Possiamo sfondare il tetto alla vita dell’uomo imposto dall’evoluzione? Fino a un anno fa avrei risposto di no senza esitazione. Poi è uscito uno studio che mi ha costretto a rivedere il mio scetticismo.
In breve
A settembre 2025 la rivista Cell pubblica i risultati di un lavoro destinato a segnare un passaggio storico. Un team guidato da Guang-Hui Liu, in collaborazione con Juan Carlos Izpisua Belmonte, presenta la prima evidenza sperimentale che nei primati (scimmie) il limite biologico dell’invecchiamento può essere superato. Non si tratta di migliorare singoli parametri o rallentare il declino in un tessuto. I dati mostrano un riavvolgimento coordinato dell’orologio epigenetico e fisiologico con effetti misurabili su più sistemi contemporaneamente.
Lo strumento utilizzato sono le SRC (Senescence-Resistant human mesenchymal progenitor Cells): cellule progenitrici mesenchimali umane ingegnerizzate tramite gene editing mirato sul gene FOXO3 — regolatore chiave dei programmi di longevità cellulare, resistenza allo stress e mantenimento genomico. Il risultato: cellule capaci di funzionare e replicarsi anche nell’ambiente infiammatorio e ossidativo tipico dell’invecchiamento avanzato.
Per la prima volta, la reversibilità dell’età biologica non è documentata solo in piccoli animali da laboratorio, ma in un organismo evolutivamente molto vicino all’uomo. Come scriviamo in Saremo tutti centenari, era la prova di principio che mancava — e che cambia la natura del dibattito.
L’approfondimento
Il contesto scientifico in cui si inserisce lo studio è quello della biologia della senescenza cellulare. Le cellule senescenti sono cellule che hanno cessato di dividersi ma non sono entrate in apoptosi: rimangono metabolicamente attive, secernono un cocktail pro-infiammatorio di citochine, proteasi e fattori di crescita noto come SASP (Senescence-Associated Secretory Phenotype), e contribuiscono in modo significativo all’inflammaging e al deterioramento del microambiente tissutale. La loro eliminazione farmacologica — attraverso i cosiddetti senolitici — è un filone di ricerca attivo, con i primi trial clinici in corso sull’uomo. Il contributo di Liu, Belmonte et al. si muove in una direzione complementare: non eliminare le cellule senescenti, ma sostituire il compartimento staminale deteriorato con cellule engineered capaci di resistere alla senescenza.
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Le SRC sono state generate a partire da cellule progenitrici mesenchimali umane (hMPC) — una popolazione cellulare con capacità multipotente, in grado di differenziarsi in cellule ossee, adipose, muscolari e connettivali. Il gene editing ha introdotto modificazioni mirate al locus FOXO3, un fattore di trascrizione della famiglia FOXO la cui attivazione è associata in modo robusto alla longevità eccezionale in molteplici specie, incluso l’uomo: studi su centenari di diverse popolazioni hanno identificato varianti favorevoli di FOXO3 come tra i segnali genetici più replicabili della longevità. Le SRC così ottenute mostrano una resistenza significativamente aumentata allo stress ossidativo, all’infiammazione cronica e ai segnali pro-senescenti — mantenendo capacità proliferative e rigenerative in ambienti biologici che normalmente inducono quiescenza o senescenza nelle cellule non modificate.
La somministrazione sistemica di SRC nei primati anziani ha prodotto effetti documentati su più sistemi. Sul piano neurologico: miglioramento delle performance di memoria in test comportamentali standardizzati, riduzione dell’atrofia ippocampale, maggiore connettività neurale alle analisi di imaging, riduzione dell’accumulo di beta-amiloide e proteina Tau fosforilata — i marcatori principali della patologia di Alzheimer. Sul piano sistemico: inversione parziale della perdita ossea, riduzione quantificabile delle cellule senescenti in campioni bioptici di numerosi organi, miglioramento della funzione vascolare con riduzione della rigidità arteriosa, abbassamento dei marcatori circolanti di infiammazione cronica, riduzione dell’età biologica misurata con orologi epigenetici in campioni di tessuto ippocampale e ovarico.
Un elemento di particolare interesse traslazionale riguarda gli esosomi: le SRC rilasciano vescicole extracellulari di piccole dimensioni che replicano parte degli effetti osservati con la somministrazione cellulare diretta. Questo apre una strategia potenzialmente più sicura e scalabile rispetto alla terapia con cellule vive — che comporta sempre rischi immunologici e logistici significativi. Se gli esosomi SRC si dimostrassero ugualmente efficaci in studi successivi, la via verso applicazioni cliniche potrebbe essere considerevolmente più rapida.
Le cautele da mantenere sono quelle di ogni studio in fase pre-clinica avanzata: i primati non umani sono l’organismo più vicino all’uomo disponibile nella ricerca, ma le differenze restano — biologiche, fisiologiche, immunologiche. Il passaggio ai trial sull’uomo richiederà studi di sicurezza, definizione delle dosi, protocolli di monitoraggio a lungo termine e superamento di ostacoli regolatori significativi. Le timeline realistiche per applicazioni cliniche si misurano in anni. Ma come sottolineiamo in Saremo tutti centenari, la domanda non è più “è possibile invertire l’invecchiamento biologico nei mammiferi?” — quella risposta è arrivata. La domanda è diventata: con quale velocità e precisione potremo farlo nell’uomo?
Il punto di vista di SoLongevity
Nella ricerca di SoLongevity, lo studio di Liu e Belmonte è seguito con attenzione diretta: FOXO3, la senescenza cellulare e il ruolo degli esosomi nelle comunicazioni intercellulari sono assi biologici che intersecano il programma longevità in più punti — dalla misurazione del carico di senescenza nei biomarcatori circolanti alla modulazione dell’inflammaging attraverso interventi sullo stile di vita. Non siamo ancora nella fase della terapia cellulare sistemica per la longevità. Ma comprendere i meccanismi che la rendono possibile — e monitorare i biomarcatori che essa modifica — è già parte del lavoro clinico che svolgiamo oggi.
Fonti
Lei J et al, “Senescence-resistant human mesenchymal progenitor cells counter aging in primates” Cell; 188(18):5039-5061.e35. 2025
Kenyon C.J., “The genetics of ageing.” Nature 464:504–512, 2010.
Campisi J., “Senescent cells, tumor suppression, and organismal aging.” Cell 120(4):513–522, 2005.
Wiley C.D. & Campisi J., “From ancient pathways to aging cells — connecting metabolism and cellular senescence.” Cell Metab 23(6):1013–1021, 2016.