“I punteggi di rischio poligenico leggono bene la superficie del genoma. Ma sotto c’è uno strato più profondo che la maggior parte dei test non raggiunge — e che a volte cambia tutto.”
In breve
Gli score di rischio genetico che abbiamo discusso nei post precedenti si basano su varianti comuni — presenti in tante persone, con effetti piccoli che si sommano. Ma nel genoma esiste un altro tipo di variante: rara, presente in meno dell’1% della popolazione, e a volte con un effetto molto più potente. Mutazioni nei geni BRCA1/2 per il cancro alla mammella, APOE ε4 per l’Alzheimer, varianti nel metabolismo del colesterolo o della coagulazione. Si stima che tra l’1% e il 5% della popolazione porti almeno una variante rara con impatto clinicamente rilevante. I test poligenici standard non le catturano. Sono l’iceberg sotto la linea dell’acqua.
L’approfondimento
Due tipi di varianti genetiche, due logiche diverse
Nel genoma umano esistono milioni di posizioni in cui le persone differiscono tra loro. La grande maggioranza di queste differenze è rappresentata da varianti comuni — presenti in oltre l’1% della popolazione, spesso in una quota molto più alta. Queste varianti hanno singolarmente effetti molto piccoli sul rischio di malattia, ma sommate in uno score poligenico costruiscono una stima probabilistica utile. Sono la base dei PRS.
Esiste però un secondo universo: le varianti rare, presenti in meno dell’1% delle persone, e in alcuni casi in frazioni molto più piccole. La rarità non è casuale: spesso queste varianti sono rare perché hanno effetti biologici più marcati — e la selezione evolutiva tende a eliminarle dalla popolazione nel tempo quando sono dannose. Quando però si trovano, possono alterare significativamente il funzionamento di un gene e, di conseguenza, il profilo di rischio di quella persona in modo che nessun score poligenico riesce a cogliere.
Gli esempi clinicamente più rilevanti
Le varianti rare più note riguardano geni con ruoli chiave in processi biologici cruciali. Le mutazioni di BRCA1 e BRCA2 aumentano il rischio di cancro alla mammella e alle ovaie in modo drammatico — fino all’80% di rischio cumulativo per alcuni tipi di varianti — e sono diventate il paradigma della medicina genetica preventiva. Le varianti rare nel gene APOE (in particolare la forma ε4) aumentano il rischio di Alzheimer di 3-12 volte a seconda del numero di copie, e sono tra i fattori di rischio genetico più potenti conosciuti per una malattia comune. Varianti rare nei geni del metabolismo lipidico possono causare ipercolesterolemia familiare — colesterolo strutturalmente molto elevato indipendentemente dalla dieta. Varianti nei geni della coagulazione (come il fattore V di Leiden) aumentano significativamente il rischio di trombosi.
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Il problema dell’ereditarietà mancante
C’è un paradosso noto in genetica chiamato “ereditarietà mancante”: se sappiamo che la longevità è ereditata per circa il 50% (come ha mostrato lo studio del Weizmann), perché gli score poligenici ne spiegano solo una piccola frazione? Parte della risposta sta proprio nelle varianti rare: non vengono catturate dalla maggior parte dei test genomici commerciali, che si concentrano sulle varianti comuni. Sono l’iceberg sotto la linea dell’acqua — presenti, biologicamente rilevanti, ma invisibili ai metodi di analisi standard.
Rilevare varianti rare richiede tecnologie di sequenziamento più complete — in particolare il sequenziamento dell’intero genoma o dell’intero esoma (la parte del DNA che viene tradotta in proteine) — e algoritmi di interpretazione più sofisticati per distinguere le varianti con effetti reali da quelle biologicamente irrilevanti. È un campo in rapida evoluzione, con costi in costante diminuzione.
Il punto di vista di SoLongevity
Integrare l’analisi delle varianti rare nel profilo genomico individuale è una delle frontiere attive della ricerca di SoLongevity. Non per aumentare l’ansia diagnostica — la stragrande maggioranza delle persone non porterà varianti rare clinicamente rilevanti — ma per non lasciare punti ciechi nei casi in cui quella variante c’è e cambia significativamente il profilo di rischio. La prevenzione davvero precisa parte dalla conoscenza completa del substrato genetico individuale: sia la superficie comune, sia l’iceberg raro che sta sotto.
Fonte
Zuk O, Schaffner SF, Samocha K et al., “Searching for missing heritability: designing rare variant association studies”, Proceedings of the National Academy of Sciences USA. 2014;111(4):E455–E464. DOI: 10.1073/pnas.1322563111