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Alberto Beretta Medico immunologo

Perché le donne invecchiano meglio immunologicamente. Una risposta che viene dall’evoluzione.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 5 min di lettura

Le donne vivono più a lungo degli uomini in ogni cultura, in ogni epoca storica, in ogni angolo del pianeta. La scienza non aveva ancora una spiegazione soddisfacente. Forse l’ha trovata — e riguarda il sistema immunitario.

In breve

Lo studio di Ahuja ha identificato quattro gradi di salute immunitaria (IHG-1/4, dove 1 è il migliore): una scala che misura l’equilibrio tra immunocompetenza e controllo dell’infiammazione. La differenza tra uomini e donne lungo questa scala è sostanziale.

Quando le donne perdono il grado 1, tendono a scivolare verso il grado 2 — mantenendo un profilo relativamente stabile. Gli uomini, invece, hanno maggiori probabilità di cadere direttamente verso i gradi 3 e 4, quelli associati a bassa immunocompetenza e alta infiammazione cronica. Durante la fase acuta di COVID-19, le donne hanno preservato il grado IHG-1 in misura significativamente maggiore — correlando con minore gravità e maggiore sopravvivenza.

Come sottolineiamo in Saremo tutti centenari: studiare il sistema immunitario delle donne centenarie potrebbe rivelarci molto di più di quanto immaginiamo — non solo sulla longevità femminile, ma sulla biologia della longevità umana in generale.

L’approfondimento

Il vantaggio di sopravvivenza femminile è uno dei dati più robusti e universali in tutta la demografia e l’epidemiologia. In quasi ogni paese del mondo, le donne vivono in media 5–7 anni più degli uomini. Il gap si osserva in popolazioni con stili di vita, alimentazione, sistemi sanitari e contesti culturali completamente diversi. Si osservava prima che esistessero i farmaci cardiovascolari. Si osserva nelle specie di primati non umani. Non è un artefatto sociale o comportamentale: è biologico.

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Le spiegazioni proposte nel tempo hanno incluso i livelli di estrogeni (protettivi per il sistema cardiovascolare), il minore rischio comportamentale della donna rispetto agli uomini, la minore esposizione occupazionale a tossici, la maggiore tendenza femminile a cercare cure mediche. Tutte parzialmente vere, nessuna sufficiente da sola. I dati di Ahuja aggiungono un pezzo mancante.

La scala IHG e il dimorfismo sessuale.

Il sistema di gradazione IHG (Immune Health Grade) classifica i soggetti in quattro categorie in base a due parametri combinati: immunocompetenza (qualità della risposta adattativa) e controllo dell’infiammazione sistemica. IHG-1 rappresenta l’equilibrio ottimale — alta competenza, bassa infiammazione. IHG-4 è il polo opposto: bassa competenza, alta infiammazione cronica — il pattern dell’immunosenescenza avanzata.

Analizzando come uomini e donne si distribuiscono lungo questa scala, e come si spostano tra i gradi sotto stress, emerge un pattern chiaro. Le donne mostrano una traiettoria di declino più graduale e più “contenuta”: quando perdono il grado 1, tendono a scivolare al grado 2, preservando ancora un equilibrio relativamente funzionale. Gli uomini mostrano una traiettoria più instabile: quando perdono il grado 1, hanno una probabilità significativamente più alta di cadere direttamente ai gradi 3 o 4. È come se il sistema immunitario maschile avesse meno “gradini” tra l’equilibrio e il disequilibrio.

Durante il COVID-19 questo si è tradotto in outcomes diversi e misurabili: le donne hanno mantenuto i gradi di equilibrio superiori in modo significativamente più frequente degli uomini della stessa età e con le stesse comorbidità, correlando con minore ricovero in terapia intensiva e minore mortalità.

Il dato che sorprende: il vantaggio sopravvive alla menopausa.

L’ipotesi più intuitiva era che il vantaggio immunitario femminile dipendesse dagli estrogeni — molecole con noti effetti immunomodulatori, di cui abbiamo parlato in un post precedente. Se così fosse, la menopausa dovrebbe azzerare o ridurre drasticamente il vantaggio.

Non è quello che si osserva. Le donne mostrano una capacità superiore di preservare i gradi IHG-1 e IHG-2 anche dopo la menopausa, suggerendo che il vantaggio immunitario femminile ha radici più profonde degli estrogeni circolanti. Probabilmente risiede in differenze genetiche strutturali — codificate nel cromosoma X.

Le donne hanno due cromosomi X; gli uomini uno. Il cromosoma X contiene una densità inusualmente alta di geni immuno-rilevanti: recettori Toll-like, geni della risposta interferonica, regolatori epigenetici dell’espressione immunitaria. Avere due copie di questi geni — anche considerando che una X è parzialmente inattivata — offre una ridondanza funzionale che gli uomini non hanno. Klein & Flanagan (Nat Rev Immunol, 2016) hanno documentato sistematicamente queste differenze: le donne montano risposte antivirali più rapide e più intense, producono più anticorpi dopo vaccinazione, e mantengono un repertorio di linfociti T naïve più ampio per più tempo.

L’evidenza evolutiva: non solo negli esseri umani.

Il pattern non è esclusivamente umano. Nei sooty mangabeys e nei macachi rhesus — primati non umani studiati nei modelli di SIV (il virus dell’immunodeficienza dei primati, analogo dell’HIV) — la percentuale di individui con IHG-1 è più alta nelle femmine, e i gradi di disequilibrio immunitario più frequenti nei maschi. Non è un comportamento, non è un’abitudine: è un tratto biologico conservato attraverso decine di milioni di anni di evoluzione dei primati.

L’interpretazione evolutiva più convincente è che la resilienza immunitaria femminile sia stata selezionata per proteggere la salute materna e fetale. La gravidanza richiede una modulazione immunitaria straordinariamente sofisticata: il sistema immunitario materno deve tollerare il feto (semi-estraneo immunologicamente) senza perdere la capacità di combattere infezioni. Questo richiede esattamente il tipo di equilibrio dinamico — capacità di attivazione precisa, capacità di silenziamento altrettanto precisa — che caratterizza il fenotipo resiliente. Le donne con maggiore resilienza immunitaria avrebbero avuto gravidanze più sicure e figli più sani — e il tratto si sarebbe propagato nel tempo.

Il vantaggio di sopravvivenza femminile, in questa lettura, non è un effetto collaterale fortunato: è il dividendo di un sistema biologico selezionato per uno scopo molto preciso, che poi si manifesta come longevità superiore per l’intero arco della vita.

Il punto di vista di SoLongevity

Nella ricerca SoLongevity, le differenze di genere nella resilienza immunitaria sono oggetto di studio attivo. Comprendere quali meccanismi proteggono le donne — e se e come replicarne gli effetti anche negli uomini — è una delle domande più promettenti nella medicina della longevità oggi. In attesa di risposte definitive, quello che già sappiamo suggerisce che gli uomini hanno meno margine di errore: il declino immunitario può essere più rapido e meno graduale, rendendo il monitoraggio precoce e l’intervento preventivo ancora più critici.

Fonti 

Ahuja SK et al., “Immune resilience despite inflammatory stress promotes longevity and favorable health outcomes including resistance to infection.” Nat Commun. 2023;14(1):3286. 

Klein SL & Flanagan KL, “Sex differences in immune responses.” Nat Rev Immunol. 2016;16(10):626

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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