Non è un vaccino contro l’Alzheimer. È un vaccino contro l’herpes zoster — che tutti conoscono. Ma qualcosa di sorprendente è emerso dai dati: chi lo fa, nel tempo, sviluppa meno demenza. Ecco perché.
In breve
Negli ultimi anni è emersa un’evidenza sorprendente: le persone vaccinate contro l’herpes zoster mostrano, nel tempo, un’incidenza significativamente più bassa di declino cognitivo rispetto ai non vaccinati. Uno studio pubblicato su Nature Communications nel 2026, condotto su oltre 65.000 vaccinati con due dosi di vaccino ricombinante (Shingrix) confrontati con più di 260.000 non vaccinati, ha mostrato una riduzione del rischio di demenza del 51% — un dato che rimane significativo anche dopo aver corretto per il cosiddetto “bias del vaccinato sano”.
Il meccanismo non è un’azione diretta sul cervello. È più sottile: il virus varicella-zoster, una volta contratto, rimane latente nei gangli nervosi per tutta la vita e può riattivarsi più volte — anche in forma subclinica, senza causare l’eruzione cutanea tipica, ma generando stimoli infiammatori ripetuti. Ogni riattivazione è un segnale di stress per il sistema immunitario. Con il tempo, questo carico infiammatorio persistente può spingere la microglia verso uno stato di attivazione cronica — meno orientata al supporto sinaptico, più alla risposta infiammatoria. La vaccinazione riduce drasticamente queste riattivazioni e, con esse, il carico di inflammaging neuroimmune.
Come emerge in Saremo tutti centenari: un intervento periferico — riducendo l’inflammaging — può contribuire a preservare la resilienza cerebrale con un’eleganza che la ricerca sui farmaci anti-amiloide fatica ancora a raggiungere. Il risultato non è una “protezione diretta contro l’Alzheimer”, ma qualcosa forse più importante: un ambiente biologico più stabile, in cui le reti sinaptiche sono meno esposte a segnali di danno cronico.
L’approfondimento
Il virus che non se ne va.
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Il virus varicella-zoster (VZV) è biologicamente unico per la sua capacità di stabilire una latenza permanente nei gangli delle radici dorsali e nei gangli cranici dopo la prima infezione — la varicella dell’infanzia. Con l’invecchiamento e il fisiologico declino dell’immunità cellulo-mediata, il virus può riattivarsi: a volte in modo evidente (herpes zoster, con dolore e vescicole), a volte in modo silente, senza sintomi riconoscibili ma con un impatto misurabile sull’attivazione immunitaria locale e sistemica.
Questa riattivazione subclinica ripetuta non è teorica: è documentata dalla presenza di DNA virale e di marcatori di risposta immunitaria in soggetti anziani asintomatici. Si stima che la maggior parte delle persone over 70 abbia avuto almeno un episodio di riattivazione silente nel corso degli anni precedenti.
Perché il vaccino ricombinante fa la differenza.
Lo studio di Tseng e colleghi di Kaiser Permanente Southern California ha analizzato specificamente l’effetto del vaccino ricombinante (RZV, Shingrix) — non il vecchio vaccino vivo — su una coorte di adulti over 65. Il disegno dello studio ha incluso controlli per confondenti multipli e una valutazione del bias del “vaccinato sano”: anche confrontando i vaccinati con RZV rispetto ai vaccinati con un altro vaccino (Tdap), la riduzione del rischio di demenza rimane statisticamente significativa. Un risultato difficile da spiegare senza un effetto biologico reale.
Il principio che vale oltre il vaccino.
L’herpes zoster è un esempio in un panorama più ampio: quello del ruolo dei patogeni latenti e delle infezioni croniche nell’inflammaging cerebrale. Studi su trattamento antivirale per herpes simplex e rischio di demenza hanno mostrato segnali analoghi. La protezione del cervello passa anche dal controllo del carico infettivo cumulativo — un fronte della prevenzione cognitiva ancora sottovalutato nella pratica clinica.
Il punto di vista di SoLongevity
Nella Clinica SoLongevity, la vaccinazione contro l’herpes zoster è considerata un intervento di prevenzione cognitiva indiretta: un esempio paradigmatico di come agire sull’equilibrio neuroimmune — riducendo i carichi infiammatori silenti — produca effetti che si estendono ben oltre l’obiettivo per cui l’intervento è stato originariamente concepito.
Fonti
Tseng HF, et al. “Recombinant zoster vaccine is associated with a reduced risk of dementia.” Nat Commun. 2026;17(1):2056. doi:10.1038/s41467-026-69289-0
Tzeng NS, Chung CH, Liu FC, et al. “Antiherpes medications and reduced risk of dementia in patients with herpes simplex virus infections.” Neurotherapeutics. 2018;15(2):417–429.