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Alberto Beretta Medico immunologo

Allenare la flessibilità cognitiva: perché l’adattamento conta più della memoria.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 3 min di lettura

Scrivi con la mano che non usi mai. Cambia strada per andare al solito posto. Racconta una storia dal punto di vista di qualcun altro. Non deve essere difficile — deve essere diverso.

In breve

Il cervello che invecchia bene non è quello che ricorda tutto. È quello che sa adattarsi. La rigidità cognitiva — la tendenza a rispondere sempre nello stesso modo, a usare sempre gli stessi percorsi mentali — è spesso il primo segnale silenzioso di declino funzionale, molto prima che compaiano difficoltà di memoria vere e proprie.

L’antidoto è semplice: fare le cose in modo deliberatamente diverso. Scrivere con la mano non dominante. Cambiare percorso per raggiungere lo stesso posto. Eseguire un calcolo mentale partendo da numeri inusuali. Qualsiasi attività abituale a cui si cambia una regola. Questi esercizi attivano circuiti frontali e parietali coinvolti nella flessibilità, rafforzano connessioni tra aree che normalmente comunicano poco e stimolano la plasticità sinaptica — non la velocità di risposta, ma l’elasticità della rete.

Un principio vale per tutti questi esercizi: il training cognitivo funziona solo se è ritmico. Breve, regolare, non competitivo, alternato al riposo. Un cervello sovrastimolato non diventa più plastico — diventa più stanco. 

Come sottolineiamo in Saremo tutti centenari: la prevenzione cognitiva non è una maratona di performance mentale. È un’abitudine di ritmo — piccoli esercizi mantenuti nel tempo, che tengono elastiche le reti e lasciano spazio alla riparazione.

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L’approfondimento

Flessibilità cognitiva: una funzione esecutiva da allenare.

La flessibilità cognitiva è la capacità di passare tra regole, prospettive o strategie diverse in risposta ai cambiamenti del contesto. È una delle funzioni esecutive fondamentali — insieme all’inibizione e alla memoria di lavoro — e dipende primariamente dalla corteccia prefrontale laterale e dalle sue connessioni con le aree parietali e il cingolato anteriore.

Con l’invecchiamento, questa capacità declina in modo specifico: non si perde la capacità di eseguire compiti abituali, ma si riduce la velocità e l’efficienza nel passare da un compito all’altro, nell’adattare le strategie, nel vedere le situazioni sotto angolazioni nuove. È il “set-shifting” — il cambio di schema mentale — a deteriorarsi prima della memoria episodica nella traiettoria tipica dell’invecchiamento cerebrale.

Perché la novità è uno stimolo biologico.

Quando il cervello incontra qualcosa di inusuale — un percorso motorio nuovo, un punto di vista inaspettato, una regola cambiata —  attiva i sistemi di modulazione cerebrale legati alla dopamina e alla noradrenalina, neurotrasmettitori che regolano attenzione, vigilanza e plasticità sinaptica, e che il cervello rilascia proprio quando incontra qualcosa di inaspettato. Questi sistemi, a loro volta, modulano la plasticità sinaptica e favoriscono il consolidamento di nuove connessioni. La novità non è solo psicologicamente stimolante — è biologicamente efficace.

Il punto critico, come mostrano i lavori di Park e Bischof sulla neuroplasticità in risposta al training, è che il beneficio è massimo quando la novità viene mantenuta nel tempo e non supera la soglia di carico cognitivo tollerabile. Troppa difficoltà produce stress, non plasticità.

Il punto di vista di SoLongevity

Nel percorso della Clinica SoLongevity, gli esercizi di flessibilità cognitiva sono integrati nei programmi preventivi personalizzati: non come giochi da fare sul tablet, ma come pratiche quotidiane calibrate sul profilo neurocognitivo individuale — strumenti concreti per mantenere la plasticità sinaptica e ritardare la disconnessione funzionale.

Fonti 

Park DC, Bischof GN. “The aging mind: neuroplasticity in response to cognitive training.” Dialogues Clin Neurosci. 2013;15(1):109–119. 

Diamond A. “Executive functions.” Annu Rev Psychol. 2013;64:135–168. 

Lustig C, Shah P, Seidler R, Reuter-Lorenz PA. “Aging, training, and the brain: a review and future directions.” Neuropsychol Rev. 2009;19(4):504–522.

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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