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Alberto Beretta Medico immunologo

Camminare è vivere: uno studio italiano svela il segreto della longevità negli ultraottantenni

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 31 Agosto 2026 4 min di lettura

Quanto a lungo vivrà un anziano di 85 anni? La risposta, secondo un nuovo studio italiano pubblicato su GeroScience, dipende meno da quante malattie ha e molto di più da cinque capacità fondamentali — e in particolare da una: la capacità di muoversi. Non è una metafora: la locomozione emerge come il nodo centrale che tiene insieme cognizione, sensi e sopravvivenza.

In breve

Francesco Landi, Emanuele Marzetti, Riccardo Calvani, Matteo Tosato, Andrea Russo e colleghi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma hanno pubblicato su GeroScience un’analisi originale della coorte ilSIRENTE — lo studio prospettico di popolazione condotto nelle tredici comunità montane della zona del Sirente, in Abruzzo, che segue da vent’anni tutti gli ultraottantenni residenti nell’area. Trecentodiciannove anziani con età media di 85 anni, il 67% donne, seguiti fino alla morte o fino al 2023.

L’oggetto dello studio è la capacità intrinseca (Intrinsic Capacity, IC), il costrutto proposto dall’OMS per misurare la riserva funzionale dell’individuo anziano. È composta da cinque domini: locomozione, cognizione, vitalità, capacità psicologica e funzione sensoriale (udito e vista). I ricercatori italiani l’hanno calcolata su scala 0-100 a partire da valutazioni geriatriche domiciliari di routine, e ne hanno analizzato la struttura interna con la network analysis — un approccio matematico che tratta i cinque domini come un sistema interconnesso piuttosto che come variabili indipendenti.

Il risultato più importante è numerico e diretto: ogni aumento di 10 punti nel punteggio di capacità intrinseca è associato a una riduzione del rischio di mortalità del 33% a 4 anni (HR 0,67; IC 95% 0,58-0,77) e del 32% a 7 anni (HR 0,68; IC 95% 0,61-0,77). Non è un’associazione debole: è uno dei predittori di sopravvivenza più robusti mai documentati in questa fascia d’età.

L’approfondimento

Lo studio ilSIRENTE nasce nel 2005 con un’ambizione semplice e preziosa: seguire tutti gli anziani ultraottantenni di una comunità montana dell’Abruzzo centrale, documentando salute, funzione e sopravvivenza nel tempo reale della loro vita. Nessun campione selezionato, nessun filtro clinico — una popolazione intera, fotografata anno dopo anno. Questo disegno, raro nella ricerca geriatrica internazionale, conferisce ai risultati una validità esterna che pochi studi possono vantare.

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La network analysis rivela che i cinque domini della capacità intrinseca non declinano indipendentemente: formano un sistema con una propria architettura. Al centro di questa rete c’è la locomozione — la capacità di muoversi, camminare, spostarsi autonomamente. Vitalità, capacità psicologica e cognizione formano un cluster centrale strettamente interconnesso. I domini sensoriali — udito e vista — sono invece più periferici nella rete, ma comunicano con essa passando attraverso la locomozione: la perdita dell’udito e della vista non porta direttamente al declino cognitivo, ma ci arriva attraverso la riduzione della mobilità. Chi sente e vede meno si muove meno; chi si muove meno declina cognitivamente più in fretta.

Questa scoperta ha implicazioni terapeutiche immediate. Significa che intervenire sulla locomozione — con fisioterapia, esercizio fisico, ortesi, chirurgia per l’artrosi, trattamento della sarcopenia — non è solo un intervento funzionale: è un intervento neuroprotettivo e di sopravvivenza. E significa che correggere i deficit sensoriali (con apparecchi acustici, chirurgia della cataratta) potrebbe rallentare il declino cognitivo non tanto attraverso un effetto diretto sulla neuroplasticità, quanto attraverso la mediazione locomotoria — tenendo la persona mobile, attiva, connessa al mondo.

I modelli di sopravvivenza di Cox confermano questa centralità: i punteggi di locomozione più elevati sono associati indipendentemente a una riduzione del rischio di morte del 14% a 4 anni (HR 0,86) e del 13% a 7 anni (HR 0,87), anche dopo correzione per le altre variabili. Ma è il dato sull’IC complessiva a colpire di più: 10 punti in più su 100 significa un terzo di probabilità in meno di morire nei prossimi anni.

Vale la pena sottolineare la dimensione italiana di questo contributo. Francesco Landi ed Emanuele Marzetti, insieme al loro gruppo del Policlinico Gemelli di Roma, sono tra i geriatri italiani più citati al mondo. Lo studio ilSIRENTE, nato da una partnership tra la ricerca accademica romana e una piccola comunità di montagna abruzzese, rappresenta uno dei contributi più originali della geriatria italiana alla scienza dell’invecchiamento globale. Vent’anni di follow-up su una popolazione intera: un patrimonio scientifico che pochi centri nel mondo possono vantare.

Il punto di vista di SoLongevity

In SoLongevity valutiamo la capacità intrinseca come parte del profilo di salute biologica di ciascun assistito, perché i dati come quelli del gruppo di Landi e Marzetti dimostrano che è uno dei predittori più potenti di longevità in buona salute. Preservare la locomozione — con esercizio mirato, gestione della sarcopenia, attenzione alla salute muscolo-scheletrica — è uno degli obiettivi centrali del nostro approccio. Non perché camminare bene sia un fine in sé, ma perché il movimento è l’hub che tiene insieme tutto il resto.

Fonti 

Cacciatore S, Bravo B, Zeidan RS, Calvani R, Tosato M, Russo A, Marzetti E, Landi F et al. “Intrinsic capacity and mortality in community-dwelling octogenarians: a network analysis from the ilSIRENTE study.” GeroScience (2026). https://doi.org/10.1007/s11357-026-02370-0

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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