Vai al contenuto
Alberto Beretta Medico immunologo

Le benzodiazepine accelerano l’invecchiamento biologico? Una review mette in discussione un farmaco che usano 15 milioni di anziani

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 5 min di lettura

Ansiolitici e ipnotici come Valium, Xanax e Tavor sono tra i farmaci più prescritti al mondo. Una review pubblicata su Geromedicine avanza un’ipotesi biologicamente fondata e clinicamente scomoda: potrebbero comportarsi come acceleratori dell’invecchiamento.

In breve

Circa il 15% degli anziani nel mondo prende regolarmente benzodiazepine — i farmaci più noti per ansia, insonnia e attacchi di panico. In Italia e in Europa la percentuale supera il 20-30%. Tra questi, la maggior parte le usa da anni.

Le benzodiazepine vengono prescritte perché funzionano nel breve termine: calmano, fanno dormire, riducono l’ansia. Il problema che questa review solleva riguarda gli effetti a lungo termine. Analizzando decine di studi su milioni di pazienti, gli autori documentano associazioni con un rischio aumentato di demenza, malattie cardiovascolari, cancro e infezioni gravi. Nel frattempo, esperimenti su modelli animali suggeriscono che questi farmaci potrebbero interferire con alcuni dei meccanismi biologici fondamentali dell’invecchiamento sano.

Come scriviamo in Saremo tutti centenari, i farmaci non sono neutri rispetto alla biologia dell’invecchiamento: ogni molecola che usiamo cronicamente interagisce con i nostri sistemi di riparazione cellulare, infiammazione e immunità — ed è importante saperlo.

Un punto fondamentale prima di proseguire: le benzodiazepine non vanno mai sospese bruscamente senza supervisione medica. Il rischio di crisi da astinenza è reale. Il messaggio di questo studio non è “smettete subito”, ma “discutetene con il vostro medico”.

Newsletter Salute Spiegata

Salute Spiegata, nella tua casella di posta.

L’approfondimento

La review è firmata da Lea Montégut e Guido Kroemer (Centre de Recherche des Cordeliers, Parigi; Institut Gustave Roussy; Icahn School of Medicine, New York) e pubblicata su Geromedicine nel dicembre 2025. Il punto di partenza è un’ipotesi biologica precisa: le benzodiazepine mimano farmacologicamente l’ACBP/DBI (acyl-CoA binding protein / diazepam-binding inhibitor), una proteina endogena che gli autori classificano come “geroprotein” — una molecola che promuove l’invecchiamento patologico. I livelli plasmatici di ACBP/DBI aumentano con l’età, si correlano con i principali fattori di rischio cardiometabolico e raggiungono concentrazioni particolarmente elevate in condizioni di malattia severa, fragilità terminale e cancro.

In modelli animali, l’inibizione di ACBP/DBI — genetica o mediante anticorpi — ritarda la senescenza cellulare, attenua la sindrome metabolica, riduce il rischio di tumori sperimentali (carcinoma mammario, epatocarcinoma, NSCLC), protegge cuore e reni da danni tossici e rallenta la progressione dell’osteoartrosi. Crucialmente, il diazepam somministrato per via intraperitoneale inverte gli effetti immunostimolatori di un regime di chemioimmunioterapia (oxaliplatino + anti-PD-1) — suggerendo che la molecola interferisca con la sorveglianza immunitaria antitumorale in modo sovrapponibile all’ACBP/DBI endogeno. Il diazepam inibisce anche la neurogenesi ippocampale e compromette la potenziazione sinaptica a lungo termine (LTP) in topi di mezza età — un meccanismo candidato per spiegare gli effetti cognitivi.

Sul piano clinico, la review aggrega dati da studi osservazionali, coorti prospettiche e meta-analisi su decine di milioni di soggetti. I numeri più significativi:

Per il rischio cardiovascolare: in una coorte di 74.715 pazienti con patologia cardiovascolare, il rischio di arresto cardiaco improvviso nei consumatori era più che raddoppiato (HR = 2.01 [1.42–2.83]). In un’analisi UK Biobank (n = 124.321, follow-up di 14 anni) le benzodiazepine erano associate a un rischio aumentato di insufficienza cardiaca del 60% (HR = 1.60) e di eventi cardiovascolari complessivi dell’81% (HR = 1.81).

Per la demenza: più studi prospettici concordano su un aumento del rischio di circa il 50-90% (HR 1.51–1.88). Una meta-analisi su quasi 3 milioni di pazienti mostra un rischio relativo di 1.11 — più modesto in termini assoluti, ma su una platea enorme. Dati MRI documentano una perdita accelerata di volume ippocampale dose-dipendente.

Per il cancro: due meta-analisi su quasi 4,4 milioni di soggetti mostrano un incremento del rischio del 19-25%, con il rischio più elevato per i tumori cerebrali (RR = 2.06). Quattro coorti indipendenti di pazienti con NSCLC in trattamento con checkpoint immunotherapy mostrano una riduzione significativa della sopravvivenza nei consumatori di benzodiazepine (HR = 1.49–1.80).

Per le infezioni: un registro nazionale svedese su 1.427.792 soggetti documenta un rischio quasi raddoppiato di infezioni gravi (HR = 1.83), confermato anche nell’analisi co-gemellare (HR = 1.55) — che riduce il confondimento genetico e familiare. Il rischio di polmonite aumenta dell’80% nei soggetti sotto i 65 anni.

Le criticità degli studi retrospettivi — esplicitate dagli stessi autori

La maggior parte delle evidenze cliniche è osservazionale o retrospettiva, e gli autori lo dichiarano esplicitamente. I problemi metodologici principali sono tre: il confounding by indication — chi ha ansia, insonnia o declino cognitivo precoce (che potrebbero essere sintomi precoci di malattia neurodegenerativa) tende a ricevere più benzodiazepine, rendendo difficile separare causa ed effetto; la causalità inversa — la malattia precede e motiva la prescrizione, non viceversa; il confondimento residuo — le benzodiazepine sono più prescritte in soggetti con svantaggio socioeconomico, di per sé associato a peggiori outcome di salute. Mancano inoltre dati diretti di accelerazione dell’invecchiamento molecolare (orologi epigenetici, profili proteomici, marcatori telomerici) nei consumatori umani. La traduzione dal modello murino all’uomo è ulteriormente complicata da differenze nella distribuzione dei recettori periferici (TSPO) e dall’accesso centrale al cervello. Va infine segnalato un importante conflitto di interessi: entrambi gli autori sono titolari di brevetti sul targeting terapeutico di ACBP/DBI, e Kroemer è Editor-in-Chief della stessa rivista che ha pubblicato il lavoro.

Le evidenze precliniche rimangono la parte più solida: il meccanismo ACBP/DBI è biochimicamente coerente, l’effetto sulla sorveglianza immunitaria antitumorale è stato dimostrato in sistemi controllati, e la dose-dipendenza degli effetti negativi — documentata in più contesti clinici — è difficile da spiegare con il solo confondimento.

Il punto di vista di SoLongevity

Questa review pone una domanda clinicamente urgente: i farmaci che prescriviamo cronicamente per gestire sintomi nel breve termine stanno interferendo con i meccanismi biologici della longevità sana? Nel programma longevità di SoLongevity, il profilo farmacologico del paziente è parte integrante della valutazione, perché molecole usate in modo cronico interagiscono con i marcatori di inflammaging, con l’immunosenescenza e con i processi di autofagia che la diagnostica epigenetica misura. L’ipotesi che le benzodiazepine mimino una proteina pro-invecchiamento e interferiscano con la sorveglianza immunitaria merita attenzione clinica — non come allarme, ma come criterio aggiuntivo nella revisione farmacologica personalizzata che ogni programma longevità dovrebbe includere.

Fonte

Montégut L. & Kroemer G., “Benzodiazepine-induced iatrogenic aging: Increased risk and worsened outcomes of age-associated pathologies.” Geromedicine 1:202511, 2025. DOI: 10.70401/Geromedicine.2025.0009

American Geriatrics Society, “2023 Updated AGS Beers Criteria for Potentially Inappropriate Medication Use in Older Adults.” JAGS 2023. 04 May 2023 https://doi.org/10.1111/jgs.18372Digital Object Identifier (DOI)

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

Altri approfondimenti in Salute degli organi

Allenare l’olfatto per proteggere il cervello: la scienza del senso più antico

L'olfatto è l'unico senso che bypassa il talamo e si connette direttamente alle aree della memoria (ippocampo, corteccia entorinale, amigdala). Questa "autostrada neurale" lo rende non…

Quanti anni sei stato in sovrappeso? Conta più di quanto pensi oggi per il rischio di cancro

L'obesità è la seconda causa prevenibile di cancro dopo il fumo di sigaretta. Ma finora la ricerca si è concentrata quasi sempre su un dato statico…

Endometriosi: la colpa potrebbe essere (anche) di un batterio intestinale

L'endometriosi è una malattia ginecologica ancora in parte misteriosa: il tessuto che normalmente riveste l'utero cresce in sedi anomale — ovaie, peritoneo, intestino — causando dolore…

Tutta l’area