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Alberto Beretta Medico immunologo

Genetica, esposoma, biomarcatori: tre livelli per smettere di predire e iniziare a modulare

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 2 Agosto 2026 4 min di lettura

“Genetica, esposoma, biomarcatori. Non sono tre test separati. Sono tre livelli di una stessa domanda: dove sei, dove stai andando, e quanto velocemente. Integrarli è la differenza tra prevenzione generica e medicina adattativa.”

In breve

Abbiamo parlato di geni della longevità, di score di rischio genetico e di esposoma. La domanda pratica è: come si traduce tutto questo in un percorso clinico concreto? La risposta sta nell’integrazione di tre livelli distinti ma complementari. Il primo dice da dove partiamo geneticamente — ed è fisso. Il secondo dice cosa stiamo costruendo o distruggendo con le nostre scelte di vita — ed è modificabile. Il terzo misura in tempo reale come il nostro corpo sta effettivamente invecchiando — ed è il feedback che permette di capire se gli interventi stanno funzionando. Messi insieme, non restituiscono una fotografia del rischio: restituiscono un film della biologia di quella persona nel tempo.

L’approfondimento

Primo livello: lo score di rischio genetico — dove partiamo

Lo score di rischio poligenico (PRS) aggrega centinaia o migliaia di varianti genetiche per stimare la predisposizione complessiva di un individuo a una determinata patologia. Non è una diagnosi e non è una sentenza: è una stima di dove una persona si colloca rispetto alla media della popolazione per quel rischio specifico.

È particolarmente utile per le malattie in cui la componente genetica è rilevante — Alzheimer, tumori di mammella, prostata e colon-retto, malattie cardiovascolari con forte ereditarietà — dove può orientare la frequenza degli screening, l’intensità degli interventi preventivi e la soglia di attenzione clinica. Un individuo nel 90° percentile del rischio genetico per il cancro del colon deve probabilmente fare colonscopia prima e più spesso di uno nel 10° percentile, indipendentemente dagli altri fattori.

Il PRS definisce la vulnerabilità di base. Non cambia nel corso della vita. Ma proprio per questo è il punto di partenza da cui calibrare tutto il resto: non una condanna, ma una mappa delle priorità preventive.

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Secondo livello: l’esposoma — cosa stiamo costruendo o distruggendo

A differenza del PRS, l’esposoma è dinamico. Cambia nel tempo, si accumula, si può modificare. Riflette tutto ciò che non è scritto nel DNA: alimentazione, attività fisica, qualità del sonno, stress cronico, relazioni affettive, condizioni socioeconomiche, esposizioni ambientali. Come abbiamo visto nello studio di Argentieri, per molte delle grandi malattie croniche — cardiovascolari, polmonari, epatiche — l’esposoma pesa più della genetica nel determinare la traiettoria di rischio individuale.

La combinazione dei due livelli è dove emerge la vera utilità clinica. Un individuo con predisposizione genetica media ma un esposoma sistematicamente sfavorevole — fumo, sedentarietà, sonno insufficiente, stress cronico — può accumulare un rischio reale molto superiore a quello suggerito dalla sola genetica. Al contrario, un individuo con predisposizione genetica elevata ma un esposoma protettivo ha un rischio effettivo molto più basso di quello che il PRS da solo suggerirebbe. È in questa interazione che si trova la principale leva di intervento: l’esposoma è il fattore su cui si può agire, e agirci su una base di conoscenza del profilo genetico rende ogni intervento più preciso ed efficiente.

Terzo livello: i biomarcatori dinamici — come stiamo effettivamente invecchiando

Il terzo livello è quello che trasforma la prevenzione da esercizio probabilistico a medicina adattativa. Gli orologi biologici — basati su metilazione del DNA, profili proteomici o metabolomici — misurano l’età biologica reale dell’organismo, indipendentemente dall’età anagrafica. Il VO₂ max riflette la capacità funzionale del sistema cardiorespiratorio e mitocondriale. La variabilità della frequenza cardiaca (HRV) è un marcatore indiretto della salute del sistema nervoso autonomo. I marcatori infiammatori come la proteina C reattiva ad alta sensibilità, l’IL-6 e il fibrinogeno quantificano il livello di inflammaging sistemico. I profili metabolici e proteomici restituiscono una finestra sul funzionamento integrato di organi e sistemi.

Questi biomarcatori non stimano probabilità future: misurano la traiettoria biologica in tempo reale. Mostrano come il sistema sta rispondendo — agli interventi di stile di vita, ai farmaci, al tempo che passa. Sono il feedback che permette di capire se ciò che stiamo facendo sta funzionando, o se la traiettoria sta peggiorando nonostante gli interventi.

La logica clinica che emerge dall’integrazione dei tre livelli è quella di una medicina adattativa: valutare il punto di partenza genetico, valutare l’esposoma attuale, misurare dove si trova la biologia in quel momento, intervenire, misurare di nuovo. Non più solo predire il rischio. Modulare la traiettoria — e verificare che la modulazione stia funzionando.

Il punto di vista di SoLongevity

Nel percorso della Clinica SoLongevity, l’integrazione di score di rischio genetico, valutazione dell’esposoma individuale e monitoraggio longitudinale dei biomarcatori dinamici è il modello operativo con cui costruiamo il profilo di ogni persona. Non per gestire la malattia quando arriva — quando arriva è spesso tardi per la prevenzione — ma per seguire la traiettoria biologica prima che quella malattia abbia il tempo di manifestarsi: intervenendo nella finestra in cui gli interventi sono ancora pienamente efficaci e i danni ancora pienamente reversibili.

Fonte

Argentieri MA, Amin N, Nevado-Holgado AJ et al., “Integrating the environmental and genetic architectures of aging and mortality”, Nature Medicine. 2025;31:1016–1025. DOI: 10.1038/s41591-024-03483-9

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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