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Alberto Beretta Medico immunologo

Hai 45 anni ma il tuo corpo ne ha già 55: perché le generazioni recenti si ammalano di cancro prima.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 3 min di lettura

I tumori sotto i 50 anni sono aumentati del 24% a livello globale negli ultimi trent’anni. Per decenni abbiamo cercato la causa nei fattori di rischio specifici. Un nuovo studio su Nature Medicine ci dice che la risposta era sotto gli occhi di tutti: le generazioni più giovani invecchiano biologicamente prima.

In breve

I numeri sono già allarmanti: chi è nato negli anni Novanta ha un rischio di cancro colorettale precoce quattro volte superiore rispetto a chi è nato negli anni Sessanta. Chi è nato intorno al 1985 ha il doppio del rischio di cancro uterino rispetto ai nati prima del 1950. Negli Stati Uniti, la quota di tumori colorettali diagnosticata prima dei 55 anni è passata dall’11% nel 1995 al 20% nel 2019. Un nuovo studio su Nature Medicine di Yin Cao e colleghi (Washington University, St. Louis) — condotto su 154.169 adulti del UK Biobank e validato su oltre 10.000 partecipanti americani — risponde alla domanda “perché?”: le generazioni recenti invecchiano biologicamente prima.

Gli autori hanno misurato l’età biologica — non quella anagrafica — con tre strumenti indipendenti. Il risultato è coerente in tutti e tre: chi è nato tra il 1965 e il 1974 ha un’età biologica mediamente superiore del 23% rispetto a chi è nato tra il 1950 e il 1954, a parità di età cronologica. E ogni unità di eccesso di età biologica aumenta dell’8% il rischio di cancro solido precoce. Ma il dato più preciso viene dagli “orologi d’organo”, misurati con proteomica plasmatica: invecchiamento del sistema immunitario associato a +89% di rischio di tumore polmonare precoce; invecchiamento del tessuto adiposo associato a +60% di rischio di cancro colorettale precoce. Non è l’età anagrafica che conta: è l’età biologica di ciascun organo.

Come emerge in Saremo tutti centenari: l’invecchiamento non è qualcosa che succede dopo i 65 anni. È un processo continuo, misurabile, modificabile — che inizia decenni prima che i suoi effetti diventino visibili. Un quarantenne con un sistema immunitario biologicamente invecchiato ha quasi il doppio del rischio di tumore polmonare rispetto a un coetaneo con immunità giovane, indipendentemente dal fumo e dalla genetica. Misurare l’età biologica nei giovani adulti non è un esercizio accademico: è prevenzione oncologica.

L’approfondimento

Come si misura l’età biologica: tre orologi diversi, stesso risultato.

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Lo studio ha utilizzato tre approcci indipendenti per quantificare l’invecchiamento biologico. Il PhenoAge di Levine combina nove parametri clinici del sangue (glucosio, albumina, creatinina, PCR e altri) in un indice di età biologica. Il metodo Klemera-Doubal integra biomarcatori multipli pesando la loro correlazione con l’età cronologica nella popolazione. L’orologio metabolomico usa il profilo dei metaboliti plasmatici come firma dell’invecchiamento cellulare. Tre metodologie diverse, tre dataset diversi — e lo stesso pattern generazionale in tutti e tre. Questa convergenza rende il risultato particolarmente robusto.

Gli orologi d’organo: dove l’invecchiamento si concentra.

La novità metodologica più rilevante è l’uso della proteomica plasmatica per stimare l’invecchiamento non solo sistemico ma organo-specifico. Analizzando migliaia di proteine circolanti prodotte da tessuti diversi, è possibile stimare l’età biologica del sistema immunitario, del tessuto epatico, renale, adiposo, cardiovascolare separatamente. Questo rivela che l’invecchiamento non è uniforme: certi organi invecchiano prima degli altri, a seconda delle esposizioni individuali. Il sistema immunitario e il tessuto adiposo emergono come i più vulnerabili all’accelerazione generazionale — e non a caso, sono entrambi strettamente legati all’infiammazione cronica.

Perché le generazioni recenti invecchiano prima.

Gli autori non identificano una causa singola, ma un profilo di esposizioni accumulate: dieta ultralavorata e carico glicemico elevato, sedentarietà, alterazioni del microbioma intestinale, stress ossidativo cronico, disregolazione del sonno, inquinamento ambientale. Nessuna di queste esposizioni è nuova — ma la loro combinazione e intensità sono aumentate progressivamente nelle coorti nate dopo il 1960. Il risultato biologico è un’accelerazione dell’inflammaging — l’infiammazione cronica di basso grado che accompagna e accelera l’invecchiamento cellulare — in soggetti sempre più giovani.

Il punto di vista di SoLongevity

Nella ricerca di SoLongevity, la misurazione dell’età biologica sistemica e organo-specifica — inclusa quella immunitaria — è uno degli obiettivi centrali del programma di longevità di precisione, proprio perché anticipa i rischi prima che si manifestino clinicamente. Questo studio fornisce ora la base epidemiologica più solida disponibile per quella strategia.

Fonti 

Tian R, Zong X, Ren D et al. “Biological aging and generational shifts in early-onset cancer risk.” Nat Med. 2026. doi:10.1038/s41591-026-04448-w 

Sung H et al. “Global Cancer Statistics 2020.” CA Cancer J Clin. 2021;71(3):209–249.

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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