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Alberto Beretta Medico immunologo

 Da cellula della pelle a neurone malato: il viaggio a ritroso nell’Alzheimer.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 3 min di lettura

Prendere una cellula della pelle di un paziente con Alzheimer, riprogrammarla e trasformarla in un neurone. Guardare quel neurone ammalarsi in provetta — con le stesse firme molecolari della malattia. E poi chiedersi: e se potessimo bloccarla?

In breve

Un gruppo di ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis ha pubblicato su Science uno studio che costringe a ripensare le origini dell’Alzheimer. Il punto di partenza era semplice quanto audace: prelevare fibroblasti della pelle di pazienti affetti da Alzheimer sporadico tardivo e convertirli direttamente in neuroni attraverso specifici microRNA (miR-9/9* e miR-124). Una riprogrammazione neuronale diretta — senza passare da uno stato di cellula staminale — che conserva l’età epigenetica del donatore. Non neuroni generici: cellule nervose ricostruite in un modello 3D che mantiene le caratteristiche biologiche dell’individuo da cui provengono.

Una volta differenziati, questi neuroni hanno iniziato a mostrare le stesse firme molecolari tipiche dell’Alzheimer: accumulo di β-amiloide, alterazioni della proteina tau nelle forme anomale e insolubili, morte neuronale spontanea e progressiva, deficit sinaptici marcati, riduzione significativa della densità dei siti presinaptici. In provetta, il cervello di un paziente con Alzheimer si riproduceva fedelmente. E questo rendeva possibile qualcosa di impensabile fino a pochi anni fa: studiare la malattia in tempo reale, cellula per cellula, e testare interventi terapeutici prima ancora di avvicinarsi al paziente.

Come emerge in Saremo tutti centenari: la capacità di ricapitolare la biologia dell’invecchiamento in un modello cellulare è uno dei salti più importanti della medicina degli ultimi decenni — perché trasforma la comprensione della malattia in un terreno di sperimentazione accessibile.

L’approfondimento

Perché l’Alzheimer sporadico tardivo è il problema più difficile.

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La grande maggioranza dei casi di Alzheimer — oltre il 95% — è rappresentata dalla forma sporadica a esordio tardivo (LOAD, Late-Onset Alzheimer’s Disease), che non segue un semplice schema ereditario mendeliano. Le forme familiari precoci, causate da mutazioni in PSEN1, PSEN2 o APP, sono rare e ben caratterizzate — e hanno dominato per decenni la modellistica sperimentale, proprio perché più facili da replicare. Ma il LOAD è biologicamente diverso: più eterogeneo, multifattoriale, influenzato dall’età epigenetica e dall’interazione tra genetica e storia biologica individuale.

Modellizzare il LOAD è sempre stato difficile perché i modelli murini transgenici classici, basati sulle mutazioni familiari, non riproducono fedelmente la biologia del paziente tipico. Il lavoro di Sun e colleghi affronta esattamente questo problema.

Il vantaggio critico della riprogrammazione diretta: l’età epigenetica.

La tecnica di riprogrammazione diretta tramite microRNA — sviluppata originariamente da Andrew Yoo nel 2011 — ha un vantaggio che la rende particolarmente preziosa per la ricerca sull’invecchiamento: non riporta la cellula a uno stato staminale. Le cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC), l’altro grande strumento della medicina rigenerativa, vengono “ringiovanite” durante la riprogrammazione — perdendo parte della loro storia epigenetica. I neuroni ottenuti per riprogrammazione diretta, invece, conservano l’età biologica della cellula di partenza, con le sue modificazioni epigenetiche, il suo profilo di espressione genica, la sua storia di invecchiamento.

Per studiare una malattia dell’invecchiamento come l’Alzheimer tardivo, questo non è un dettaglio tecnico — è la differenza tra un modello fedele e uno che parte da un punto di partenza artificialmente giovane.

Dalla comprensione alla sperimentazione.

Il valore immediato di questi modelli non è solo descrittivo. La possibilità di avere neuroni di un paziente specifico che sviluppano la patologia in tempo reale apre la porta a screening farmacologici personalizzati: testare molecole su cellule che portano la storia biologica di un individuo, prima di qualsiasi sperimentazione clinica. È un cambio di paradigma nella ricerca traslazionale.

Il punto di vista di SoLongevity

I modelli di riprogrammazione cellulare rappresentano uno degli strumenti più promettenti per la medicina preventiva personalizzata: la possibilità di osservare come le cellule di un individuo specifico rispondano all’invecchiamento apre prospettive concrete per interventi calibrati sul profilo biologico individuale — una direzione centrale nella ricerca di SoLongevity.

Fonti Sun Z, Kwon JS, Ren Y, et al. “Modeling late-onset Alzheimer’s disease neuropathology via direct neuronal reprogramming.” Science. 2024;385(6708):eadl2992. 

Yoo AS, Sun AX, Li L, et al. “MicroRNA-mediated conversion of human fibroblasts to neurons.” Nature. 2011;476(7359):228–231.

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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