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Alberto Beretta Medico immunologo

Il segreto della longevità sarda? Non è solo nel cibo o nei geni, è anche nel carattere

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 31 Agosto 2026 3 min di lettura

Un nuovo studio dell’Università di Cagliari svela che gli anziani della Blue Zone sarda non si distinguono per una salute fisica superiore rispetto agli altri sardi: si distinguono per come affrontano la vita.

In breve

La Sardegna centro-orientale — la Barbagia e l’Ogliastra — è stata la prima Blue Zone identificata al mondo, nei primi anni 2000, dai ricercatori Michel Poulain e Gianni Pes. In queste comunità rurali si trovano concentrazioni straordinarie di centenari, con una caratteristica rara: a differenza del resto del mondo, qui gli uomini raggiungono i 100 anni quasi quanto le donne. Da allora gli scienziati si chiedono cosa renda speciali questi luoghi. Un nuovo studio italiano, firmato da Maria Chiara Fastame e colleghi dell’Università di Cagliari e pubblicato sull’International Journal of Applied Positive Psychology, offre una risposta inattesa: non è tanto la salute fisica a distinguere gli anziani della Blue Zone, quanto i loro tratti di personalità e il modo in cui gestiscono le sfide della vita.

Lo studio ha coinvolto 125 persone con un’età media di 80 anni (tra 71 e 101 anni), divise in due gruppi: 55 dalla Blue Zone sarda e 70 da un’altra area rurale sarda non Blue Zone. I due gruppi erano simili per età, sesso, livello cognitivo, fumo e consumo di alcol — condizioni di vita omogenee, stessa sanità pubblica gratuita. Eppure le differenze sono emerse chiaramente: chi viveva nella Blue Zone mostrava maggiore apertura mentale verso l’esperienza e la novità, migliori strategie per affrontare i problemi quotidiani, e una più alta competenza emotiva — cioè la capacità di riconoscere e condividere le proprie emozioni e quelle degli altri. E dedicava quasi il doppio delle ore settimanali ad attività stimolanti: 11 ore in media contro le 7 dei coetanei non Blue Zone.

Il dato forse più sorprendente è che la qualità della vita legata alla salute fisica (dolori, mobilità, autonomia nelle attività quotidiane) era sostanzialmente identica nei due gruppi. La longevità della Blue Zone, quindi, non sembra costruita su corpi più robusti, ma su menti più flessibili, relazioni più ricche e un modo di stare al mondo che rimane curioso e attivo fino a tarda età.

L’approfondimento

Il gruppo di ricerca guidato da Maria Chiara Fastame lavora da anni sulla psicologia dell’invecchiamento nelle Blue Zone sarde, producendo un corpus di ricerche che il resto del mondo guarda con crescente interesse. Questo studio si distingue perché, per la prima volta, applica sistematicamente il modello dei “Big Five” — i cinque grandi tratti di personalità identificati dalla psicologia moderna: apertura all’esperienza, coscienziosità, estroversione, amicalità e nevroticismo — a una popolazione di anziani della Blue Zone sarda, confrontandola con un gruppo di controllo ben bilanciato.

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Il risultato più robusto riguarda l’apertura all’esperienza: curiosità intellettuale, disponibilità verso il nuovo, gusto per le attività creative e stimolanti. Questo tratto era significativamente più elevato nella Blue Zone e correlava direttamente con il benessere psicologico e con il numero di ore trascorse in attività di svago, spesso svolte in compagnia. La ricerca dimostra anche che le strategie di coping — cioè il modo in cui le persone affrontano le difficoltà, cercando soluzioni o chiedendo supporto agli altri — erano più efficaci nella Blue Zone, e che queste strategie si associavano direttamente a una migliore qualità della vita percepita.

C’è poi un elemento controintuitivo: entrambi i gruppi mostravano livelli moderati di nevroticismo (cioè tendenza a preoccuparsi, a essere sensibili allo stress). Ma nella Blue Zone questo tratto coesisteva con alta apertura mentale e buona competenza emotiva — una combinazione che i ricercatori definiscono “nevroticismo sano“: quella giusta dose di attenzione alla propria salute che, anziché generare ansia paralizzante, spinge a prendersi cura di sé, a mantenere sane abitudini, a restare socialmente connessi. È come se il carattere sardo avesse trovato il punto di equilibrio tra preoccupazione e vitalità.

La Sardegna ci restituisce ancora una volta una lezione fondamentale: invecchiare bene non è solo questione di geni o di dieta, ma di come si costruisce, e si continua a costruire, il proprio rapporto con la vita, con gli altri e con il cambiamento. 

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Fonti 

Fastame MC, Brandas B, Martis C, Pusceddu SAV. Health Related Quality of Life and Personality Characteristics for Aging Well: Evidence from the Sardinian Blue Zone. International Journal of Applied Positive Psychology, 2026. https://link.springer.com/article/10.1007/s41042-026-00313-w

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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