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Alberto Beretta Medico immunologo

Alcune famiglie invecchiano meglio. Identificato il gene responsabile

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 1 Agosto 2026 3 min di lettura

Alcune famiglie invecchiano meglio. Identificato il gene responsabile

I figli di genitori longevi sviluppano le malattie croniche mediamente 13 anni dopo rispetto ai coetanei. Non è solo fortuna o stile di vita: c’è qualcosa scritto nel DNA — e adesso sappiamo dove guardare.

In breve

Alcuni di noi invecchiano meglio degli altri. E questa differenza spesso si trasmette di generazione in generazione. Un nuovo studio presentato al congresso europeo di genetica umana ha analizzato il DNA di oltre 200 famiglie eccezionalmente longeve, cercando le varianti genetiche rare che spiegano questo vantaggio.

I ricercatori hanno identificato 12 varianti genetiche rare tra le più promettenti. La più interessante si trova in un gene chiamato CGAS, che regola la risposta infiammatoria del nostro sistema immunitario.

Le persone longeve di queste famiglie hanno probabilmente una sola copia attiva di questo gene invece di due. Il risultato è un’infiammazione cronica di fondo più bassa — senza perdere la capacità di difendersi da infezioni e danni. Il corpo, in pratica, “va al minimo” invece di restare costantemente in allerta: e questo, nel lungo periodo, fa una differenza enorme.

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Come ripetiamo in Saremo tutti centenari, la longevità non è un privilegio riservato a pochi fortunati: è un processo biologico che possiamo capire — e su cui possiamo intervenire.

L’approfondimento

Lo studio proviene dal Leiden Longevity Study, uno dei progetti più rigorosi sull’invecchiamento familiare. I ricercatori hanno analizzato il genoma di 212 sibship — gruppi di fratelli e sorelle con gli stessi due genitori — provenienti da famiglie con eccezionale longevità. L’approccio familiare ha un valore metodologico preciso: permette di separare meglio i fattori genetici da quelli ambientali e comportamentali, che nei singoli individui si sovrappongono rendendo difficile l’interpretazione.

Il team ha prima identificato 4 regioni genomiche di interesse, restringendo il campo da circa 20.000 geni a 350. L’analisi successiva ha isolato 12 varianti rare che alterano la struttura delle proteine codificate.

La variante nel gene CGAS (cyclic GMP-AMP synthase) è quella con i risultati più sorprendenti in vitro. CGAS è un sensore del DNA intracellulare: si attiva quando rileva DNA fuori posto all’interno delle cellule, segnale di infezioni virali, stress cellulare o danno genomico. Una volta attivato, avvia il pathway cGAS-STING, che promuove la risposta infiammatoria.

Nelle famiglie longeve, i portatori della variante hanno probabilmente una condizione di aploinsufficienza funzionale: una sola copia del gene è pienamente attiva. Questo si traduce in una risposta infiammatoria cronica più attenuata, senza compromettere in modo significativo la difesa immunitaria acuta. È esattamente il bilanciamento che i ricercatori sull’invecchiamento cercano: ridurre l’infiammazione cronica di basso grado legata all’età senza immunosoppressione sistemica.

Il dato clinico è rilevante: i discendenti di genitori longevi sviluppano malattie cardiometaboliche in media 13 anni dopo rispetto ai partner con genitori di longevità normale — e questa differenza si trasmette alle generazioni successive.

I prossimi passi prevedono esperimenti in vivo su killifish, i vertebrati con la vita più breve (3-9 mesi), al Max Planck Institute for the Biology of Ageing di Colonia: un modello ideale per valutare effetti sulla sopravvivenza in tempi rapidi. Una cautela rimane necessaria: inibire completamente il pathway cGAS-STING aumenta il rischio di infezioni e tumori; iperattivarlo porta a infiammazione cronica sistemica. La variante naturale sembra collocarsi in un punto intermedio ottimale — ma i dati clinici sull’uomo restano ancora preliminari.

Il punto di vista di SoLongevity

Questo studio aggiunge un tassello importante a un quadro sempre più chiaro: l’inflammaging — l’infiammazione cronica di basso grado tipica dell’invecchiamento — non è un destino fisso, ma un processo parzialmente regolato dalla genetica individuale. La variante di CGAS identificata nel Leiden Longevity Study suggerisce che modulare l’immunosenescenza in modo selettivo, senza compromettere le difese immunitarie, potrebbe essere una delle chiavi della longevità in buona salute. Nel programma longevità di SoLongevity, la valutazione dei marcatori di inflammaging e del profilo immunologico individuale è parte integrante della diagnostica epigenetica e molecolare — perché conoscere il proprio punto di partenza biologico è il primo passo per intervenire in modo mirato.

Fonti 

Putter P. et al., presentato all’ESHG Annual Conference, Gothenburg, giugno 2026 (Leiden University Medical Center, gruppo Eline Slagboom). Leiden Longevity Study:

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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