Non è se. È quando. La comunità scientifica è pressoché unanime: l’influenza aviaria H5N1 rappresenta una delle maggiori minacce pandemiche potenziali oggi note. E le differenze biologiche con SARS-CoV-2 la rendono, se possibile, più imprevedibile.
In breve
L’influenza aviaria H5N1 è documentata oggi praticamente su tutti i continenti, con spillover nell’uomo rari ma con un tasso di mortalità tra i casi ospedalizzati che ha superato il 50% dall’inizio della sorveglianza sistematica. Nel 2024 è stato confermato il primo caso umano legato al contatto con bovini da latte negli Stati Uniti — segnale che il virus sta trovando nuovi serbatoi animali. La trasmissione sostenuta tra persone non è ancora avvenuta su larga scala. Ma bastano poche mutazioni per cambiare questa situazione.
La differenza biologica fondamentale con SARS-CoV-2 riguarda l’architettura del genoma. I virus influenzali hanno un genoma segmentato in otto frammenti separati: quando due varianti diverse infettano la stessa cellula, questi frammenti possono rimescolarsi in un processo chiamato riassortimento. Il risultato può essere un virus completamente nuovo, con caratteristiche inedite, emerso in un singolo evento genetico. I coronavirus, invece, evolvono più gradualmente per accumulo progressivo di mutazioni — come abbiamo osservato con le varianti di SARS-CoV-2. L’influenza non scala: salta.
Come emerge in Saremo tutti centenari: se il coronavirus è stato una maratona evolutiva, l’influenza è una roulette genetica. Meno prevedibile, più incline ai salti improvvisi. E con un ulteriore vantaggio per il virus: nella popolazione umana l’immunità pregressa verso H5N1 è praticamente assente, a differenza di quanto accaduto con i coronavirus, verso i quali esisteva almeno una parziale memoria immunitaria crociata.
L’approfondimento
Il riassortimento: come nascono i virus pandemici influenzali.
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La storia della virologia pandemica da influenza è la storia del riassortimento. La pandemia del 1918 (“Spagnola”), quella del 1957 (“Asiatica”), quella del 1968 (“Hong Kong”) e quella del 2009 (H1N1 suino) sono tutte nate da eventi di rimescolamento genetico tra ceppi di origine diversa. Il meccanismo richiede una cellula ospite “promiscua” — capace di essere infettata simultaneamente da più ceppi — come quelle presenti nei suini, che esprimono recettori sia per i virus aviari sia per quelli umani.
Il pericolo specifico di H5N1 è che il virus combini, attraverso un evento di riassortimento con un ceppo influenzale umano, la sua alta patogenicità con la capacità di trasmissione interumana efficiente. Questo non è ancora accaduto. Ma la probabilità cresce con la diffusione del virus in nuovi serbatoi animali — inclusi ora i bovini — e con l’aumento dei contatti con l’uomo.
La paradossale protezione dell’alta letalità.
Un aspetto contro-intuitivo: la letalità molto elevata di H5N1 è paradossalmente, e temporaneamente, protettiva. Un virus che uccide o incapacita rapidamente il suo ospite ha meno opportunità di diffondersi prima di essere isolato. La vera minaccia pandemica emergerebbe se il virus acquisisse maggiore trasmissibilità — anche a costo di una riduzione della virulenza, come storicamente accade con le transizioni verso la pandemia. La sorveglianza attuale deve monitorare non solo i casi gravi, ma i casi lievi o asintomatici, che segnalerebbero un cambiamento in questa direzione.
Il problema vaccinale: non la tecnologia, ma il tempo.
Disponiamo oggi di piattaforme mRNA capaci di produrre vaccini in settimane una volta identificata la sequenza del ceppo pandemico. Il collo di bottiglia non è tecnologico: è anticipatorio. La sfida è produrre e distribuire abbastanza dosi nella finestra critica tra l’emergere di un nuovo ceppo con trasmissione interumana e il momento in cui raggiunge circolazione globale. Le esercitazioni pandemiche degli ultimi anni indicano che questa finestra è di poche settimane — e che la capacità produttiva globale attuale non sarebbe sufficiente per una copertura tempestiva su scala mondiale.
Il punto di vista di SoLongevity
Nella ricerca di SoLongevity, il monitoraggio delle minacce infettive emergenti e l’analisi del loro impatto sui meccanismi di invecchiamento immunitario sono parte del lavoro di costruzione di modelli predittivi individuali: comprendere come un sistema immunitario specifico potrebbe rispondere a un nuovo agente patogeno è una delle frontiere più avanzate della medicina della longevità.
Fonti
Uyeki TM, Milton S, Abdul Hamid C, et al. “Highly pathogenic avian influenza A(H5N1) virus infection in a dairy farm worker.” N Engl J Med. 2024;390(21):2028–2029.
Taubenberger JK, Kash JC. “Influenza virus evolution, host adaptation, and pandemic formation.” Cell Host Microbe. 2010;7(6):440–451.