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Alberto Beretta Medico immunologo

 Non il peso perso. È il grasso viscerale perso che fa la differenza. E rimane.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 4 min di lettura

“Hai fatto una dieta. Hai perso peso. Poi — come quasi sempre accade — il peso è tornato. Eppure qualcosa nel tuo metabolismo è cambiato per sempre. Un nuovo studio su Circulation spiega perché.”

In breve

Un follow-up a 5 e 10 anni di due grandi trial clinici israeliani ha misurato con risonanza magnetica cosa succede al grasso corporeo degli anni dopo la fine di un intervento di stile di vita. Il risultato sorprendente: nonostante il recupero completo del peso, il grasso viscerale aveva parzialmente mantenuto le riduzioni ottenute. E ogni 10% di riduzione del grasso viscerale durante l’intervento corrispondeva a un 28% di riduzione del rischio di sviluppare diabete nel follow-up — indipendente dal recupero del peso, dalla dieta successiva, dai farmaci. Il peso corporeo, nel modello statistico, non era significativamente associato alla protezione dal diabete. Il grasso viscerale sì. L’obiettivo non è il numero sulla bilancia. È quello.

L’approfondimento

Lo studio: design e misurazioni

Klein e colleghi hanno pubblicato su Circulation (2026) i risultati di un follow-up a 5 e 10 anni di due trial clinici randomizzati — CENTRAL e DIRECT-PLUS — condotti in Israele su 366 partecipanti che avevano seguito per 18 mesi interventi di stile di vita strutturati: diete di tipo mediterraneo (inclusa una variante “green Mediterranean” arricchita di polifenoli da tè verde e estratto di Mankai) associate ad attività fisica programmata. La caratteristica metodologica che rende questo studio eccezionale rispetto alla maggior parte della letteratura sulla perdita di peso è la misurazione del grasso: non peso corporeo, non indice di massa corporea, non metro sulla vita — ma risonanza magnetica quantitativa. Imaging di precisione che distingue il grasso viscerale profondo (VAT), il grasso sottocutaneo superficiale e profondo, e il grasso degli organi interni (fegato, pancreas) come compartimenti separati con dinamiche biologiche diverse.

Il risultato centrale: la memoria del grasso viscerale

Dopo la fine dell’intervento, quasi tutti i partecipanti hanno recuperato il peso perso — un dato atteso, coerente con decenni di letteratura sulla perdita di peso a lungo termine. Ma la risonanza magnetica ha rivelato qualcosa di inatteso: nonostante il recupero completo del peso corporeo, il grasso viscerale, il grasso sottocutaneo profondo e quello superficiale avevano parzialmente mantenuto le riduzioni ottenute durante l’intervento, con differenze ancora statisticamente significative rispetto ai valori di partenza a 5 e 10 anni. Il grasso epatico e pancreatico, invece, erano tornati completamente ai livelli iniziali.

Il grasso viscerale, biologicamente, si comporta in modo diverso dagli altri compartimenti adiposi: risponde più rapidamente agli interventi di stile di vita, si riduce con maggiore selettività durante la perdita di peso attiva, e — come mostra questo studio — mantiene parzialmente quella riduzione anche dopo il recupero ponderale. È come se il tessuto adiposo viscerale avesse una “memoria biologica” dell’intervento.

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Il dato più importante: protezione dal diabete a lungo termine

Nei modelli di analisi della sopravvivenza, la riduzione del grasso viscerale durante l’intervento era il predittore più robusto della protezione a lungo termine dal diabete di tipo 2. Ogni 10% di riduzione del VAT durante i 18 mesi di intervento corrispondeva a un hazard ratio di 0.72 (IC 95%: 0.54–0.94) per il rischio di sviluppare diabete nel follow-up — una riduzione del 28% — indipendente dal recupero del peso, dalla qualità della dieta al momento del follow-up e dall’uso di farmaci. Il peso corporeo al follow-up, inserito negli stessi modelli statistici aggiustati, non era significativamente associato alla protezione dal diabete.

È un’inversione di prospettiva clinicamente rilevante: nella valutazione degli interventi cardiometabolici, il grasso viscerale è un bersaglio biologico autonomo, non un proxy del peso. Ridurlo produce effetti protettivi che persistono nel tempo indipendentemente da ciò che accade alla bilancia.

La circonferenza vita come indicatore pratico

Lo studio offre anche una validazione clinica di uno strumento semplice e quasi mai usato correttamente: la circonferenza vita. Nei dati di questo studio, le variazioni della circonferenza addominale correlano con le variazioni del grasso viscerale misurate in risonanza magnetica meglio delle variazioni del peso corporeo. È un indicatore imperfetto — non distingue grasso viscerale da sottocutaneo — ma è molto più informativo del peso sulla bilancia per valutare l’impatto reale di un intervento di stile di vita sul compartimento adiposo pericoloso.

La finestra sui GLP-1

I risultati aprono una riflessione sul meccanismo d’azione degli agonisti del GLP-1. Studi di imaging in soggetti obesi trattati con semaglutide mostrano che questi farmaci riducono il grasso viscerale in modo sproporzionato rispetto alla perdita di peso totale — il VAT si riduce più velocemente e in percentuale maggiore rispetto al grasso sottocutaneo. Se la riduzione del grasso viscerale è, come questo studio suggerisce, il bersaglio biologico chiave per la protezione cardiometabolica a lungo termine — indipendente dal peso — è ragionevole ipotizzare che parte del beneficio cardiovascolare documentato con semaglutide nei trial SUSTAIN e SELECT passi proprio attraverso questo meccanismo, e non solo attraverso la riduzione del peso totale o del controllo glicemico. È un’ipotesi che i trial futuri dovranno testare, ma che orienta già oggi la lettura dei dati disponibili.

Il punto di vista di SoLongevity

Nel percorso della Clinica SoLongevity, la misurazione del grasso viscerale attraverso bioimpedenziometria avanzata e DEXA è parte strutturale del monitoraggio longitudinale cardiometabolico — non una valutazione accessoria. Perché è lì, non sulla bilancia, che si legge il vero impatto degli interventi di stile di vita nel tempo: la riduzione del grasso viscerale è l’obiettivo biologico, il peso è una variabile secondaria. E questo studio dimostra che anche una riduzione parziale e temporanea del VAT, se raggiunta nel momento giusto, può lasciare una protezione metabolica duratura che va ben oltre la durata dell’intervento.

Fonte

Klein H, Alufer L, Goldberg Toren DT et al., “Lifestyle-induced visceral fat loss as a key target for durable cardiometabolic health: MRI-assessed 5- and 10-year follow-up after 2 clinical trials”, Circulation. 2026;154. DOI: 10.1161/CIRCULATIONAHA.125.079009

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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