete varie. La conclusione non è “prendete tutti gli integratori”, ma “assicurarsi che i livelli siano adeguati” — e che la misurazione sia il modo più razionale per farlo.

Il razionale della supplementazione mirata non è quindi il riconoscimento di una dieta difettosa — è una risposta razionale alla distanza tra ciò di cui il sistema immunitario ha bisogno e ciò che il contesto alimentare moderno, per quanto curato, può realisticamente fornire ogni giorno nell’arco di decenni. Colmare quello scarto senza imporre surplus calorici o regimi alimentari complessi è esattamente la funzione che la supplementazione intelligente può svolgere.

Il punto di vista di SoLongevity

Nel percorso della Clinica SoLongevity, l’analisi del fabbisogno di micronutrienti combina dati clinici misurati — livelli ematici di vitamina D, B12, zinco, selenio, ferritina, folati — con un’anamnesi alimentare dettagliata che permette di stimare l’intake reale. La supplementazione che ne deriva è mirata ai deficit documentati di quella persona, nelle dosi appropriate al suo profilo, e viene monitorata nel tempo per verificare che i livelli si normalizzino. Non un protocollo standard uguale per tutti: una risposta personalizzata a un problema individuale.

Fonte

Gombart AF, Pierre A, Maggini S, “A review of micronutrients and the immune system — working in harmony to reduce the risk of infection”, Nutrients. 2020;12(1):236. DOI: 10.3390/nu12010236

EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies (NDA), “Dietary Reference Values for the EU”, EFSA Journal. 2017. Disponibile su: efsa.europa.eu

Shenkin A, “Micronutrients in health and disease”, Postgraduate Medical Journal. 2006;82(971):559–567. DOI: 10.1136/pgmj.2006.047670

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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