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Alberto Beretta Medico immunologo

Il muscolo di chi si allena a 60 anni assomiglia molecolarmente a quello di un trentenne.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 3 min di lettura

Hanno prelevato campioni di muscolo da anziani allenati e anziani sedentari. Poi hanno analizzato migliaia di geni, lipidi e metaboliti. La conclusione è netta: il muscolo di chi si allena regolarmente assomiglia molecolarmente a quello di un giovane adulto. Non è una metafora — è Nature Aging*, luglio 2026.*

In breve

Un nuovo studio del gruppo di Riekelt Houtkooper (Amsterdam UMC) ha analizzato biopsie muscolari di tre gruppi — giovani adulti sani, anziani sedentari e anziani allenati — con tre tecnologie omiche simultanee: trascrittomica (quali geni sono attivi), lipidomica (quali lipidi sono presenti) e metabolomica (quali metaboliti circolano). Non una singola finestra sul muscolo: tre finestre aperte contemporaneamente.

Il risultato negli anziani sedentari era atteso: riduzione significativa dell’espressione dei geni legati alla respirazione cellulare e al metabolismo energetico. Il muscolo aveva perso la capacità di produrre energia in modo efficiente — uno dei marcatori molecolari più affidabili dell’invecchiamento biologico. Negli anziani allenati, invece, il 50% di queste differenze età-correlate scompariva. I loro profili molecolari assomigliavano a quelli dei giovani adulti.

Come sottolineiamo in Saremo tutti centenari, il muscolo non è solo un organo del movimento: è un organo metabolico e immunitario — uno dei principali regolatori della longevità biologica. Tenerlo allenato non è estetica: è medicina molecolare.

L’approfondimento

La forza di questo studio sta nell’approccio multi-omico integrato: la maggior parte della ricerca precedente sul muscolo e invecchiamento si concentrava su singoli livelli biologici — la trascrizione genica, oppure i metaboliti, oppure i lipidi — separatamente. Janssens, Trętowicz, Grevendonk e colleghi li hanno analizzati tutti e tre in parallelo, sugli stessi campioni, permettendo di mappare l’invecchiamento muscolare come fenomeno sistemico e non come somma di effetti isolati.

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Il dato del 50% di inversione delle firme molecolari dell’invecchiamento va letto nella sua portata precisa: non significa che l’esercizio cancella tutto l’invecchiamento muscolare, né che il muscolo di un 65enne allenato sia identico a quello di un 30enne. Significa che, su un ampio spettro di variabili molecolari che cambiano con l’età, la metà di quelle variazioni è assente nei soggetti allenati. È un effetto di entità straordinaria per qualsiasi intervento biologico — farmacologico o comportamentale.

Il secondo dato è altrettanto rilevante per le implicazioni pratiche: quando tutti i partecipanti hanno eseguito una sessione acuta di esercizio standardizzata, la risposta molecolare correlava direttamente con il livello di fitness. Gli anziani più allenati non solo avevano profili muscolari più giovani a riposo — rispondevano allo stimolo dell’esercizio in modo più simile ai giovani, con segnali di adattamento più potenti e più precisi. In altre parole, la capacità del muscolo di imparare dall’esercizio si preserva negli allenati — e si deteriora nei sedentari.

Il nodo biologico identificato dallo studio come particolarmente influenzato dall’allenamento è la biologia del NAD⁺ — nicotinammide adenina dinucleotide. Il NAD⁺ è una molecola centrale nel metabolismo energetico mitocondriale: è il principale accettore di elettroni nella catena respiratoria, e i suoi livelli declinano con l’età in tutti i tessuti. Questo declino è considerato uno dei meccanismi molecolari dell’invecchiamento — e ha attirato grande interesse farmacologico (precursori come NMN e NR vengono studiati come integratori anti-invecchiamento). Qui si dimostra che l’esercizio fisico sostenuto è uno degli interventi più potenti per mantenere la biologia del NAD⁺ attiva nel muscolo — senza supplementi, senza molecole esogene.

La connessione con i meccanismi dell’invecchiamento descritti in Saremo tutti centenari è diretta: la disfunzione mitocondriale e l’alterata percezione energetica (pathway IGF-1/mTOR/AMPK) sono due degli assi biologici centrali dell’invecchiamento cellulare. L’esercizio agisce su entrambi — e questo studio lo dimostra a livello molecolare, nei tessuti reali di esseri umani in carne e ossa, non in modelli animali.

Un’ultima osservazione metodologica: la pubblicazione su Nature Aging — una delle riviste scientifiche più selettive nell’area della biologia dell’invecchiamento — riflette la solidità dell’approccio. Gli studi multi-omici integrati su biopsie umane con disegno comparativo tra gruppi di età e fitness diversi sono costosi, tecnicamenti complessi e difficili da condurre: il fatto che i risultati siano stati accettati con questo livello di dettaglio rafforza ulteriormente il peso delle conclusioni.

Il punto di vista di SoLongevity

Nel programma longevità di SoLongevity, i profili metabolomici e la biologia del NAD⁺ rientrano tra i biomarcatori funzionali che permettono di valutare lo stato energetico cellulare e la risposta ai protocolli di intervento. Questo studio ci dice che l’esercizio fisico regolare — non un farmaco, non un integratore — è l’intervento più potente attualmente disponibile per preservare la firma molecolare della giovinezza nel muscolo. La personalizzazione della prescrizione di esercizio, basata sull’età biologica e sul profilo metabolico individuale, non è un dettaglio: è il modo per massimizzare esattamente questo effetto.

Fonte 

Janssens GE, Trętowicz MM, Grevendonk L et al., “Delayed molecular aging, preservation of energy metabolism and enhanced exercise response in exercise-trained human muscle.” Nat Aging. 2026. doi:10.1038/s43587-026-01150-x.

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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