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Alberto Beretta Medico immunologo

L’elefante nella stanza: le malattie cardiovascolari

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 3 min di lettura

“Il cuore raramente urla quando soffre. Più spesso sussurra. E noi, spesso, non ascoltiamo.”

In breve

Prima causa di morte nel mondo occidentale. In Italia circa 230.000 persone ogni anno. Eppure l’80% di questi eventi sarebbe prevenibile. Il paradosso è questo: non mancano i dati né gli strumenti diagnostici. Manca il momento in cui interveniamo. L’aterosclerosi non fa rumore — si costruisce in silenzio per decenni, attraverso segnali metabolici sottili che non danno sintomi: insulino-resistenza, infiammazione cronica di basso grado, disfunzione dei vasi, perdita di variabilità del ritmo cardiaco. Aspettare i sintomi significa aspettare che il danno sia già avanzato. La prevenzione cardiovascolare vera inizia molto prima.

L’approfondimento

Un numero che cambia prospettiva

I dati del Global Burden of Disease sono inequivocabili: le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte e disabilità a livello globale, con oltre 500 milioni di persone affette e quasi 19 milioni di morti all’anno. In Italia il numero è di circa 230.000 decessi per cause cardiache e vascolari ogni anno. Ma la cifra che dovrebbe orientare le priorità cliniche è un’altra: circa l’80% di questi eventi è prevenibile con interventi tempestivi sui fattori di rischio modificabili. Non stiamo parlando di una malattia senza soluzioni. Stiamo parlando di una malattia che uccide spesso perché interveniamo troppo tardi.

L’aterosclerosi come processo silente

L’evento acuto — l’infarto, l’ictus — appare improvviso. Ma non lo è. È il punto finale di un processo che si costruisce nel corso di decenni, attraverso stadi progressivi di danno vascolare che raramente producono sintomi nelle fasi iniziali. L’aterosclerosi comincia con un’alterazione funzionale dell’endotelio — lo strato interno dei vasi — favorita da uno stato cronico di insulino-resistenza, infiammazione di basso grado, dislipidemia, ipertensione non trattata. Le placche crescono lentamente, si stabilizzano o si destabilizzano in risposta a fattori metabolici e infiammatori. Per anni, a volte per decenni, il paziente non sente nulla. Si considera sano. Magari ha valori di colesterolo “borderline” che il medico decide di non trattare ancora, una pressione “un po’ alta” che attribuisce allo stress, una glicemia a digiuno leggermente elevata che considera normale per la sua età.

Ciascuno di questi segnali, preso singolarmente, può sembrare marginale. Sommati nel tempo, su un sistema vascolare che accumula danno silenziosamente, costruiscono una struttura di rischio che si manifesta solo quando è già avanzata.

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Cosa significa prevenzione cardiovascolare reale

La prevenzione cardiovascolare non è sinonimo di “non avere un infarto oggi”. È preservare la riserva funzionale cardiovascolare — la capacità del sistema cardiocircolatorio di rispondere a stress acuti e cronici — per i prossimi venti o trent’anni. Questo richiede di smettere di misurare solo i valori soglia (colesterolo sopra o sotto 200, pressione sopra o sotto 140/90) e iniziare a valutare le traiettorie: come stanno cambiando questi valori nel tempo, in che contesto metabolico si inseriscono, quali segnali precoci di disfunzione vascolare sono già rilevabili con strumenti appropriati.

Gli strumenti esistono: il calcolo del rischio cardiovascolare poligenico, la misurazione della PCR ad alta sensibilità come marker infiammatorio, il profilo lipidico avanzato che include le particelle LDL piccole e dense, l’indice di insulino-resistenza, la misurazione dello spessore intima-media carotideo come proxy del danno vascolare subclinico. Non sono esami esotici — sono misure che permettono di vedere il processo prima che produca sintomi.

Il punto di vista di SoLongevity

Nel protocollo cardiovascolare di SoLongevity il monitoraggio non parte dall’ECG sotto sforzo o dall’ecografia cardiaca quando compaiono i sintomi. Parte dall’analisi dei segnali metabolici silenti — anni prima che il danno diventi strutturale — perché è in quella finestra temporale che la prevenzione ha il massimo impatto. La longevità cardiovascolare non è un capitolo separato della salute: è il tempo su cui si costruisce tutto il resto.

Fonte

Roth GA, Mensah GA, Johnson CO et al., “Global burden of cardiovascular diseases and risk factors, 1990–2019”, Journal of the American College of Cardiology. 2020;76(25):2982–3021. DOI: 10.1016/j.jacc.2020.11.010

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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