Un nuovo studio su 165.000 persone dimostra che chi ha un’età biologica accelerata — misurabile con un semplice esame del sangue — ha già i muscoli più vecchi di quanto l’anagrafe suggerirebbe. E questo accade anche prima dei 40 anni.
In breve
Quando pensiamo alla perdita muscolare legata all’età (la sarcopenia), la immaginiamo come un problema degli anziani. Ma la ricerca ci dice da tempo che il processo inizia molto prima — a volte in piena età adulta, silenziosamente, senza che ce ne accorgiamo. Un ampio studio coreano pubblicato su GeroScience ha ora dimostrato qualcosa di importante: l’invecchiamento biologico accelerato — quello che si può misurare attraverso parametri del sangue o delle immagini radiologiche — è associato a un deterioramento precoce dei muscoli, sia nella quantità che nella qualità.
Lo studio ha analizzato oltre 165.000 adulti con un’età media di circa 40 anni, sottoposti a TC del torace a bassa dose. I ricercatori hanno misurato due aspetti della salute muscolare: la miopenia (riduzione della massa muscolare al di sotto dei valori normali per età e sesso) e la miosteatosi (infiltrazione di grasso nel tessuto muscolare, che ne riduce la qualità e la funzione pur lasciandone l’apparente volume). Poi hanno incrociato questi dati con due misure di età biologica: una basata su esami del sangue di routine (PhenoAge), l’altra basata sulla radiografia del torace analizzata con intelligenza artificiale.
Il risultato è chiaro: chi mostrava un’età biologica accelerata aveva probabilità significativamente più alte di presentare muscoli in cattivo stato — non solo al momento della valutazione, ma anche di sviluppare queste alterazioni nei 4 anni successivi, come dimostrato dal follow-up longitudinale. L’associazione era presente e statisticamente robusta anche nelle persone sotto i 40 anni.
L’approfondimento
La miosteatosi — il grasso che si infiltra tra le fibre muscolari — è forse il risultato più rilevante di questo studio dal punto di vista clinico. Non si vede allo specchio, perché il muscolo mantiene il suo volume. Ma è metabolicamente molto diverso da un muscolo sano: risponde meno all’insulina, si affatica prima, si rigenera più lentamente. È un fenomeno che negli ultimi anni la ricerca associa all’insulino-resistenza, all’infiammazione cronica e alla disabilità funzionale. Lo studio mostra che chi aveva un’età biologica più “vecchia” del certificato anagrafico aveva il 24% di probabilità in più di avere miosteatosi e addirittura il 51% in più di avere la combinazione di miopenia e miosteatosi insieme.
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Per misurare l’età biologica, il gruppo di Seul ha usato il PhenoAge — un algoritmo sviluppato da Morgan Levine che combina 9 parametri del sangue di routine (tra cui albumina, creatinina, glucosio, proteina C reattiva, numero di linfociti e altri) per stimare l’età biologica. La differenza tra età biologica calcolata e età anagrafica si chiama “PhenoAgeAccel” (accelerazione dell’invecchiamento fenotipico): se è positiva, il tuo corpo sta invecchiando più in fretta del previsto. Hanno anche sperimentato un metodo più innovativo: la stima dell’età biologica a partire dalla radiografia del torace tramite intelligenza artificiale (CXR-AgeAccel), ottenendo risultati coerenti.
L’implicazione pratica è duplice. Da un lato, l’età biologica potrebbe diventare un marcatore precoce per identificare chi è a rischio di declino muscolare già in età relativamente giovane, ben prima che la sarcopenia diventi clinicamente manifesta. Dall’altro, questo studio rafforza l’idea che rallentare l’invecchiamento biologico — attraverso esercizio fisico, alimentazione adeguata, controllo del sonno e dello stress — non è solo una questione di longevità astratta, ma si traduce concretamente nella conservazione della forza e della funzione muscolare nel tempo.
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Fonti
Kim K, Chang Y, Jang HM et al. Association of biological age acceleration with muscle aging phenotype in young and middle-aged adults: a prospective cohort study. GeroScience, 2026. https://link.springer.com/article/10.1007/s11357-026-02420-7