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Alberto Beretta Medico immunologo

Il virus come acceleratore di invecchiamento: resilienza immunitaria e longevità.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 3 min di lettura

Non è la singola infezione a fare i danni. È la somma di tutte le infiammazioni mal risolte nel tempo. E in un mondo in cui SARS-CoV-2 circola ogni anno insieme all’influenza, questa somma è diventata più pesante per tutti.

In breve

Non tutti rispondiamo alle infezioni allo stesso modo. Alcune persone presentano un fenotipo suscettibile: una risposta infiammatoria eccessiva che fatica a risolversi, lasciando l’organismo intrappolato in una condizione di infiammazione persistente. Altre esibiscono un fenotipo resiliente: rispondono, si adattano, si spengono. Questa differenza — studiata in grandi coorti dal gruppo di Sunil Ahuja — è uno dei determinanti più potenti della traiettoria di invecchiamento e della probabilità di malattia grave in risposta alle infezioni.

Immaginiamo due scenari. Pre-pandemia: ogni anno il sistema immunitario affronta soprattutto virus influenzali e comuni patogeni respiratori. Post-pandemia: a questo si aggiunge un virus altamente infiammatorio, capace di colpire ripetutamente nel corso della vita. La probabilità di dover gestire due o più infezioni stagionali nello stesso anno cresce in modo significativo. Con essa cresce il rischio di perdere progressivamente resilienza immunitaria, capacità di recupero, salutogenesi — quella tendenza naturale del sistema biologico a tornare all’equilibrio.

Come emerge in Saremo tutti centenari: SARS-CoV-2 non è più solo un problema di mortalità acuta. È diventato un fattore cronico di stress biologico, capace di interagire con infiammazione, immunosenescenza, fragilità metabolica e declino funzionale. Il virus di oggi non accorcia la vita solo quando uccide: può modificare il modo in cui invecchiamo.

L’approfondimento

Resilienza immunitaria: un fenotipo misurabile.

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Il lavoro di Ahuja e colleghi pubblicato su Nature Communications ha introdotto un concetto operativo preciso: la resilienza immunitaria non è una sensazione soggettiva di “sentirsi forti” — è un fenotipo biologico definito dalla capacità di mantenere un profilo di espressione genica favorevole in risposta allo stress infiammatorio. Gli individui con alta resilienza immunitaria mostrano, anche dopo infezioni severe, una rapida normalizzazione dei marcatori infiammatori e una minore probabilità di esiti avversi. Quelli con bassa resilienza rimangono in uno stato infiammatorio prolungato che erode progressivamente le risorse del sistema.

Questa distinzione si è dimostrata predittiva non solo della risposta alle infezioni acute, ma della longevità complessiva e della salute in età avanzata. La resilienza immunitaria non è fissa: si costruisce e si erode nel tempo, in funzione dell’accumulo di stress biologici — incluse le infezioni ripetute mal risolte.

Il concetto di carico infiammatorio cumulativo.

Ogni infezione è un evento infiammatorio. In un sistema biologico giovane e resiliente, l’infiammazione si accende, fa il suo lavoro e si spegne. In un sistema che ha già accumulato stress — per età, per storia infettiva, per condizioni metaboliche — la risoluzione diventa progressivamente più difficile. I meccanismi anti-infiammatori e pro-resolutivi (resolvine, protectine, maresine — ne abbiamo parlato nel capitolo sugli omega-3) richiedono risorse biologiche che si riducono con l’invecchiamento.

Il problema specifico di SARS-CoV-2 è la sua capacità infiammatoria intrinseca: anche le forme lievi, in individui vulnerabili, possono aggiungere un livello di stress immunitario che in un altro contesto non sarebbe stato registrato. Infezioni ripetute da un virus più infiammatorio della media equivalgono a una pressione cumulativa sul sistema che cambia il ritmo dell’immunosenescenza.

Immunosenescenza: il prezzo biologico dell’invecchiamento immunitario.

Jernej Nikolich-Žugich, uno dei massimi esperti di immunologia dell’invecchiamento, ha descritto l’immunosenescenza come il progressivo esaurimento della capacità del sistema immunitario di rispondere a nuovi antigeni, mantenere la memoria e regolare l’infiammazione. I linfociti T naive — quelli pronti a rispondere a patogeni nuovi — si riducono. Le cellule di memoria si accumulano, ma diventano meno flessibili. La microglia si orienta verso stati pro-infiammatori. Il risultato è un sistema simultaneamente iper-attivato sul fronte dell’infiammazione cronica e ipo-reattivo sul fronte della risposta specifica.

In questo contesto, ogni infezione mal risolta non è un episodio isolato: è un passo in più verso uno stato di immunosenescenza accelerata.

Il punto di vista di SoLongevity

La valutazione della resilienza immunitaria — attraverso biomarcatori di inflammaging, immunosenescenza e capacità di risoluzione infiammatoria — è parte integrante del profilo di longevità individuale: sapere dove ci si trova su questo asse permette di intervenire prima che l’erosione diventi irreversibile.

Fonti 

Ahuja SK, Manoharan MS, Lee GC, et al. “Immune resilience despite inflammatory stress promotes longevity and favorable health outcomes including resistance to infection.” Nat Commun. 2023;14(1):3286. 

Nikolich-Žugich J. “The twilight of immunity: emerging concepts in aging of the immune system.” Nat Immunol. 2018;19(1):10–19.

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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