Uno studio su quasi 250.000 persone rivela che chi si vaccina contro il fuoco di Sant’Antonio dimezza il rischio di infarto, ictus e morte per malattia cardiovascolare.
In breve
Il fuoco di Sant’Antonio (herpes zoster) è causato dal risveglio del virus della varicella, che rimane dormiente nell’organismo per decenni. Con l’invecchiamento e il calo delle difese immunitarie, il virus può riattivarsi provocando un’eruzione dolorosa e complicazioni neurologiche. Quello che molti non sanno è che questo virus, una volta reattivato, può anche favorire la formazione di trombi nel sangue, aumentando il rischio di infarto e ictus.
Un nuovo studio presentato al congresso annuale dell’American College of Cardiology ha analizzato i dati di oltre 246.000 adulti americani con malattia cardiovascolare aterosclerotica — cioè con arterie parzialmente ostruite da placche — confrontando chi aveva ricevuto almeno una dose del vaccino anti-herpes zoster con chi non era stato vaccinato. I risultati sono sorprendenti: i vaccinati avevano il 46% in meno di probabilità di andare incontro a un evento cardiaco grave, il 66% in meno di rischio di morire per qualsiasi causa, il 32% in meno di rischio di infarto e il 25% in meno di rischio di ictus o scompenso cardiaco. Effetti paragonabili, secondo gli autori, a quelli che si ottengono smettendo di fumare.
Il meccanismo ipotizzato è relativamente semplice: prevenendo l’infezione da herpes zoster, il vaccino evita la cascata infiammatoria e trombogena che il virus scatena nelle arterie e nei vasi cerebrali. È una conferma importante che certi vaccini agiscono ben al di là del loro bersaglio diretto — una lezione che la ricerca sulla “immunità addestrata” (trained immunity) sta consolidando da anni.
L’approfondimento
Lo studio ha utilizzato TriNetX, un database di cartelle cliniche elettroniche di milioni di americani, selezionando adulti over 50 con aterosclerosi cardiovascolare tra il 2018 e il 2025. I due gruppi — vaccinati e non vaccinati, 123.411 persone ciascuno — erano comparabili per età, sesso, comorbilità e fattori socioeconomici. Gli eventi cardiaci sono stati rilevati nella finestra temporale tra un mese e un anno dalla vaccinazione.
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Il vaccino attualmente in uso negli Stati Uniti (e sempre più diffuso anche in Europa) è Shingrix, un vaccino ricombinante adiuvato che ha sostituito il precedente Zostavax. Shingrix offre un’efficacia superiore al 90% contro l’herpes zoster anche negli ultra-ottantenni, e la sua protezione appare duratura nel tempo: uno studio del 2025 aveva già documentato una riduzione del 23% degli eventi cardiovascolari in soggetti sani, con benefici osservabili fino a otto anni dalla vaccinazione.
Il dato sui decessi (-66%) è il più impressionante, anche se va interpretato con cautela: chi sceglie di vaccinarsi tende ad avere comportamenti generalmente più salutari. Gli autori hanno corretto per numerose variabili, ma uno studio osservazionale non può escludere completamente questo bias. Ciò detto, la dimensione dell’effetto e la coerenza con studi precedenti — compreso un lavoro sul vaccino e la demenza pubblicato nel 2025 — rendono il segnale biologicamente credibile.
SoLongevity segue con attenzione questa nuova frontiera della medicina preventiva: l’idea che certi vaccini non solo proteggano dall’infezione bersaglio, ma rimodulino l’immunità in modo da ridurre l’infiammazione cronica e i rischi correlati — cardiovascolari, neurologici e oncologici. È un cambio di paradigma che potrebbe ridefinire il ruolo della vaccinazione nell’adulto over 50. Per approfondire le strategie di prevenzione cardiovascolare personalizzata, visita www.solongevity.com.
Fonti
Nguyen R et al. Herpes Zoster Vaccination and Risk of Cardiovascular Events in Patients with Atherosclerotic Cardiovascular Disease. American College of Cardiology Annual Scientific Session (ACC.26), Marzo 2026. ScienceDaily: https://www.sciencedaily.com/releases/2026/03/260319044659.htm