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Alberto Beretta Medico immunologo

Infiammazione cronica e cancro: quattro molecole nel sangue ci avvertono in anticipo

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 31 Agosto 2026 3 min di lettura

L’invecchiamento trasforma il nostro organismo in un ambiente favorevole ai tumori. Uno studio su Nature Aging identifica quattro chemochine circolanti che aumentano con l’età e preparano il terreno prima ancora che il cancro compaia.

In breve

L’inflammaging — l’infiammazione cronica di basso grado tipica dell’invecchiamento — non è solo uno sfondo silenzioso: modella attivamente il microambiente tissutale rendendo i tessuti più vulnerabili allo sviluppo tumorale. Uno studio pubblicato su Nature Aging nel 2026 da Carleton e colleghi dell’Università di Pittsburgh dimostra che questo processo è misurabile nel sangue attraverso quattro molecole infiammatorie specifiche: CCL2, CCL3, CCL4 e CXCL9.

Questi mediatori appartengono alla famiglia delle chemochine, molecole che regolano il traffico delle cellule immunitarie nei tessuti. Analizzando il plasma di 115 pazienti con tumore al seno ER+/HER2− e di 89 donatrici sane suddivise per fasce d’età (35-45, 55-69, ≥70 anni), i ricercatori hanno trovato che i livelli delle quattro chemochine aumentano significativamente con l’età. Hanno poi costruito un “punteggio chemochinergico composito” su scala 0-4: più alto è il punteggio, maggiore è il grado di inflammaging sistemico.

Il dato clinicamente rilevante è che CCL2 risulta significativamente elevata nelle pazienti più anziane con tumore al seno ER+ rispetto alle donatrici sane della stessa età — suggerendo che questa molecola non solo marca l’invecchiamento, ma amplifica il rischio oncologico attraverso un meccanismo preciso: il reclutamento di macrofagi immunosoppressori nel microambiente tumorale.

L’approfondimento

Lo studio di Carleton et al. è costruito su più livelli: un modello animale (ratti F344) e due coorti umane, con analisi molecolari che integrano dati plasmatici, trascrittomici e di singola cellula (snRNA-seq). Nei ratti anziani la misurazione di un pannello infiammatorio da 18 proteine ha rivelato un’elevazione significativa di CCL2, CCL3, GM-CSF, CXCL1 e CXCL10 rispetto agli animali giovani — e questi stessi animali sviluppavano tumori mammari con maggiore frequenza e presentavano nel microambiente tumorale una proporzione più alta di macrofagi e una ridotta attività dei linfociti T.

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Nello studio su pazienti, il pannello di 22 proteine infiammatorie ha permesso di identificare le quattro chemochine (CCL2, CCL3, CCL4, CXCL9) come le più robustamente associate all’invecchiamento dopo regressione lineare aggiustata per covariabili. Il punteggio composito — un punto per ogni chemochina superiore a due deviazioni standard rispetto alla media della coorte — risulta più alto nelle pazienti anziane, sia sane che con tumore. Interessante il caso di CXCL9: tradizionalmente considerata una molecola anti-tumorale perché recluta linfociti T citotossici, emerge qui come marcatore di inflammaging quando cronicamente elevata — un promemoria che le molecole immunitarie cambiano significato a seconda del contesto e della durata del segnale.

Il meccanismo proposto è il seguente: l’invecchiamento sistemico aumenta i livelli circolanti di CCL2, che attrae monociti e macrofagi nei tessuti. Questi macrofagi “anziani” mostrano un profilo genico orientato verso l’immunosoppressione (inclusa l’attivazione dei recettori delle chemochine e vie di segnalazione tipicamente associate a un fenotipo M2). Il risultato è un microambiente tissutale che, ancora prima che un tumore si formi, è già diventato più tollerante alla crescita di cellule anormali. Gli autori chiamano questo stato un “ambiente permissivo per il tumore” (tumor-permissive environment): non una causa diretta, ma una condizione di fondo che abbassa le difese locali.

Questo ci offre una prospettiva nuova per la prevenzione oncologica: invece di aspettare che compaiano le prime cellule tumorali, potremmo monitorare il grado di inflammaging sistemico attraverso misurazioni ripetute di questi quattro biomarcatori plasmatici. Un punteggio chemochinergico elevato in una donna di 60 anni sana potrebbe diventare un segnale di allerta per intensificare la sorveglianza e intervenire sull’infiammazione cronica con strategie mirate — dieta, attività fisica, eventualmente farmaci o integratori anti-infiammatori.

Il punto di vista di SoLongevity

In SoLongevity misuriamo già diversi marcatori di inflammaging nei nostri protocolli di valutazione della salute biologica. Le chemochine CCL2, CCL3, CCL4 e CXCL9 rappresentano candidati interessanti per arricchire il profilo infiammatorio dei nostri assistiti, in particolare per la prevenzione oncologica nelle donne in post-menopausa. Il lavoro di Carleton et al. ci offre una base scientifica solida per integrare questi marcatori in un punteggio composito di rischio, aprendo la strada a interventi personalizzati sull’inflammaging prima che esso abbia trasformato il microambiente tissutale in un terreno favorevole alla malattia.

Fonti 

Carleton N et al. “Systemic and local chronic inflammation and hormone disposition promotes a tumor-permissive environment in ER+ breast cancer.” Nature Aging (2026). https://doi.org/10.1038/s43587-026-01173-4

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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