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Alberto Beretta Medico immunologo

Quattordici fattori di rischio modificabili per la demenza: la prevenzione inizia prima di quanto pensiamo.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 3 min di lettura

Una quota significativa dei casi di demenza potrebbe essere prevenuta. Non con farmaci sperimentali — con azioni di cura ordinaria, distribuite nel corso della vita. Il Lancet lo ha mostrato con dati, non con promesse.

In breve

Un importante rapporto pubblicato su The Lancet nel 2024 ha aggiornato le conoscenze sui fattori di rischio modificabili per le malattie neurodegenerative, portandoli a quattordici. Il messaggio non è allarmistico — è incoraggiante: molto del nostro rischio non è scritto in anticipo, ma si costruisce, o si riduce, nel tempo.

I quattordici fattori sono distribuiti nelle diverse fasi della vita. Nella prima età conta la qualità dell’istruzione, che contribuisce a costruire la riserva cognitiva — il capitale di resilienza che aiuta il cervello a tollerare meglio l’invecchiamento. Nella mezza età l’attenzione si sposta sulla salute cardiovascolare, metabolica e mentale: proteggere l’udito, controllare colesterolo LDL e pressione arteriosa, curare la depressione, evitare traumi cranici, restare fisicamente attivi, non fumare, limitare l’alcol, prevenire diabete e obesità. Nella terza età entrano in gioco la qualità delle relazioni sociali, la cura della vista e la riduzione dell’isolamento.

Non si tratta di fare tutto perfettamente. Come sottolineiamo in Saremo tutti centenari: la prevenzione più efficace non è quella basata su un singolo intervento, ma su una strategia che accompagni la persona nel tempo — senza trasformarla in un paziente, ma rafforzandone le risorse. Non è mai troppo presto — né troppo tardi — per prendersi cura del cervello.

L’approfondimento

Dal “non si può fare nulla” a una mappa d’azione.

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Per lungo tempo la demenza è stata considerata un destino quasi inevitabile, legato all’invecchiamento e alla genetica. Il cambio di paradigma è avvenuto gradualmente, man mano che i dati epidemiologici mostravano che popolazioni con diversi stili di vita presentavano tassi di demenza molto differenti — a parità di età. La prima Commissione Lancet, nel 2017, identificò nove fattori modificabili. La versione del 2020 ne aggiunse altri tre. Quella del 2024 porta il totale a quattordici, includendo per la prima volta colesterolo LDL elevato (associato al rischio cardiovascolare e alla patologia amiloide) e perdita della vista non corretta.

La logica biologica è coerente con quanto abbiamo discusso nei post precedenti: ciascuno di questi fattori agisce attraverso meccanismi che convergono su un cervello più o meno vulnerabile — infiammazione cronica, stress ossidativo, riduzione della perfusione cerebrale, perdita di riserva sinaptica. Ridurre il carico complessivo significa spostare l’equilibrio verso la resilienza.

Il peso specifico della riserva cognitiva.

Tra i fattori identificati dal rapporto, la riserva cognitiva — costruita attraverso l’istruzione, l’attività mentale e la ricchezza delle connessioni sociali — ha un ruolo che attraversa tutte le fasi della vita. Non impedisce la deposizione di amiloide o tau, ma ritarda il momento in cui il danno biologico supera la soglia di espressione clinica. È uno dei meccanismi protettivi più robusti che conosciamo, e si costruisce nell’arco di decenni — non solo in vecchiaia.

Un approccio che non sostituisce, ma anticipa.

Un aspetto spesso sottovalutato è che molti di questi interventi non richiedono accesso a strutture sanitarie specializzate: correggere un difetto visivo, trattare la perdita dell’udito, mantenere la vita sociale attiva, gestire la pressione arteriosa. La prevenzione cognitiva efficace è anche prevenzione accessibile — se inserita in un framework di consapevolezza che accompagni le persone nelle transizioni della vita.

Il punto di vista di SoLongevity

Nel percorso della Clinica SoLongevity, i quattordici fattori del Lancet Commission diventano parte di un profilo di rischio cognitivo personalizzato: ogni persona ha una combinazione diversa di vulnerabilità e risorse, e la prevenzione efficace è quella che interviene sui fattori giusti al momento giusto — con misure concrete, proporzionate e sostenibili nel tempo.

Fonti 

Livingston G, Huntley J, Liu KY, et al. “Dementia prevention, intervention, and care: 2024 report of the Lancet standing Commission.” Lancet. 2024;404(10452):572–628. 

Livingston G et al. “Dementia prevention, intervention, and care: 2020 report of the Lancet Commission.” Lancet. 2020;396(10248):413–446. 

Stern Y. “Cognitive reserve in ageing and Alzheimer’s disease.” Lancet Neurol. 2012;11(11):1006–1012.

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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