“Per decenni il dibattito è stato: conta di più la genetica o lo stile di vita? Un grande studio su quasi 500.000 persone ha mostrato che è la domanda sbagliata. La domanda giusta è: per quale malattia, e in quale persona?”
In breve
Uno studio pubblicato su Nature Medicine nel 2025 da Austin Argentieri e colleghi ha analizzato quasi 500.000 individui della UK Biobank cercando di capire quanto pesa la genetica e quanto pesa l’ambiente nel determinare malattie e mortalità prematura. La risposta: entrambi contano, ma l’ambiente — inteso in senso ampio, dall’alimentazione alle relazioni sociali, dal fumo al reddito — ha un peso maggiore e, soprattutto, è in gran parte modificabile. Su 25 fattori ambientali identificati come determinanti dell’invecchiamento biologico precoce, 23 sono potenzialmente intervenibili. La genetica non è il destino; è il punto di partenza. L’ambiente è la traiettoria.
L’approfondimento
Il concetto di esposoma: tutto ciò che la genetica non è
Se il genoma è l’insieme dei geni che portiamo dalla nascita — relativamente stabile nel corso della vita — l’esposoma è l’insieme completo di tutto ciò a cui siamo esposti: non solo inquinanti o tossine, ma abitudini alimentari, attività fisica, qualità del sonno, condizioni socioeconomiche, relazioni affettive, esperienze precoci, stress cronico, fattori psicologici. È dinamico, cumulativo e — in larga parte — modificabile.
Lo studio di Argentieri et al. ha costruito, per la prima volta su scala così ampia, una mappa sistematica dell’impatto relativo di genetica ed esposoma sulla mortalità prematura e sull’accelerazione dell’età biologica. L’età biologica non è quella anagrafica: è quella misurata con un orologio proteomico — un algoritmo che stima l’età fisiologica reale dell’organismo analizzando i livelli di migliaia di proteine nel sangue. Una persona di 60 anni può avere un’età biologica di 55 o di 70, a seconda di come il suo corpo ha “consumato” le proprie riserve nel tempo.
I 25 fattori che invecchiano prima
I ricercatori hanno identificato 25 esposizioni indipendenti associate sia alla mortalità prematura sia all’accelerazione dell’età biologica. Alcuni risultati meritano attenzione:
Salute Spiegata, nella tua casella di posta.
Il fumo è il singolo fattore più dannoso in assoluto — accelera l’età biologica in modo potente e aumenta il rischio di morte prematura in modo indipendente da quasi tutto il resto. Il reddito, lo stato occupazionale e l’area di residenza — cioè i fattori socioeconomici — sono tra i determinanti più forti dell’età biologica, spesso più impattanti dei comportamenti individuali. Vivere in condizioni di svantaggio economico cronico accelera l’invecchiamento biologico in modo misurabile. Vivere con un partner ha un effetto protettivo significativo e misurabile sull’età biologica — probabilmente attraverso molteplici vie che includono riduzione dello stress cronico, migliore qualità del sonno, maggiore aderenza a comportamenti salutari. La stanchezza cronica e il basso senso di vitalità emergono come marcatori e probabili cause di invecchiamento accelerato — un segnale che lo stato psicofisico soggettivo riflette e contribuisce alla biologia sottostante. Le esposizioni precoci — fumo materno durante la gravidanza, corporatura nell’infanzia — lasciano una traccia biologica misurabile decenni dopo, coerentemente con il concetto di programmazione biologica precoce.
Su 25 fattori identificati, 23 sono potenzialmente modificabili. La genetica spiegava una quota della variabilità, ma inferiore a quella dell’esposoma nella maggior parte delle patologie analizzate.
Il concetto di score di rischio poligenico: dove partiamo
Per la maggior parte delle malattie croniche legate all’invecchiamento — diabete, malattie cardiovascolari, Alzheimer, diversi tumori — non esiste un singolo gene “responsabile”. Centinaia o migliaia di varianti genetiche, ciascuna con un effetto minimo, si sommano e spostano in modo significativo la posizione di un individuo lungo la curva del rischio. Lo strumento per sintetizzare questa informazione è lo score di rischio poligenico (PRS, polygenic risk score): un punteggio che aggrega la predisposizione genetica complessiva a una determinata patologia.
Il PRS non è una diagnosi e non è una sentenza. È una stima probabilistica: dove partiamo rispetto alla media della popolazione. Integrato con biomarcatori biologici e storia clinica, diventa uno strumento di orientamento per la prevenzione — permette di capire per quali condizioni un individuo ha una predisposizione maggiore, e dove quindi vale la pena investire con maggiore intensità nelle strategie preventive.
La combinazione di PRS e dati sull’esposoma individuale è particolarmente potente: sapere che una persona ha una predisposizione genetica elevata per la malattia cardiovascolare, e che al tempo stesso ha un esposoma sfavorevole (fumo, sedentarietà, stress cronico, basso reddito), permette di costruire un profilo di rischio cumulativo molto più preciso di quello che si otterrebbe guardando solo uno dei due livelli.
Il punto di vista di SoLongevity
Nel percorso della Clinica SoLongevity, l’integrazione di score di rischio poligenico, biomarcatori dinamici e valutazione dell’esposoma individuale è il fondamento della medicina preventiva personalizzata. Sapere dove si parte geneticamente e cosa sta succedendo biologicamente in tempo reale — attraverso la misurazione dell’età biologica e dei principali marcatori di rischio — permette di costruire strategie di intervento su misura: non linee guida generali, ma priorità individuali calibrate sul profilo specifico di ciascuna persona.
Fonte
Argentieri MA, Amin N, Nevado-Holgado AJ et al., “Integrating the environmental and genetic architectures of aging and mortality”, Nature Medicine. 2025;31:1016–1025. DOI: 10.1038/s41591-024-03483-9