La prossima pandemia probabilmente non si potrà evitare. Ma si può fare molto per attraversarla senza che diventi una crisi personale. E la preparazione comincia molto prima che il virus arrivi.
In breve
Il punto cruciale emerso dai dati su COVID-19 è che la gravità dell’infezione non dipende solo dal virus, ma dallo stato biologico in cui lo si incontra. Chi arriva all’infezione con un sistema immunitario resiliente, in equilibrio, con bassa infiammazione di fondo, ha una probabilità molto più alta di attraversare l’evento senza scivolare verso la cronicità o la malattia grave. Con H5N1 — un virus che potenzialmente non lascerebbe il tempo di sviluppare un vaccino mirato prima della diffusione — questa logica diventa ancora più rilevante.
La preparazione individuale si articola su tre fronti: ridurre l’infiammazione silente di base (alimentazione, controllo glicemico, sonno, attività fisica), costruire memoria immunitaria di qualità attraverso i vaccini disponibili — incluso quello stagionale anti-influenzale, spesso trascurato negli adulti sani — e supportare la fase di risoluzione infiammatoria con gli strumenti che abbiamo visto nei capitoli precedenti: omega-3, precursori del NAD⁺, gestione dello stress.
Come emerge in Saremo tutti centenari: prepararsi alla prossima pandemia non significa blindarsi. Significa ridurre il rischio di una risposta infiammatoria disordinata — quella che trasforma un’infezione in una crisi sistemica. Ognuno di noi ha margini di intervento reali, concreti, accessibili. Indipendentemente dall’età o dal genere.
L’approfondimento
Perché la preparazione individuale non è alternativa a quella collettiva.
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La rapidità con cui la scienza ha risposto a COVID-19 ha generato una fiducia comprensibile nel sistema: vaccini in meno di un anno, farmaci antivirali, sorveglianza genomica. Ma ha anche creato un’aspettativa che potrebbe rivelarsi pericolosa: che la prossima pandemia possa essere gestita allo stesso modo. L’influenza aviaria H5N1, con il suo meccanismo di riassortimento genetico, può generare un nuovo virus pandemico in modo così rapido da non lasciare il tempo necessario per un vaccino mirato prima che il contagio sia già diffuso su larga scala. In questo scenario, la preparazione del sistema immunitario individuale non è un’alternativa alla risposta collettiva — è il suo complemento più concreto e accessibile.
Primo fronte: abbassare il rumore infiammatorio di base.
L’infiammazione cronica di basso grado — metabolica, silente, spesso asintomatica — è il substrato che amplifica qualsiasi risposta immunitaria, rendendola meno precisa e più difficile da spegnere. Arrivare all’incontro con un nuovo virus in uno stato di infiammazione già attiva significa partire con un deficit. Alimentazione orientata verso la riduzione dell’infiammazione, controllo del carico glicemico, sonno adeguato, attività fisica regolare abbassano questo “rumore” di fondo in modo documentabile — e sono gli interventi con il rapporto costo-beneficio più favorevole in termini di preparazione biologica.
Secondo fronte: la vaccinazione anti-influenzale come allenamento immunitario.
I vaccini influenzali stagionali non proteggono dall’H5N1 — sono formulati su ceppi circolanti nell’uomo. Ma fanno qualcosa di altrettanto importante: mantengono attivi e aggiornati i meccanismi di risposta rapida agli antigeni influenzali. Il sistema immunitario che ha risposto regolarmente a vaccini influenzali negli anni precedenti è biologicamente più pronto a montare una risposta ordinata e rapida di fronte a un nuovo ceppo — anche parzialmente diverso. L’influenza stagionale causa ogni anno tra 290.000 e 650.000 decessi nel mondo, secondo le stime del Lancet — numeri che giustificano da soli la vaccinazione annuale negli adulti, spesso ancora sottovalutata nelle fasce di età medie.
Terzo fronte: sostenere la risoluzione quando l’infezione arriva.
La fase più critica — quella che determina se un’infezione rimane un evento acuto risolvibile o evolve verso la cronicità — è la risoluzione infiammatoria. I mediatori pro-risolutivi (resolvine, protectine, maresine), le cellule regolatorie, il declino programmato dell’attivazione immunitaria: tutto questo richiede substrati biologici adeguati e un sistema non già esausto dall’inflammaging. Investire in questi meccanismi prima che l’infezione arrivi — non come risposta d’urgenza ma come condizione di base — è la strategia più efficace disponibile a livello individuale.
Il punto di vista di SoLongevity
Nel percorso della Clinica SoLongevity, la valutazione della resilienza immunitaria individuale — biomarcatori di inflammaging, capacità di risoluzione, riserva funzionale — è il punto di partenza per costruire una strategia di preparazione personalizzata: non aspettare che il virus arrivi per capire in che stato biologico ci troviamo.
Fonti
Ahuja SK, Manoharan MS, Lee GC, et al. “Immune resilience despite inflammatory stress promotes longevity and favorable health outcomes including resistance to infection.” Nat Commun. 2023;14:3286.
Iuliano AD, Roguski KM, Chang HH, et al. “Estimates of global seasonal influenza-associated respiratory mortality: a modelling study.” Lancet. 2018;391(10127):1285–1300.