I centenari hanno un microbioma diverso dagli altri. Non più “sterile” o “protetto” — al contrario, più ricco, più flessibile, con batteri che nessuno di noi ha mai considerato alleati della longevità.
In breve
Se il microbioma può accelerare l’invecchiamento, può anche contribuire alla longevità? Gli studi sui centenari suggeriscono di sì — e il profilo microbico che emerge è sorprendentemente coerente. L’ecosistema intestinale di chi supera i cento anni non si irrigidisce con l’età: resta plastico, capace di rispondere ai cambiamenti dell’ambiente nutrizionale e immunitario. Alcune specie batteriche con proprietà antinfiammatorie diventano più abbondanti. La diversità complessiva — il numero e la varietà delle specie presenti — si mantiene a livelli che nelle persone più giovani si associano a buona salute metabolica e immunitaria.
Il messaggio è chiaro: il microbioma dei centenari non è una curiosità aneddotica. È un modello biologico. Dimostra che un ecosistema intestinale ricco, flessibile e orientato al controllo dell’infiammazione è compatibile — e probabilmente associato — con una traiettoria di invecchiamento favorevole.
Come sottolineiamo in Saremo tutti centenari: studiare chi vive a lungo in salute significa studiare anche chi vive dentro di loro. Il microbioma dei centenari è un archivio biologico che stiamo appena iniziando a leggere.
L’approfondimento
Cosa caratterizza il microbioma di chi vive cent’anni.
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Gli studi più sistematici sul microbioma dei centenari — tra cui quelli del gruppo di Biagi e Franceschi dell’Università di Bologna, condotti su centenari e supercentenari italiani — hanno identificato alcuni pattern ricorrenti. La diversità alfa — il numero di specie diverse presenti nel microbioma di un singolo individuo — tende a essere più elevata rispetto ai controlli di settant’anni. La diversità funzionale — la varietà di percorsi metabolici attivi — si mantiene ampia.
Sul piano delle specie specifiche, emergono alcune tendenze consistenti. Bifidobacterium longum — batterio con effetti documentati sul metabolismo intestinale, sulla produzione di IgA mucosali e sull’immunità locale — risulta più abbondante nei centenari rispetto alle popolazioni anziane convenzionali. Anaerobi produttori di butirrato, come alcuni Faecalibacterium e Roseburia, tendono a mantenersi presenti in percentuali favorevoli — il che si riflette in una migliore integrità della barriera intestinale e in livelli più bassi di infiammazione sistemica.
Spicca anche Akkermansia muciniphila — forse il batterio più studiato nella biologia della longevità — a cui dedichiamo il prossimo post.
Diversità come resilienza.
C’è un principio ecologico che si applica direttamente al microbioma: gli ecosistemi più diversificati sono più resilienti. Un ecosistema con molte specie diverse distribuisce le funzioni metaboliche su più “attori” — così che la perdita o la riduzione di una specie possa essere compensata da altre con funzioni simili. Un ecosistema impoverito, invece, è vulnerabile: la perdita di una specie chiave può avere conseguenze sistemiche.
Nel microbioma dei centenari, questa diversità sembra mantenersi attivamente — non come residuo statico della giovinezza, ma come caratteristica dinamica. Il microbioma risponde ancora ai cambiamenti della dieta, ai ritmi stagionali, alle variazioni ambientali. È questa plasticità — la capacità di adattarsi senza collassare — che distingue l’ecosistema intestinale di chi invecchia bene da quello di chi accumula fragilità.
Non solo correlazione.
Una domanda legittima è se il microbioma dei centenari sia causa o conseguenza della loro longevità. La risposta onesta è: probabilmente entrambe le cose. Un ecosistema intestinale sano riduce l’infiammazione sistemica, sostiene l’immunità, migliora il metabolismo energetico — tutti fattori che contribuiscono alla longevità. Ma anche uno stile di vita favorevole alla longevità — dieta varia, movimento, basso stress cronico, assenza di fumo — è uno dei principali determinanti di un microbioma ricco e diversificato.
È un circolo virtuoso, speculare al circolo vizioso della disbiosi e dell’inflammaging. E come tutti i circoli, si può entrare — o uscire — da più punti.
Il punto di vista di SoLongevity
Nel programma longevità di SoLongevity, l’analisi del microbioma intestinale è parte del protocollo di longevità di precisione. Il profilo microbico è uno degli specchi più fedeli dello stato biologico complessivo — e uno dei target più modificabili. Sapere dove si trova il proprio ecosistema intestinale rispetto al profilo dei centenari è il primo passo per avvicinarsi a quel modello biologico.
Fonti
Biagi E et al., “Gut microbiota and extreme longevity.” Curr Biol. 2016;26(11):1480–1485.
Rampelli S et al., “Functional metagenomic profiling of intestinal microbiome in extreme ageing.” Aging (Albany NY). 2013;5(12):902–912.