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Alberto Beretta Medico immunologo

Lp(a): il rischio cardiovascolare che non dipende da cosa mangiate

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 3 min di lettura

“Molti individui con infarto in giovane età mostrano un solo elemento alterato: una Lp(a) elevata che non era mai stata misurata. Eppure basterebbe un esame, una volta nella vita.”

In breve

La Lipoproteina(a) — Lp(a) — è il fattore di rischio genetico cardiovascolare più sottovalutato nella pratica clinica. I suoi livelli sono determinati per il 97-98% dalla genetica e rimangono stabili per tutta la vita: non cambiano con la dieta, l’esercizio fisico o il peso corporeo. Non è un rischio che si costruisce nel tempo — si eredita alla nascita. Chi nasce con valori elevati (sopra 50 mg/dL) ha un rischio significativamente aumentato di infarto, ictus e stenosi aortica — anche con un profilo lipidico tradizionale apparentemente normale. Basta misurarla una volta. È un’informazione biologica permanente che orienta la strategia preventiva per tutta la vita.

L’approfondimento

Una particella strutturalmente pericolosa

La Lp(a) è una particella LDL modificata: ha la stessa struttura di base del colesterolo LDL, ma con una proteina aggiuntiva — l’Apolipoproteina(a) — che si lega all’ApoB attraverso un ponte disolfuro. L’Apolipoproteina(a) ha una struttura caratteristica a “cappi” ripetuti — chiamati kringles, per la loro somiglianza a un dolce danese — il cui numero varia geneticamente tra individui e determina in parte le dimensioni della particella e la sua concentrazione plasmatica.

Questa struttura rende la Lp(a) biologicamente pericolosa su tre fronti distinti e simultanei. È pro-infiammatoria: trasporta fosfolipidi ossidati che irritano l’endotelio vascolare e attivano cellule immunitarie, alimentando l’infiammazione della parete arteriosa. È pro-aterogena: favorisce la crescita e la destabilizzazione delle placche, indipendentemente dal colesterolo LDL. Ed è trombogenica: la struttura dell’Apolipoproteina(a) è simile a quella del plasminogeno — la proteina che normalmente scioglie i coaguli — e compete con esso, spostando l’equilibrio biologico verso la formazione di trombi. È questa combinazione di meccanismi a renderla un fattore causale indipendente, non semplicemente un marcatore associato ad altri rischi.

L’evidenza causale

Il consenso europeo dell’European Atherosclerosis Society del 2022 — uno dei documenti di riferimento più autorevoli sull’argomento — sintetizza decenni di studi mendeliani randomizzati, studi genetici e dati di coorte: la Lp(a) elevata è un fattore di rischio causale per malattia coronarica, ictus ischemico e stenosi aortica calcifica. Non semplicemente associato: causale. Chi eredita varianti genetiche associate a Lp(a) elevata ha un rischio cardiovascolare aumentato proporzionalmente ai livelli — e questo rischio è modulato dall’esposizione cumulativa nel tempo, esattamente come per il colesterolo LDL.

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La soglia clinicamente rilevante è intorno a 50 mg/dL (o 125 nmol/L, una misura più precisa perché non dipende dalle dimensioni della particella). Si stima che circa il 20% della popolazione abbia valori superiori a questa soglia — una prevalenza tutt’altro che trascurabile. Eppure la Lp(a) non è ancora misurata di routine nella maggior parte dei profili lipidici standard.

Le implicazioni per la prevenzione

Il fatto che la Lp(a) non sia modificabile con la dieta o lo stile di vita non significa che il rischio associato sia immodificabile. Significa che la strategia preventiva deve adattarsi. In chi ha Lp(a) elevata, il target per il colesterolo LDL — il fattore di rischio che invece possiamo modificare — si abbassa: le linee guida internazionali indicano un obiettivo di LDL inferiore a 70 mg/dL (anziché i 100 mg/dL standard) per compensare il carico aterogeno genetico fisso. In alcuni casi ad altissimo rischio, il target scende ulteriormente.

Sul fronte farmacologico, sono in sviluppo avanzato terapie specifiche per la riduzione della Lp(a) — in particolare oligonucleotidi antisenso come pelacarsen e piccole molecole come muvalaplin — che in studi di fase III hanno mostrato riduzioni dell’80-90% dei livelli plasmatici. I risultati sugli endpoint cardiovascolari sono attesi nei prossimi anni e potrebbero aprire una nuova frontiera nella prevenzione personalizzata.

Il punto di vista di SoLongevity

Nel protocollo di SoLongevity, la misurazione della Lp(a) è parte del profilo lipidico avanzato di ogni valutazione iniziale — non per creare allarme, ma per identificare quel sottogruppo di persone in cui il rischio genetico silente richiede una prevenzione più ambiziosa rispetto alla media. È un’informazione biologica che si raccoglie una volta sola e orienta le decisioni preventive per decenni: esattamente il tipo di conoscenza su cui si costruisce una medicina della longevità davvero personalizzata.

Fonte

Kronenberg F, Mora S, Stroes ESG et al., “Lipoprotein(a) in atherosclerotic cardiovascular disease and aortic stenosis: a European Atherosclerosis Society consensus statement”, European Heart Journal. 2022;43(39):3925–3946. DOI: 10.1093/eurheartj/ehac361

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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