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Alberto Beretta Medico immunologo

Il sistema immunitario è un’orchestra. Con l’età, perde il ritmo — non il volume.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 4 min di lettura

Il sistema immunitario non è uno scudo sempre acceso. È un’orchestra. E come ogni orchestra, ciò che conta non è il volume — è il ritmo. Quando il ritmo si perde, arriva la malattia.

In breve

Il sistema immunitario umano funziona su due livelli distinti ma inseparabili. L’immunità innata è la difesa più antica: rapida, sempre attiva, capace di riconoscere segnali generici di pericolo in pochi minuti. La prima linea. L’immunità adattativa è più lenta ma straordinariamente precisa: riconosce i singoli patogeni, costruisce memoria immunologica e garantisce protezione duratura — attraverso anticorpi e cellule T CD8 capaci di eliminare cellule infettate o tumorali.

Le due componenti non lavorano in parallelo: lavorano in sequenza, con un linguaggio biochimico preciso — le citochine, molecole di segnalazione che comunicano intensità, durata e tipo della minaccia. L’immunità innata decide come rispondere. L’immunità adattativa decide a chi rispondere.

Come sottolineiamo in Saremo tutti centenari, la longevità non dipende da un sistema immunitario costantemente “acceso”. Dipende da un sistema capace di alternare attivazione e silenzio, risposta e recupero. Non l’intensità — il ritmo.

L’approfondimento

La distinzione tra immunità innata e adattativa non è solo tassonomica: riflette due strategie evolutive profondamente diverse, costruite su tempi diversi e con obiettivi diversi.

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L’immunità innata si è evoluta centinaia di milioni di anni fa ed è strutturalmente conservata in quasi tutti gli organismi multicellulari. Riconosce il pericolo attraverso recettori di riconoscimento di pattern (PRR, Pattern Recognition Receptors) — tra cui i Toll-like receptors (TLR) — che individuano strutture molecolari caratteristiche dei patogeni (PAMP, Pathogen-Associated Molecular Patterns) o dei tessuti danneggiati (DAMP, Damage-Associated Molecular Patterns). Non riconosce il singolo virus o batterio: riconosce la firma di “qualcosa di estraneo o di rotto”. Risponde in minuti-ore, con infiammazione locale, febbre, produzione di interferoni e attivazione delle cellule Natural Killer.

L’immunità adattativa è apparsa molto più tardi nell’evoluzione, ed è presente solo nei vertebrati. È costruita su un principio radicalmente diverso: la specificità. Ogni linfocita T e B esprime un recettore unico, in grado di riconoscere un singolo antigene specifico. Il repertorio totale di recettori del sistema adattativo umano copre miliardi di potenziali antigeni — un’immunoteca costruita attraverso ricombinazione genetica casuale. La risposta è lenta (giorni-settimane alla prima esposizione), ma genera memoria immunologica: alla seconda esposizione allo stesso patogeno, la risposta è più rapida, più potente e più specifica.

Il ruolo delle cellule dendritiche — i registi.

Il punto di connessione tra i due sistemi sono le cellule dendritiche: cellule dell’immunità innata distribuite nei tessuti periferici che fungono da sensori del contesto infiammatorio locale. Quando incontrano un patogeno, lo fagocitano, lo frammentano, e presentano i suoi frammenti (peptidi antigenici) ai linfociti T naïve negli organi linfoidi secondari — decidendo, attraverso i segnali co-stimolatori e citochinici che accompagnano questa presentazione, che tipo di risposta adattativa indurre.

Questa è la scoperta cruciale: lo stesso identico antigene può generare risposte completamente diverse — potente o moderata, aggressiva o regolatoria, di memoria o di tolleranza — a seconda del contesto infiammatorio in cui avviene la presentazione. L’immunità innata non è solo la guardia del corpo che chiama i rinforzi: è il direttore d’orchestra che decide il pezzo da suonare e il volume a cui suonarlo.

Come invecchia il sistema immunitario.

Con l’età, sia l’immunità innata che quella adattativa si deteriorano — ma in modi diversi e con conseguenze che si amplificano reciprocamente.

L’immunità innata entra progressivamente in uno stato di attivazione cronica di basso grado — l’inflammaging. I macrofagi anziani producono citochine pro-infiammatorie (IL-6, TNF-α, IL-1β) in modo basale, anche in assenza di minacce reali. È come se l’orchestra suonasse sempre un sottofondo di rumore di fondo, rendendo impossibile percepire le variazioni dinamiche che segnalano il vero pericolo. Questa attivazione cronica consuma risorse, produce danni collaterali ai tessuti e — soprattutto — invia istruzioni difettose all’immunità adattativa.

L’immunità adattativa mostra un deterioramento diverso, noto come immunosenescenza:

— L’involuzione timica — la riduzione progressiva del timo, l’organo in cui i linfociti T maturano — porta a una produzione drasticamente ridotta di linfociti T naïve. Il repertorio disponibile si restringe: meno varietà di ricognitori disponibili per nuovi patogeni.

— I linfociti T di memoria si accumulano in modo crescente, occupando spazio nel repertorio senza contribuire alla flessibilità della risposta. È come un teatro che si riempie di abbonati affezionati a spettacoli già visti, lasciando pochissimi posti per nuove rappresentazioni.

— Le cellule NK perdono funzionalità citotossica: la loro capacità di riconoscere e distruggere cellule tumorali o infettate si riduce. È uno dei meccanismi attraverso cui l’invecchiamento aumenta il rischio oncologico indipendentemente dalle mutazioni genetiche.

— La risposta ai vaccini si deteriora: i linfociti B anziani producono anticorpi di qualità inferiore, con affinità ridotta per l’antigene vaccinale. È per questo che le dosi di vaccino antiinfluenzale per gli over 65 sono spesso più alte — e che le vaccinazioni contro herpes zoster e pneumococco diventano prioritarie dopo i 60 anni.

Il risultato combinato — immunità innata cronicamente attivata e immunità adattativa indebolita — è un sistema che risponde troppo alle minacce inesistenti (infiammazione cronica, autoimmunità) e troppo poco a quelle reali (infezioni gravi, tumori). Non è un sistema più debole: è un sistema che ha perso il ritmo. Come un’orchestra dove i violini suonano sempre forte e le percussioni non rispondono più agli attacchi.

Il punto di vista di SoLongevity

Nella ricerca SoLongevity, la valutazione della qualità del sistema immunitario — non solo della sua forza, ma del suo equilibrio funzionale — è parte centrale del programma di misura dell’età biologica. Il profilo citochinico, i marcatori di immunosenescenza (rapporto CD4/CD8, cellule T senescenti CD28-), i livelli di NK funzionali e i marcatori di inflammaging (IL-6, PCR ad alta sensibilità) disegnano insieme un quadro del sistema immunitario come sistema dinamico — e permettono di identificare su quale asse è più urgente intervenire.

Fonti 

Franceschi C et al., “Inflammaging: a new immune-metabolic viewpoint for age-related diseases.” Nat Rev Endocrinol. 2018;14(10):576–590. 

Shaw AC et al., “Aging of the innate immune system.” Curr Opin Immunol. 2010;22(4):507–513.

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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