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Alberto Beretta Medico immunologo

La vitamina C protegge il cervello che invecchia: cosa mostra la risonanza magnetica.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 4 min di lettura

Sapevamo che la vitamina C è un antiossidante. Ora abbiamo la prima evidenza su oltre 2.000 persone che i suoi livelli nel sangue sono associati — in modo indipendente — alla struttura del cervello e alla connettività delle sue reti neurali.

In breve

Uno studio pubblicato su PLOS One nel giugno 2026 da Nagaya e colleghi dell’Università di Hirosaki ha analizzato i dati di 2.044 anziani giapponesi (età mediana 69 anni) sottoposti a risonanza magnetica cerebrale a 3 Tesla. Il risultato principale: livelli plasmatici più bassi di vitamina C erano significativamente e indipendentemente associati a una riduzione del volume della materia grigia e a una minore connettività della Default Mode Network — la rete cerebrale che si attiva a riposo e che governa memoria autobiografica, attenzione e capacità di pensiero complesso.

Non è la prima volta che la vitamina C viene associata alla salute del cervello — ma è la prima volta che si dimostra un legame con la struttura delle reti neurali cerebrali in un campione di questa dimensione. E i risultati si mantengono dopo aver controllato per età, sesso, diabete, ipertensione, storia di fumo, alcol, attività fisica e livello di istruzione.

Come discutiamo in Saremo tutti centenari, la prevenzione neurodegenerativa non si costruisce con un singolo intervento spettacolare: si costruisce con la cura sistematica di fattori biologici quotidiani — e la vitamina C, accessibile nella frutta e nelle verdure, è uno di essi.

L’approfondimento

Il cervello umano è un organo con esigenze eccezionalmente elevate di vitamina C. Le concentrazioni nel liquido cerebrospinale sono già due volte superiori a quelle plasmatiche; all’interno dei neuroni, possono raggiungere 10.000 μM — livelli che riflettono il ruolo critico di questa molecola nella fisiologia neuronale. La vitamina C agisce nel cervello come antiossidante potente, come cofattore in reazioni enzimatiche essenziali per la sintesi di neurotrasmettitori (tra cui la dopamina e la noradrenalina), come neuromodulatore e come regolatore di ormoni peptidici. A differenza della maggior parte degli altri primati, l’uomo non è in grado di sintetizzare vitamina C — dipende esclusivamente dall’apporto alimentare.

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Lo studio di Nagaya et al. ha utilizzato due approcci di analisi delle immagini cerebrali in parallelo. La morfometria basata su voxel (VBM) ha confrontato il volume della materia grigia regione per regione, identificando le aree in cui la struttura cerebrale era più fortemente correlata ai livelli plasmatici di vitamina C. Il risultato più robusto: la corteccia cingolata posteriore — un nodo centrale della DMN, una delle regioni cerebrali che mostra i cali più precoci nell’Alzheimer — mostrava la correlazione più forte e più significativa (p<0,001, corretto per errore famiglia). Seguivano la corteccia cingolata media, la corteccia prefrontale mediale e i giri temporali inferiori — tutte aree critiche per memoria, linguaggio e funzione cognitiva complessa.

La morfometria basata su sorgenti (SBM) ha permesso di analizzare le reti strutturali cerebrali come unità integrate, non solo regione per regione. I ricercatori hanno identificato tre componenti della DMN — rete anteriore, rete posteriore-I (corteccia cingolata posteriore e precuneo) e rete posteriore-II (con coinvolgimento del lobo temporale) — e hanno trovato che i livelli plasmatici di vitamina C erano significativamente associati a tutte e tre, con una direzione di associazione biologicamente coerente e interessante.

Il dettaglio più sofisticato riguarda la direzionalità opposta delle associazioni. La vitamina C era positivamente correlata con le componenti 85 e 100 — reti che declinano fisiologicamente con l’invecchiamento, la cui riduzione è caratteristica dell’Alzheimer e del declino cognitivo lieve — e negativamente correlata con la componente 135, una rete che invece aumenta con l’età, riflettendo alterazioni strutturali aberranti del cervello anziano. L’interpretazione: livelli adeguati di vitamina C sembrano contemporaneamente preservare le reti che dovrebbero restare integre e attenuare la progressione delle alterazioni anomale legate all’invecchiamento. Un doppio effetto protettivo sulla stessa struttura.

Le dimensioni dell’effetto sono moderate — i coefficienti β si attestano intorno a 0,07–0,11 — ma comparabili a quelli di fattori di rischio consolidati come la pressione arteriosa sistolica e la glicemia a digiuno sull’volume cerebrale in studi di scala analoga (UK Biobank, oltre 9.000 soggetti). Un effetto “piccolo” a livello individuale può essere clinicamente rilevante su scala di popolazione, soprattutto quando si accumula nell’arco di decenni. La limitazione principale dello studio è il disegno trasversale: si dimostra un’associazione, non una relazione causale. Studi longitudinali e trial di supplementazione sono necessari per stabilire se incrementare i livelli di vitamina C possa modificare la traiettoria strutturale del cervello anziano.

Il punto di vista di SoLongevity

Nel programma longevità di SoLongevity, la salute cerebrale è uno degli assi di valutazione integrati nel profilo biologico individuale: la connessione tra stato nutrizionale, infiammazione cronica e traiettoria neurodegenerativa è ben documentata e biologicamente coerente. La vitamina C plasmatica — troppo spesso trascurata rispetto ad altri biomarcatori — è un indicatore semplice, economico e modificabile dello stato antiossidante cerebrale. Uno studio come questo ricorda che la prevenzione neurodegenerativa non parte dai farmaci: parte da ciò che mangiamo ogni giorno. Agrumi, fragole, kiwi, peperoni, verdure a foglia verde: fonti accessibili di una molecola che il cervello utilizza in modo prioritario — e che, se carente, lascia tracce misurabili anche alla risonanza magnetica.

Fonti 

Nagaya H. et al., “Plasma vitamin C levels are associated with brain structural networks on MRI: A large cohort study.” PLoS One 2026;  21(6):e0348504, 2026. 

Engelhart M.J. et al., “Dietary intake of antioxidants and risk of Alzheimer disease.” JAMA 2002; 287(24):3223–9. 

Travica N. et al., “Vitamin C Status and Cognitive Function: A Systematic Review.” Nutrients 2017: 9(9):960, 2017. 

Rice M.E., “Ascorbate regulation and its neuroprotective role in the brain.” Trends Neurosci 23(5):209–16, 2000

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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