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Alberto Beretta Medico immunologo

La pillola della longevità esiste. Ma è difficile da ingoiare.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 1 Agosto 2026 4 min di lettura

Esiste già una pillola capace di ridurre il rischio di diabete, infarto e demenza dopo i 60 anni. Non è un farmaco. Ed è complicata da ingoiare.

In breve

Dal 1953 al 2023 — settant’anni esatti — l’aspettativa di vita media italiana è passata da 66,6 a 83,7 anni. Diciassette anni in tre generazioni, a un ritmo di 2,4 anni per decade. Nonostante una pandemia globale. È da questa osservazione che parte Saremo tutti centenari: non da un’utopia, ma da un dato.

Aumenterà ancora? La scienza si divide. Gli ottimisti parlano di 130, forse 150 anni. Ma le evidenze vengono da organismi semplici e piccoli animali, difficilmente estendibili all’uomo. E c’è un ostacolo ancora più concreto: se provassimo a trovare e dimostrare l’efficacia di una vera “pillola della longevità”, dovremmo condurre un esperimento su persone sane per 20, 30, forse 40 anni. E anche con risultati positivi, FDA ed EMA non approverebbero mai un farmaco contro l’invecchiamento: non lo considerano una malattia.

Ma è qui che il ragionamento prende una svolta decisiva. E se la vera sfida non fosse allungare la vita, ma allungare la vita in salute? Non il lifespan, ma l’healthspan — la durata dell’esistenza vissuta senza malattie invalidanti? Come scriviamo in Saremo tutti centenari, visto da questa prospettiva l’obiettivo cambia completamente. E quella pillola esiste. Si chiama stile di vita.

L’approfondimento

Il paradosso della pillola della longevità è reale, e raramente viene discusso con chiarezza. Un farmaco destinato a persone sane deve soddisfare criteri di sicurezza straordinariamente elevati: il rischio accettabile per chi non è malato è infinitesimalmente basso, e i trial necessari a dimostrare l’efficacia su un endpoint rilevante — la mortalità, o l’incidenza di malattie croniche — richiederebbero decenni e decine di migliaia di soggetti. Il candidato farmacologico più avanzato in questo senso è la metformina — molecola economica, sicura, usata da settant’anni nel diabete — per la quale è in corso il trial TAME (Targeting Aging with Metformin): avviato nel 2023, produrrà risultati non prima del 2030. È il tentativo più serio di dimostrare scientificamente che un farmaco può rallentare l’invecchiamento biologico nell’uomo.

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Ma mentre la medicina curativa attende queste risposte, la risposta più solida disponibile oggi viene dall’epidemiologia dello stile di vita. Li et al. (Circulation, 2018) hanno quantificato l’impatto combinato di cinque fattori — non fumare, attività fisica regolare, alimentazione prevalentemente vegetale e poco processata, consumo moderato di alcol, mantenimento del peso forma — su una coorte di oltre 120.000 americani seguiti per trent’anni. Il risultato: una persona che a 50 anni adotti tutti e cinque i fattori guadagna in media 14 anni di vita in salute rispetto a chi non ne adotta nessuno. La dose-risposta era lineare: ogni fattore aggiuntivo contava. Come sottolineiamo in Saremo tutti centenari, non si tratta di comportamenti straordinari: sono scelte quotidiane accessibili.

Il problema non è la biologia, dunque — è la medicina. Il sistema sanitario è stato costruito, per ragioni storiche comprensibili, per rispondere alla malattia: diagnosi, terapia, guarigione. È straordinariamente efficace in questo. Ma è strutturalmente impreparato a lavorare sulla prevenzione primaria e sulla misurazione del danno biologico prima che si manifesti clinicamente. La transizione verso una medicina anticipativa — che misura lo stato biologico degli individui prima che il danno si manifesti, identifica le traiettorie di rischio e interviene precocemente — è la sfida del prossimo decennio. Non tecnologicamente: le tecnologie esistono già, dall’epigenomica ai biomarcatori metabolici, dall’imaging avanzato alla genomica. La sfida è culturale, organizzativa ed economica.

Cento anni in salute non è un’utopia biologica. Come argomentiamo in Saremo tutti centenari, le cellule umane hanno una capacità replicativa sufficiente a sostenere una vita di 120 anni in condizioni ottimali. L’invecchiamento accelerato che osserviamo non è un inevitabile destino biologico: è, in larga misura, il risultato accumulato di esposizioni, infiammazione cronica, stress ossidativo e stili di vita inadeguati che degradano la fisiologia nel tempo. Rimuovere — o anche solo attenuare — queste cause ha effetti misurabili sull’età biologica cellulare, indipendentemente dall’età anagrafica.

Il punto di partenza è una valutazione precisa: non “come mi sento” ma “com’è il mio stato biologico”. Da lì, una mappa. Personalizzata, aggiornata nel tempo, basata su misure e non su percezioni.

Il punto di vista di SoLongevity

La missione di SoLongevity nasce esattamente da questa diagnosi — la stessa che apre Saremo tutti centenari. La medicina preventiva e della longevità non è una nicchia per appassionati di biohacking: è la risposta coerente a un problema sistemico. Sappiamo come rallentare l’invecchiamento biologico, ma non abbiamo ancora costruito un sistema che lo faccia in modo preciso, misurabile e accessibile.

Il programma longevità di SoLongevity è quella mappa. Misura lo stato biologico individuale — attraverso la diagnostica epigenetica, i profili di inflammaging, la funzione metabolica e mitocondriale, i marcatori cardiovascolari e neuroendocrini — e costruisce un percorso personalizzato di interventi su stile di vita, nutrizione, supplementazione e stimoli adattativi. Non promette 150 anni. Offre qualcosa di più concreto: la possibilità di arrivare a 80, 90, 100 anni in condizioni biologiche significativamente migliori di quelle che la traiettoria attuale lascerebbe prevedere.

Cento anni in salute non è un’eccezione. È un progetto. E come ogni progetto, richiede una mappa.

Fonti 

Li Y. et al., “Impact of healthy lifestyle factors on life expectancies in the US population.” Circulation 138(4):345–355, 2018. 

ISTAT. Tavole di mortalità della popolazione italiana. Roma: Istituto Nazionale di Statistica, 2024. 

Barzilai N. et al., “Metformin as a tool to target aging.” Cell Metab 23(6):1060–1065, 2016. 

López-Otín C. et al., “Hallmarks of aging: An expanding universe.” Cell 186(2):243–278, 2023.

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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