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Alberto Beretta Medico immunologo

Un vaccino che insegna al sistema immunitario a “intercettare” il cancro al pancreas prima che si formi

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 31 Agosto 2026 4 min di lettura

Il cancro al pancreas si sviluppa lentamente, per anni, da lesioni precancerose. Se potessimo insegnare all’immunità a riconoscere e distruggere queste lesioni prima che diventino tumore, non staremmo curando il cancro — staremmo prevenendolo. Questo studio fa esattamente questo, per la prima volta nell’uomo.

In breve

KRAS è uno dei geni più mutati nell’intera oncologia umana. Nel carcinoma del pancreas, una sua mutazione è presente in oltre il 90% dei casi — e, crucialmente, è già presente nelle lesioni precancerose che precedono il tumore vero e proprio. Questo la rende un bersaglio quasi ideale per un vaccino preventivo: la cellula mutata espone qualcosa di diverso dalla cellula sana, e il sistema immunitario, se addestrato, può imparare a riconoscerla. I ricercatori del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center hanno testato mKRAS-VAX, un vaccino peptidico che bersaglia le sei mutazioni di KRAS più frequenti nel tumore pancreatico. Niente mRNA, niente virus modificati — peptidi sintetici che presentano al sistema immunitario i frammenti proteici specifici delle cellule mutate.

I venti partecipanti non erano pazienti con cancro: erano persone sane con predisposizione ereditaria al carcinoma pancreatico e una lesione pancreatica visibile all’imaging (una cisti, tipicamente). Quattro dosi di vaccino in 13 settimane. Risultato: 18 su 20 (90%) hanno sviluppato una risposta T-cellulare specifica contro KRAS mutato, con un aumento mediano di 18,2 volte delle cellule T anti-KRAS. La risposta era sia di tipo CD4+ (linfociti T helper, che coordinano la risposta immunitaria) che CD8+ (linfociti T citotossici, che uccidono le cellule bersaglio). Le cellule T di memoria sono rimaste rilevabili per due anni. Nessuno dei venti partecipanti ha sviluppato il cancro. Cinque hanno avuto la regressione completa delle cisti pancreatiche all’imaging, tre una regressione parziale.

Gli autori sono espliciti sui limiti: lo studio era disegnato per testare sicurezza e risposta immunitaria, non per dimostrare che il vaccino previene il cancro (troppo pochi partecipanti, follow-up troppo breve). Ma il dato di principio è lì: il sistema immunitario di persone ad alto rischio può essere addestrato a riconoscere KRAS mutato, genera una risposta duratura, e questo non causa effetti collaterali gravi. Come scrivo in Saremo tutti centenari, la frontiera più promettente in oncologia non è più solo curare — è intercettare prima.

L’approfondimento

Perché KRAS è così importante — e perché è stato così difficile da colpire

KRAS è un proto-oncogene che funziona come un interruttore: normalmente si accende e si spegne in risposta a segnali cellulari. Quando muta, rimane acceso in modo permanente, spingendo la cellula a proliferare senza controllo. Per decenni è stato considerato “non farmacologicamente aggredibile” perché la sua superficie proteica non offriva siti di legame accessibili alle piccole molecole. Solo negli ultimi anni inibitori specifici per la mutazione KRAS G12C (come sotorasib) hanno cambiato questo scenario nel carcinoma polmonare non a piccole cellule. Ma nel tumore del pancreas, le mutazioni più frequenti sono G12D e G12V, per le quali gli inibitori efficaci clinicamente non esistono ancora. Il vaccino immunologico aggira elegantemente il problema: anziché inibire chimicamente la proteina mutata, addestra i linfociti T a riconoscere la cellula che la esprime e a eliminarla.

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La storia dietro questo studio

Il vaccino non è uscito dal nulla. Nel 2020, lo stesso gruppo di Johns Hopkins aveva testato una versione del vaccino anti-KRAS in pazienti operati per carcinoma pancreatico ad alto rischio di ricaduta. Quel primo studio, pubblicato su Nature Communications nel 2026, ha mostrato che i pazienti che avevano generato una forte risposta immunitaria al vaccino erano rimasti liberi da malattia per almeno cinque anni. Questo risultato ha convinto i ricercatori a fare il passo successivo: testare lo stesso approccio non in chi aveva già il cancro, ma in chi era ad alto rischio di svilupparlo. Un cambio di paradigma radicale — dal trattamento alla prevenzione.

Chi sono le persone ad alto rischio — e come vengono identificate

I venti partecipanti a questo trial erano persone con due caratteristiche: una predisposizione genetica ereditaria al carcinoma pancreatico (mutazioni in BRCA2, ATM, PALB2 e geni simili), e una lesione pancreatica visibile alla risonanza o all’eco-endoscopia — tipicamente una neoplasia mucinosa papillare intraduttale (IPMN), un tipo di cisti che può evolvere verso il carcinoma. Queste persone sono già monitorate con imaging periodico. Il vaccino si inserisce in questa finestra di sorveglianza come intervento attivo, non solo osservativo.

I prossimi passi

I ricercatori hanno già avviato un ulteriore studio sulle persone con cisti pancreatiche ad alto rischio che vengono operate: in questo caso potranno analizzare direttamente il tessuto pancreatico per vedere se le cellule T indotte dal vaccino hanno modificato l’ambiente immunologico locale della lesione. È un disegno che permetterà di capire non solo se l’immunità si attiva, ma se riesce davvero a eliminare le cellule precancerose dove si trovano.

Fonti 

Haldar SD et al. First-in-human testing of a mutant KRAS vaccine for pancreatic cancer interception in high-risk cohorts. Cancer Discovery. 2026. DOI: 10.1158/2159-8290.CD-25-2245.

 Huff AL et al. Mutant KRAS vaccine with dual checkpoint blockade in resected pancreatic cancer: a phase I trial. Nat Commun. 2026. DOI: 10.1038/s41467-026-68324-4.

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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