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Alberto Beretta Medico immunologo

Cuore, fegato, reni: fondamentali. Ma per vivere più a lungo, uno studio su 44.000 persone dice che contano soprattutto altri due organi.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 4 min di lettura

Cuore, fegato, reni: li monitoriamo con attenzione. Ma uno studio su 44.000 persone dice che per vivere più a lungo contano soprattutto altri due organi — e probabilmente non ci avete mai fatto un esame specifico.

In breve

Sapevamo che gli organi invecchiano. Ma invecchiano tutti insieme, o ognuno al proprio ritmo? E soprattutto: invecchiano tutti allo stesso modo dal punto di vista della longevità?

Un’analisi del proteoma plasmatico — migliaia di proteine nel sangue, ciascuna tracciabile all’organo di origine — condotta su oltre 44.000 individui con intelligenza artificiale ha calcolato l’età biologica di undici organi separati. Il risultato più importante: non tutti gli organi contano uguale. Cuore, fegato, reni — se invecchiano in modo accelerato, aumentano il rischio di malattia specifica. Ma la loro giovinezza non estende significativamente la vita oltre la media.

Ce ne sono due che fanno la differenza: cervello e sistema immunitario. Un’età biologica giovane di questi due sistemi è la sola condizione associata in modo univoco a maggiore longevità. Come sottolineiamo in Saremo tutti centenari: la longevità non è la somma della salute di tutti gli organi. È determinata dai sistemi che li coordinano. Proteggere il cervello e il sistema immunitario non è una delle priorità — è la priorità.

L’approfondimento

L’approccio di questo studio è metodologicamente nuovo rispetto alla medicina tradizionale. Invece di misurare singoli biomarcatori d’organo (creatinina per il rene, transaminasi per il fegato, troponina per il cuore), i ricercatori hanno sfruttato il fatto che ogni organo secerne nel plasma proteine caratteristiche — una sorta di “firma proteica” circolante che riflette lo stato biologico di quel tessuto. Analizzando migliaia di queste proteine contemporaneamente con modelli di machine learning, è possibile stimare l’età biologica di ogni organo in modo indipendente, dallo stesso campione di sangue.

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Il risultato è un profilo di invecchiamento multi-organo per ciascun individuo: a 60 anni, il cuore può avere un’età biologica di 55, mentre il cervello ne ha 68. Oppure il fegato può apparire “giovane” mentre il sistema immunitario mostra segni di immunosenescenza avanzata. Questi disallineamenti — invisibili alla medicina standard — sono informativi quanto i valori assoluti, se non di più.

Perché cervello e sistema immunitario.

Il cervello non è solo il sede del pensiero e della memoria: è il centro di controllo dell’intero organismo. Regola il ritmo circadiano, la pressione arteriosa, l’omeostasi energetica, la risposta allo stress, la modulazione dell’infiammazione sistemica. Un cervello biologicamente vecchio non è solo un cervello che ricorda meno — è un cervello che coordina peggio ogni altro sistema. Nel dataset analizzato, l’età biologica cerebrale era il predittore più forte di mortalità futura tra tutti gli undici organi considerati.

Il sistema immunitario occupa il secondo posto, con un meccanismo strettamente connesso al primo: la neuroinfiammazione — l’infiammazione cronica a livello del sistema nervoso centrale, mediata dall’immunità innata cerebrale (microglia, astrociti) — emerge come uno dei fattori chiave nella differenziazione tra chi invecchia bene e chi invecchia male. Un sistema immunitario che ha perso l’equilibrio tra risposta e tolleranza alimenta l’infiammazione cerebrale; un sistema immunitario giovane e ben regolato la sopprime. I due organi si parlano continuamente — e la loro salute è profondamente intrecciata.

Il multi-organ aging e la predizione delle malattie.

Il 26% delle persone nello studio mostrava invecchiamento accelerato in più organi contemporaneamente — una condizione chiamata multi-organ aging, associata a un rischio di mortalità significativamente più elevato rispetto all’invecchiamento accelerato di un singolo organo. Ma il dato più clinicamente rilevante è un altro: lo scarto tra età cronologica e età proteomica d’organo prediceva con precisione l’insorgenza futura di patologie specifiche. Un cervello proteomicamente “vecchio” prediceva l’Alzheimer anni prima dei sintomi. Un cuore “vecchio” prediceva l’insufficienza cardiaca. Un rene “vecchio” prediceva la nefropatia cronica.

Questo è esattamente il territorio della medicina anticipativa di cui abbiamo parlato in questa serie: non aspettare che l’organo si ammali, ma leggere la sua traiettoria biologica mentre è ancora nel range “normale” clinicamente — e intervenire.

La connessione con i post precedenti di questa serie chiude un cerchio. L’esercizio fisico rallenta l’invecchiamento cerebrale (brain clocks, LISA study: –1,85 anni), preserva il sistema immunitario (NK, linfociti T, riprogrammazione dei macrofagi), riduce la neuroinfiammazione e il SEM load. Le ondate molecolari a 44 e 60 anni coinvolgono immunosenescenza e metabolismo cerebrale come assi principali. Gli orologi epigenetici misurano esattamente il drift che accumula in questi sistemi. Non è una coincidenza: tutti i filoni di ricerca convergono sugli stessi due bersagli.

Come ricordiamo in Saremo tutti centenari: gli altri organi sono le infrastrutture. Cervello e sistema immunitario sono il governo e l’esercito. Senza di loro efficienti, il resto non basta.

Il punto di vista di SoLongevity

Nel programma longevità di SoLongevity, la valutazione integrata dell’età biologica d’organo — con focus sui marcatori di immunosenescenza e neuroinfiammazione — è parte centrale del programma di medicina preventiva di precisione. Non si tratta di sostituire gli esami tradizionali, ma di aggiungere uno strato di lettura che la medicina standard non fornisce: quello che vede gli organi non come entità separate, ma come nodi di un sistema coordinato — il cui centro di controllo vale più della somma delle sue parti.

 Fonti

 Oh HS-H et al., “Organ aging signatures in the plasma proteome track health and disease.” Nature. 2023; 624: 164-172. 

Lehallier B et al., “Undulating changes in human plasma proteome profiles across the lifespan.” Nat Med. 2019;25(12):1843–1850.

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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