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Alberto Beretta Medico immunologo

Il terreno oncogeno: come l’infiammazione cronica prepara il cancro organo per organo.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 3 min di lettura

Colite ulcerosa e cancro al colon. Epatite cronica ed epatocarcinoma. Helicobacter pylori e cancro gastrico. Fumo e tumore al polmone. Storie diverse, stesso filo conduttore: l’infiammazione che non si spegne mai del tutto.

In breve

Non tutti i tumori nascono allo stesso modo, ma molti condividono una matrice comune: l’infiammazione cronica persistente. Il colon-retto è forse l’esempio più didattico: nelle persone con colite ulcerosa o morbo di Crohn, il rischio oncologico aumenta in modo significativo, perché un’infiammazione intestinale persistente trasforma il tessuto nel tempo fino a favorire la degenerazione neoplastica. Il fegato racconta una storia scandita da tappe quasi prevedibili: epatite cronica → fibrosi → cirrosi → epatocarcinoma. Nello stomaco, l’infezione da Helicobacter pylori mantiene attiva l’infiammazione mucosale e può condurre, attraverso atrofia e metaplasia, allo sviluppo del carcinoma. Nel polmone, l’infiammazione cronica indotta dal fumo mantiene uno stato di stress ossidativo persistente che favorisce trasformazioni cellulari nel tempo.

La lista continua: pancreas e pancreatite cronica, esofago e reflusso acido, vescica e infezioni ricorrenti, cervice uterina e HPV persistente, linfomi MALT — neoplasie nate in contesti di stimolazione antigenica cronica, in cui una risposta immunitaria protratta, anziché proteggere, finisce per creare le condizioni per la trasformazione delle cellule che dovrebbero difenderci. In tutte queste forme tumorali, l’infiammazione non è un semplice spettatore. È il contesto, il sottofondo costante, il terreno su cui il tumore attecchisce e cresce.

Come emerge in Saremo tutti centenari: l’inflammaging non crea il cancro dal nulla. Lo facilita nel tempo. Trasforma l’invecchiamento stesso in un cofattore oncogeno. Non tutti i tumori sono causati dall’infiammazione — ma quasi tutti i tumori solidi avanzati vivono in un ambiente infiammato.

L’approfondimento

Il meccanismo molecolare: da NF-κB alle cellule trasformate.

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Il nodo molecolare centrale del legame infiammazione-cancro è il fattore di trascrizione NF-κB — un regolatore master che, quando cronicamente attivato da citochine pro-infiammatorie (TNF-α, IL-1β, IL-6), promuove la sopravvivenza cellulare, la proliferazione e l’inibizione dell’apoptosi. Una cellula in un microambiente ad elevata NF-κB cronica riceve continuamente segnali che le “consigliano” di sopravvivere e dividersi — e riduce la probabilità che i meccanismi di sorveglianza del DNA blocchino le mutazioni accumulate prima che si consolidino.

Le specie reattive dell’ossigeno (ROS), prodotte in eccesso durante l’infiammazione cronica, aggiungono un secondo strato di pressione mutagena diretta sul DNA — aumentando il tasso di errori nella replicazione. E le citochine infiammatorie stimolano la produzione di fattori di crescita — come l’EGF, il VEGF, il PDGF — che promuovono la vascolarizzazione del tessuto e accelerano la proliferazione cellulare.

Il microambiente tumorale: l’infiammazione che diventa complice.

Una volta che un tumore si è stabilito, l’infiammazione non smette di giocare un ruolo — anzi, cambia di segno. Il microambiente tumorale è tipicamente ricco di macrofagi associati al tumore (TAM) polarizzati in senso pro-tumorale (fenotipo M2): cellule immunitarie che, anziché attaccare il tumore, producono fattori di crescita, sopprimono la risposta dei linfociti T citotossici e favoriscono l’angiogenesi. È una sorta di dirottamento del sistema immunitario: l’infiammazione inizialmente oncogena diventa poi un’alleata attiva della progressione tumorale.

Questo meccanismo è oggi al centro dello sviluppo dell’immunoterapia oncologica — in particolare degli inibitori dei checkpoint immunitari, che cercano di riattivare le cellule T soppresse dal microambiente tumorale.

La prevenzione che emerge da questo quadro.

Se l’infiammazione cronica è il terreno comune, allora ridurre il carico infiammatorio sistemico è una strategia di prevenzione oncologica trasversale — non specifica per un singolo organo, ma rilevante per molti. Trattare l’Helicobacter pylori, controllare l’epatite cronica, ridurre l’infiammazione metabolica legata all’obesità, smettere di fumare, vaccinare contro HPV — sono tutti interventi che agiscono sullo stesso principio: togliere il terreno al fuoco.

Fonti 

Greten FR, Grivennikov SI. “Inflammation and cancer: triggers, mechanisms, and consequences.” Immunity. 2019;51(1):27–41. 

Mantovani A, Allavena P, Sica A, Balkwill F. “Cancer-related inflammation.” Nature. 2008;454(7203):436–444.

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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