“Dottore, ma com’è possibile? Non avevo nulla.” È la frase che si ripete più spesso. Eppure il cancro raramente è un evento improvviso. È quasi sempre l’ultimo capitolo di un processo iniziato anni prima. E quel processo ha un nome.
In breve
Ogni anno nel mondo quasi 20 milioni di persone ricevono una diagnosi di tumore. Quasi 10 milioni muoiono. La maggior parte ha più di sessant’anni. Ma questa non è tutta la storia: negli ultimi trent’anni la mortalità per diversi tumori è diminuita in modo significativo. Il tumore della mammella ha visto riduzioni di mortalità del 30–40% grazie a diagnosi precoce e terapie più efficaci. Alcune neoplasie ematologiche, un tempo rapidamente fatali, hanno oggi tassi di sopravvivenza impensabili. Il cancro non è imbattibile: si può prevenire, intercettare prima, trattare meglio.
Eppure qualcosa sta cambiando in modo preoccupante: alcune neoplasie — come il tumore del colon-retto — stanno crescendo anche nelle fasce più giovani. Non è solo una questione di genetica. È una questione di contesto biologico. Quei piccoli disturbi che non sembrano allarmare — qualche chilo in più, una glicemia al limite, un intestino irregolare, una stanchezza attribuita all’età — presi singolarmente non dicono nulla. Insieme, però, raccontano una storia: quella di un terreno che lentamente si modifica.
Come emerge in Saremo tutti centenari: il cancro non è un destino inevitabile, ma una traiettoria. Non un incidente, ma un ambiente che si costruisce giorno dopo giorno. Al centro di questo ambiente c’è un protagonista discreto ma potente — l’inflammaging. Perché prima della massa visibile, c’è sempre stato un contesto. E il contesto, almeno in parte, possiamo ancora cambiarlo.
L’approfondimento
Infiammazione e cancro: una relazione antica, finalmente compresa.
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Il legame tra infiammazione cronica e cancro non è nuovo — Rudolf Virchow lo ipotizzò già nell’Ottocento, osservando leucociti nei tessuti tumorali. Quello che la biologia molecolare degli ultimi decenni ha chiarito è il meccanismo: l’infiammazione cronica crea un microambiente tissutale caratterizzato da elevati livelli di citochine pro-infiammatorie, specie reattive dell’ossigeno, fattori di crescita e segnali di sopravvivenza cellulare. In questo ambiente, le cellule con mutazioni che conferiscono un vantaggio proliferativo vengono selezionate positivamente — è la stessa logica evolutiva che governa la selezione naturale, applicata alle cellule di un organo.
Il processo non è immediato: richiede anni di esposizione a questo microambiente alterato perché una cellula accumuli le mutazioni necessarie a sfuggire ai controlli di proliferazione, evadere la sorveglianza immunitaria e iniziare a crescere in modo autonomo.
Rigidità metabolica: il secondo pilastro del terreno oncogeno.
Accanto all’infiammazione, la rigidità metabolica — la ridotta capacità dell’organismo di passare in modo efficiente dall’utilizzo dei carboidrati a quello dei grassi come fonte di energia — contribuisce a creare un ambiente favorevole alla crescita tumorale. Le cellule tumorali hanno un metabolismo glucidico alterato (effetto Warburg: preferiscono la glicolisi anche in presenza di ossigeno), e un microambiente con elevata disponibilità di glucosio e insulina fornisce esattamente il substrato che favorisce la loro proliferazione.
Insulino-resistenza, iperglicemia cronica, eccesso di IGF-1 — tutti correlati alla rigidità metabolica — sono associati in modo consistente a maggior rischio di diversi tipi di tumore, dal colon al seno, dal fegato al pancreas.
La perdita di immunosorveglianza: quando il sistema di difesa si abbassa la guardia.
Il sistema immunitario riconosce e distrugge continuamente cellule con caratteristiche anomale — una funzione chiamata immunosorveglianza. Con l’immunosenescenza e l’inflammaging, questa capacità si riduce: le cellule NK diventano meno efficaci, le cellule T citotossiche meno pronte, i checkpoint immunitari vengono modulati in senso soppressivo. L’equilibrio tra eliminazione delle cellule mutate e tolleranza di quelle normali si sposta — e il cancro trova finalmente lo spazio per emergere.
Non è un caso che l’incidenza tumorale aumenti esponenzialmente con l’età — né che le condizioni associate a immunosoppressione cronica (trapianto, HIV non trattato, malattie autoimmuni in terapia) portino a un rischio oncologico significativamente aumentato.
Il punto di vista di SoLongevity
Nel percorso della Clinica SoLongevity, la valutazione del rischio oncologico non si limita alla storia familiare o allo screening standard: include l’analisi del contesto biologico — infiammazione, metabolismo, immunosenescenza — come mappa del terreno su cui un tumore potrebbe o meno attecchire. Modificare questo terreno è uno degli obiettivi più concreti della medicina preventiva della longevità.
Fonti
Bray F, Laversanne M, Sung H, et al. “Global cancer statistics 2022: GLOBOCAN estimates of incidence and mortality worldwide for 36 cancers in 185 countries.” CA Cancer J Clin. 2024;74(3):229–263.
Grivennikov SI, Greten FR, Karin M. “Immunity, inflammation, and cancer.” Cell. 2010;140(6):883–899.