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Alberto Beretta Medico immunologo

Il microbioma dei centenari: non solo quali batteri, ma cosa fanno.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 4 min di lettura

Nel 2025, i ricercatori hanno analizzato completamente la biologia di una persona di 116 anni. Quello che hanno trovato nel microbioma ha sorpreso tutti.

In breve

Una revisione sistematica pubblicata su Frontiers in Aging nel 2025 ha identificato tre caratteristiche funzionali distintive del microbioma della longevità: una maggiore capacità di degradare sostanze potenzialmente tossiche prima che raggiungano il circolo sistemico, la produzione di acidi biliari secondari con proprietà immunomodulatorie — capaci di sopprimere i linfociti Th17 pro-infiammatori e indurre le Treg — e una varietà più ampia di peptidi antimicrobici che mantengono l’ambiente intestinale sfavorevole ai batteri pro-infiammatori.

Nel 2025, Cell Reports Medicine ha pubblicato l’analisi multi-omica completa di María Branyas, 116 anni, la persona più longeva del mondo al momento dello studio. I risultati: varianti genetiche protettive rare, un epigenoma biologicamente più giovane di oltre 23 anni rispetto all’età cronologica — e un microbioma con un profilo fortemente anti-infiammatorio, ricco di Bifidobacterium, tipico di un individuo molto più giovane. Tre livelli biologici convergenti verso la stessa direzione. Non un caso isolato: un modello.

Come sottolineiamo in Saremo tutti centenari: lo studio del microbioma della longevità è uno dei campi più promettenti della medicina dell’invecchiamento. Non perché i batteri siano la risposta — ma perché sono parte di un sistema integrato che, quando funziona bene, funziona bene a tutti i livelli.

L’approfondimento

Dalla tassonomia alla funzione.

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Il primo capitolo della ricerca sul microbioma ha risposto alla domanda “chi c’è?”: quali specie batteriche abitano l’intestino dei centenari, e in quali proporzioni. Akkermansia, Bifidobacterium, produttori di butirrato — lo abbiamo visto. Ma la scienza sta convergendo su una domanda più sofisticata: “cosa fanno questi batteri?”. La risposta richiede strumenti diversi — la metagenomica funzionale, che non cataloga le specie ma legge i geni attivi nell’ecosistema e i pathway metabolici in funzione.

Degradazione degli xenobiotici.

Il microbioma dei centenari mostra pathway di biodegradazione significativamente più attivi rispetto agli anziani non longevi. Gli xenobiotici — sostanze chimiche estranee all’organismo, dai contaminanti alimentari ai farmaci metabolizzati parzialmente — vengono processati con maggiore efficienza prima che raggiungano il circolo sistemico. È una forma di protezione biochimica collettiva: il microbioma come sistema di filtrazione avanzato che riduce il carico tossico sull’organismo.

Acidi biliari secondari e immunità.

Uno studio pubblicato su Nature nel 2021 — Sato, Atarashi, Plichta e colleghi — ha identificato nei centenari giapponesi pathway inediti di sintesi di acidi biliari secondari, in particolare isoalloLCA (acido isoursodesossicolico). Questi acidi biliari, prodotti da specifici batteri intestinali, non agiscono solo sulla digestione dei grassi: interagiscono direttamente con il sistema immunitario intestinale, sopprimendo i linfociti Th17 pro-infiammatori e inducendo la differenziazione delle cellule Treg.

È uno dei collegamenti più diretti mai documentati tra composizione del microbioma e tono immunitario. Non una correlazione: un meccanismo molecolare preciso, con un percorso dal batterio alla cellula immunitaria tracciabile passo dopo passo.

Peptidi antimicrobici e difesa locale.

Il microbioma dei centenari produce anche una varietà più ampia di peptidi antimicrobici — frammenti proteici che mantengono l’ambiente intestinale sfavorevole alle specie batteriche pro-infiammatorie. È una forma di auto-regolazione dell’ecosistema: la microflora longevity-associated non solo non produce infiammazione — la contrasta attivamente, mantenendo equilibri che altrimenti andrebbero persi con l’invecchiamento.

La trasmissione intergenerazionale.

Un dato particolarmente suggestivo: alcune di queste caratteristiche funzionali sono state osservate anche nel microbioma dei familiari più giovani dei centenari. Il che apre una domanda affascinante: quanto di questo profilo microbico favorevole è trasmissibile? Non solo genetica condivisa — anche stile di vita, abitudini alimentari e microambiente domestico sembrano favorire la condivisione di configurazioni microbiche associate alla longevità. Il microbioma, almeno in parte, si eredita — non solo biologicamente.

María Branyas: il blueprint della longevità estrema.

María Branyas Morera — nata nel 1907, spagnola di origini americane, deceduta nel 2024 a 117 anni — è stata oggetto nel 2025 dello studio multi-omico più completo mai condotto su un essere umano di età estrema. I ricercatori hanno integrato genomica, epigenomica, proteomica e analisi del microbioma.

Il risultato ha confermato e ampliato ciò che studi precedenti sui centenari avevano suggerito: varianti genetiche rare in geni di protezione del DNA e dell’immunità, un orologio epigenetico che la collocava biologicamente oltre 23 anni più giovane della sua età anagrafica, e un microbioma dominato da Bifidobacterium — con un profilo anti-infiammatorio tipico di una persona molto più giovane.

Tre livelli — genoma, epigenoma, microbioma — convergenti nella stessa direzione. La longevità estrema, quando si manifesta in salute, non è mai il risultato di un solo fattore eccezionale: è la convergenza di un sistema che funziona bene a tutti i livelli simultaneamente.

Il punto di vista di SoLongevity

Nel programma longevità di SoLongevity, l’analisi funzionale del microbioma — non solo la composizione tassonomica, ma i pathway metabolici attivi — è parte del programma di caratterizzazione biologica avanzata. La domanda non è solo “quali batteri hai?”, ma “cosa stanno facendo?”. È questa seconda domanda che permette di identificare le disfunzioni metaboliche e immunitarie prima che diventino clinicamente visibili — e di intervenire con precisione.

Fonti 

Gyriki D et al., “The gut microbiota and aging: interactions, implications, and interventions.” Front Aging. 2025;6:1452917. 

Sato Y et al., “Novel bile acid biosynthetic pathways are enriched in the microbiome of centenarians.” Nature. 2021;599(7885):458–464. 

Vidal-Espinosa J et al., “The multiomics blueprint of the individual with the most extreme lifespan.” Cell Rep Med. 2025. doi:10.1016/j.xcrm.2025.

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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