Vai al contenuto
Alberto Beretta Medico immunologo

La retina del topo che ha fatto il giro del mondo.

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 1 Agosto 2026 4 min di lettura

Nel 2020 i titoli dei giornali parlavano di “inversione dell’invecchiamento” e “cura per la cecità”. La realtà scientifica era più precisa — e forse ancora più interessante.

In breve

Il laboratorio di David Sinclair alla Harvard Medical School pubblicò nel 2020 su Nature uno studio di grande impatto. L’idea era semplice nella formulazione, radicale nell’implicazione: i neuroni adulti — tradizionalmente considerati tra le cellule più resistenti alla rigenerazione — possono recuperare funzione attraverso una riprogrammazione epigenetica controllata.

Il gruppo introdusse tre dei quattro fattori di Yamanaka — Oct4, Sox2 e Klf4 (OSK), escludendo deliberatamente c-Myc per ridurre il rischio oncogenico — nei neuroni retinici di topi adulti. L’obiettivo non era trasformare le cellule in staminali: era ringiovanirle senza cancellare la loro identità neuronale. I risultati furono misurati in due contesti distinti: rigenerazione del nervo ottico dopo lesione e recupero della funzione visiva in modelli di glaucoma in topi anziani. In entrambi, il trattamento con OSK produsse effetti significativi.

Ma la scoperta che alimentò il maggior dibattito fu un’altra: le cellule trattate mostravano all’analisi dell’orologio epigenetico un profilo di metilazione del DNA più giovane rispetto ai controlli. Da qui la proposta audace di Sinclair: l’invecchiamento è in parte perdita di informazione epigenetica — e quell’informazione può essere ripristinata. Come raccontiamo in Saremo tutti centenari, è questa “information theory of aging” a rendere lo studio qualcosa di più di un esperimento sull’occhio del topo.

L’approfondimento

Il disegno sperimentale affrontava uno dei problemi più consolidati della neurobiologia: nei mammiferi adulti, i neuroni del sistema nervoso centrale non si rigenerano dopo un danno. Le cellule gangliari della retina — i neuroni che trasmettono il segnale visivo dalla retina al cervello attraverso il nervo ottico — fanno parte di questo sistema: quando l’assone viene reciso o la cellula danneggiata dal glaucoma, la perdita è permanente. Questa irreversibilità era considerata una caratteristica intrinseca della biologia neuronale matura. Lo studio di Sinclair ha messo in discussione questa assunzione.

Newsletter Salute Spiegata

Salute Spiegata, nella tua casella di posta.

I vettori virali adeno-associati (AAV) sono stati usati per consegnare il sistema OSK in forma inducibile nelle cellule gangliari: l’espressione dei fattori poteva essere accesa con la doxiciclina e spenta alla rimozione. In un primo modello, il nervo ottico veniva schiacciato (optic nerve crush) — una lesione standardizzata che nei topi non guarisce spontaneamente — e il trattamento con OSK induceva una rigenerazione significativa degli assoni oltre il sito di lesione, con recupero parziale della connettività retinoculare. In un secondo modello, i topi anziani con glaucoma indotto mostrarono, dopo il trattamento, una riduzione della perdita di cellule gangliari e un miglioramento della risposta elettrofisiologica alla stimolazione luminosa — un recupero funzionale misurabile.

Il contributo teoricamente più rilevante — e più dibattuto — fu l’analisi dell’orologio epigenetico sulle cellule trattate. Utilizzando l’orologio di Horvath applicato ai dati di metilazione del DNA, le cellule gangliari trattate con OSK mostravano un’età epigenetica ridotta rispetto ai controlli di pari età biologica. Sinclair ne trasse le implicazioni più ampie: se l’invecchiamento è codificato nell’epigenoma come perdita progressiva di un’informazione originalmente presente nella cellula giovane, e se questa informazione può essere ripristinata senza modificare la sequenza del DNA, allora esiste una sorta di “copia di backup” epigenetica dell’identità giovanile ancora presente nelle cellule adulte — accessibile con la chiave giusta. Questo è il nucleo della sua information theory of aging, esposta poi nel libro Lifespan e in un articolo su Cell del 2023.

La comunità scientifica ha accolto lo studio con interesse genuino e critiche altrettanto genuine. Sul piano tecnico, la misurazione dell’orologio epigenetico su cellule retiniche è metodologicamente complessa e la validazione indipendente dei dati di “ringiovanimento” è stata parziale. Sul piano biologico, il meccanismo preciso attraverso cui OSK migliora la rigenerazione assonale — se attraverso il reset epigenetico dell’identità giovane o attraverso effetti più specifici sulla plasticità assonale — non è stato ancora completamente chiarito. Sul piano concettuale, la proposta che esista una “copia di backup” dell’epigenoma giovanile è affascinante ma non ancora dimostrata in modo diretto. Ciononostante, lo studio ha generato un filone di ricerca attivo — con applicazioni in oftalmologia, neurologia e biologia dell’invecchiamento — e diverse startup biotech focalizzate sulla riprogrammazione parziale in ambito oculare sono nate direttamente dai suoi risultati.

La retina del topo non ha dimostrato che possiamo ringiovanire un organismo intero. Ha dimostrato qualcosa di più circoscritto, ma scientificamente più solido: che neuroni adulti differenziati possono recuperare capacità rigenerative e un profilo molecolare più giovane senza perdere la propria identità. Una prova di principio. Ma nel percorso dalla biologia di base alla medicina clinica, le prove di principio sono il passo che conta di più.

Fonti 

Lu Y. et al., “Reprogramming to recover youthful epigenetic information and restore vision.” Nature 588(7836):124–129, 2020. 

Sinclair D.A. et al., “The information theory of aging.” Nat Aging 3:1486–1499, 2023. 

Yao K. et al., “Restoring vision to the blind with chemical and viral epigenetic reprogramming.” Cell Rep 40(5):111090, 2022. 

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

Altri approfondimenti in La scienza della longevità e salutogenesi

Il vaccino della tubercolosi contro l’Alzheimer: una scoperta che cambia la prospettiva

Il vaccino BCG — Bacillus Calmette-Guérin, derivato da un batterio della tubercolosi indebolito — è noto da tempo per una proprietà sorprendente: protegge non solo dalla…

Cancro e generazioni, una spiegazione possibile: i nati dopo il 1960 potrebbero essere biologicamente più vecchi di quanto si pensi

Da anni i ricercatori documentano un paradosso: il cancro al colon, al polmone, all'utero e ad altri organi sta colpendo persone sempre più giovani, con un'incidenza…

Infiammazione cronica e cancro: quattro molecole nel sangue ci avvertono in anticipo

L'inflammaging — l'infiammazione cronica di basso grado tipica dell'invecchiamento — non è solo uno sfondo silenzioso: modella attivamente il microambiente tissutale rendendo i tessuti più vulnerabili…

Tutta l’area