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Alberto Beretta Medico immunologo

Il tumore costruisce un quartiere intorno a sé. L’esercizio fisico lo ristruttura.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 3 min di lettura

I tumori non crescono da soli. Costruiscono un quartiere intorno a sé — lo riorganizzano, lo corrompono, lo blindano. Quello che pochi sanno è che questo quartiere si può cambiare. Anche con l’esercizio fisico.

In breve

I ricercatori chiamano questo quartiere Microambiente Tumorale (TME, Tumor Microenvironment). Non è fatto solo di cellule cancerose: ci sono vasi sanguigni, cellule immunitarie, molecole di segnalazione e una matrice strutturale. È un ecosistema vivo che il tumore rimodella continuamente per proteggersi, crescere e sfuggire al sistema immunitario.

La domanda è: può qualcosa di esterno al tumore — come una corsa mattutina — cambiare questo ecosistema dall’interno? La risposta, e la cosa sorprende, è sì. Quando ci muoviamo, il sistema nervoso centrale orchestra una risposta biologica che coinvolge cuore, polmoni, fegato, pancreas e tessuto adiposo. Questa risposta modifica la composizione del “messaggio chimico” che circola nel sangue — e raggiunge anche il tumore.

Come sottolineiamo in Saremo tutti centenari, il corpo non è una somma di organi separati: è un sistema integrato dove ogni segnale — incluso quello generato da una camminata veloce — raggiunge destinazioni lontane e produce effetti biologici precisi. L’esercizio non è un optional per chi vuole stare in forma. È un farmaco sistemico.

L’approfondimento

I meccanismi attraverso cui l’esercizio fisico modifica il microambiente tumorale sono stati descritti in modo sistematico da Hojman et al. su Cell Metabolism (2018) e da Betof et al. su Brain, Behavior and Immunity (2013). Ne emergono sei effetti concreti e distinti.

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1. Riduzione di insulina e IGF-1. Le cellule tumorali usano questi fattori come segnali di crescita e sopravvivenza. L’esercizio abbassa i livelli circolanti di entrambi — togliendo carburante alla macchina della proliferazione. È un effetto direttamente connesso al “pendolo di Gladishev” di cui parliamo in Saremo tutti centenari: IGF-1 alto spinge verso la crescita cellulare incontrollata, e il suo riequilibrio è uno degli assi fondamentali della longevità in salute.

2. Riduzione del lattato tumorale. I tumori producono grandi quantità di lattato (attraverso la cosiddetta glicolisi aerobica o effetto Warburg) per creare un microambiente acido che sopprime l’attività delle cellule immunitarie e favorisce la loro stessa espansione. L’esercizio, migliorando il metabolismo generale e la capacità mitocondriale, riduce questo “scudo chimico” che protegge il tumore.

3. Attivazione dell’autofagia. L’esercizio stimola nei tessuti sani il processo di autofagia — la “pulizia e riciclo” cellulare — con possibili effetti regolatori anche sul metabolismo interno al tumore, interferendo con i meccanismi di sopravvivenza delle cellule cancerose in condizioni di stress.

4. Normalizzazione dei vasi sanguigni. I vasi che il tumore costruisce per nutrirsi (angiogenesi patologica) sono strutturalmente caotici e funzionalmente inefficienti: creano zone di ipossia — carenza di ossigeno — che paradossalmente rendono il tumore più aggressivo e resistente alle terapie. L’esercizio promuove la maturazione di vasi più ordinati e funzionali, riducendo l’ipossia e ripristinando una vascolarizzazione più simile a quella sana.

5. Aumento del flusso sanguigno e riduzione dell’ipossia. Durante l’attività fisica, il flusso sanguigno verso il tumore può aumentare fino al 200%, riducendo l’ipossia tumorale del 50%. Studi preclinici su modelli di cancro al seno e al pancreas mostrano che l’esercizio fisico combinato con la chemioterapia produce un controllo del tumore superiore rispetto alla sola chemioterapia: i farmaci raggiungono meglio il bersaglio perché la vascolarizzazione è migliorata.

6. Accesso delle cellule immunitarie. Vasi più funzionali significano strade più percorribili per il sistema immunitario. Le cellule NK (natural killer) e i linfociti T citotossici — che spesso non riescono a penetrare nel microambiente tumorale perché è stato costruito per escluderli — ritrovano accesso. È uno dei meccanismi più rilevanti nell’era dell’immunoterapia: l’esercizio fisico potrebbe potenziare l’efficacia dei checkpoint inhibitor, anche se questa ipotesi è ancora in fase di studio attivo.

Il quadro complessivo è quello di un intervento che agisce simultaneamente su più leve biologiche — metabolica, vascolare, immunitaria e cellulare — senza le tossicità di un farmaco. Un principio che Saremo tutti centenari esplora in profondità: la differenza tra un trattamento che colpisce un bersaglio e un segnale sistemico che rimodella l’intero contesto biologico.

Il punto di vista di SoLongevity

Nel programma longevità di SoLongevity, la prescrizione dell’esercizio fisico è parte integrante di ogni protocollo personalizzato. In contesti di sorveglianza attiva, intensità, durata e modalità vengono calibrate sul profilo biologico individuale: i marcatori infiammatori, il profilo metabolico e la capacità funzionale (VO₂max, forza) guidano la scelta tra Zona 2, lavoro di forza e recupero attivo — massimizzando il segnale protettivo senza sovraccaricare un sistema già sotto pressione.

Fonti 

Hojman P et al., “Molecular mechanisms linking exercise to cancer prevention and treatment.” Cell Metab. 2018;27(1):10–21. 

Betof AS et al., “Effects and potential mechanisms of exercise training on cancer progression: a translational perspective.” Brain Behav Immun. 2012;30 Suppl:S75–87.

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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