Vai al contenuto
Alberto Beretta Medico immunologo

Da un gene del lievito alle chiavi dell’invecchiamento umano: la storia delle sirtuine

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 4 min di lettura

“La storia delle sirtuine non inizia in uno studio sulla longevità umana. Inizia in un laboratorio che studiava il silenziamento dei geni nel lievito — ed è una delle più belle della biologia molecolare moderna.”

In breve

Negli anni ’80, ricercatori che lavoravano sul lievito identificarono un gene — SIR2 — che teneva “in ordine” il DNA. Quando era più attivo, le cellule vivevano più a lungo. Poi si scoprì che SIR2 non era solo un custode del genoma: era un sensore metabolico, la cui attività dipendeva dal NAD⁺, la molecola centrale nella produzione di energia cellulare. Per la prima volta, metabolismo ed epigenetica risultavano collegati da un meccanismo concreto. Quando si scoprì che negli esseri umani esistono sette geni analoghi — le sirtuine SIRT1-7 — la prospettiva cambiò radicalmente: avevamo trovato un sistema molecolare che traduce lo stato energetico della cellula in decisioni biologiche su riparazione, resistenza allo stress e invecchiamento.

L’approfondimento

L’origine: i geni del silenziamento nel lievito

Tutto inizia con il lievito Saccharomyces cerevisiae e con un problema apparentemente lontano dalla longevità: il mantenimento dell’ordine nella cromatina. Nei decenni ’70 e ’80, genetisti del lievito identificarono una famiglia di geni chiamati Silent Information Regulators (SIR) — geni che silenziavano specifiche regioni del DNA, impedendo l’espressione di sequenze che avrebbero generato “rumore genetico”. Tra questi, SIR2 si distinse per un effetto inatteso: cellule con SIR2 iperattivo vivevano più a lungo, cellule prive di SIR2 invecchiavano più rapidamente. Non si capiva ancora perché.

La svolta di Guarente: SIR2 come sensore metabolico

Newsletter Salute Spiegata

Salute Spiegata, nella tua casella di posta.

Fu Leonard Guarente al MIT a cogliere la portata della scoperta. Il suo laboratorio dimostrò che SIR2 non era semplicemente un gene di silenziamento genico: era un enzima con attività enzimatica dipendente dal NAD⁺ — tecnicamente una deacetilasi NAD+-dipendente. Per funzionare, SIR2 consumava NAD⁺ (nicotinamide adenina dinucleotide), la molecola centrale nel metabolismo energetico aerobico, coinvolta nella glicolisi, nel ciclo di Krebs, nella catena respiratoria mitocondriale e nella riparazione del DNA.

L’implicazione era profonda: l’attività di SIR2 non era costante, ma variava in funzione dello stato metabolico della cellula. Quando il NAD⁺ era abbondante — condizione che si verifica durante la restrizione calorica, il digiuno o uno stato energetico favorevole — SIR2 era più attivo e la cellula entrava in una modalità di maggiore manutenzione e resistenza allo stress. Era la prima dimostrazione molecolare diretta che metabolismo ed epigenetica erano collegati: lo stato energetico della cellula determinava quali geni venissero letti e quali restassero silenziati.

Dalle sirtuine del lievito alle sette sirtuine umane

La scoperta che geni omologhi a SIR2 esistevano in tutti gli eucarioti — dai vermi (sir-2.1 in C. elegans) ai mammiferi — aprì un nuovo capitolo. Negli esseri umani sono stati identificati sette omologhi: SIRT1-SIRT7, con localizzazioni cellulari e substrati diversi. SIRT1 e SIRT2 sono prevalentemente nucleari e citoplasmatici; SIRT3, SIRT4 e SIRT5 sono mitocondriali; SIRT6 e SIRT7 sono nucleari con funzioni specializzate nella riparazione del DNA e nella regolazione della trascrizione ribosomale.

Il più studiato, SIRT1, è coinvolto in un numero straordinario di processi: deacetila gli istoni H3 e H4 regolando la struttura della cromatina; deacetila e attiva p53 modulando la risposta al danno del DNA; interagisce con PGC-1α promuovendo la biogenesi mitocondriale; inibisce NF-κB riducendo l’infiammazione; e comunica direttamente con AMPK e mTOR — i due grandi sensori metabolici della cellula — creando una rete integrata di risposta energetica e adattamento allo stress.

Le sirtuine non sono “geni della longevità” in senso letterale o magico. Sono regolatori dell’efficienza biologica: traducono lo stato energetico in decisioni molecolari su quali geni esprimere, quali proteine proteggere, quando riparare e quando risparmiare risorse. Se i geni sono lo spartito e il metabolismo è l’esecuzione, le sirtuine sono il direttore d’orchestra che modula il tempo in base alle risorse disponibili.

Il collegamento con gli interventi di stile di vita

Questa biologia molecolare spiega perché alcuni interventi di stile di vita noti per prolungare la salute cellulare abbiano un effetto convergente: la restrizione calorica, il digiuno intermittente e l’esercizio fisico aumentano tutti la disponibilità di NAD⁺, attivando per questa via le sirtuine e i programmi cellulari di manutenzione che esse controllano. Non è una coincidenza: è la spiegazione molecolare di meccanismi selezionati evolutivamente per ottimizzare la sopravvivenza in condizioni di scarsità energetica.

La ricerca farmacologica ha cercato di sfruttare questo asse: il resveratrolo (polifenolo del vino rosso) fu proposto come attivatore allosterico di SIRT1, ma i risultati clinici sono stati deludenti; più promettenti appaiono i precursori del NAD⁺ (NMN, NR), che aumentano direttamente la disponibilità del cofattore — sebbene anche qui i dati sull’uomo restino preliminari e i trial clinici in corso.

Il punto di vista di SoLongevity

Nel percorso della Clinica SoLongevity, il monitoraggio dei livelli di NAD⁺ e la valutazione funzionale dell’asse SIRT1/AMPK/mTOR fanno parte del profilo metabolico individuale. Comprendere dove si trova il “sensore energetico” della cellula di ciascun paziente — e se è ottimizzato o compromesso — è il primo passo per calibrare interventi nutrizionali, di esercizio e, dove appropriato, farmacologici che lo migliorino in modo misurabile.

Fonte

Guarente L, “Sirtuins, aging, and medicine”, New England Journal of Medicine. 2011;364(23):2235–2244. DOI: 10.1056/NEJMra1100831

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

Altri approfondimenti in La scienza della longevità e salutogenesi

Il vaccino della tubercolosi contro l’Alzheimer: una scoperta che cambia la prospettiva

Il vaccino BCG — Bacillus Calmette-Guérin, derivato da un batterio della tubercolosi indebolito — è noto da tempo per una proprietà sorprendente: protegge non solo dalla…

Cancro e generazioni, una spiegazione possibile: i nati dopo il 1960 potrebbero essere biologicamente più vecchi di quanto si pensi

Da anni i ricercatori documentano un paradosso: il cancro al colon, al polmone, all'utero e ad altri organi sta colpendo persone sempre più giovani, con un'incidenza…

Infiammazione cronica e cancro: quattro molecole nel sangue ci avvertono in anticipo

L'inflammaging — l'infiammazione cronica di basso grado tipica dell'invecchiamento — non è solo uno sfondo silenzioso: modella attivamente il microambiente tissutale rendendo i tessuti più vulnerabili…

Tutta l’area