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Alberto Beretta Medico immunologo

I dolcificanti nelle barrette proteiche accelerano il declino cognitivo: lo dice la neurologia

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 31 Agosto 2026 6 min di lettura

Erythritol, xylitolo, sorbitolo, aspartame: i dolcificanti “senza zucchero” che troviamo in quasi tutte le barrette proteiche, negli snack keto e nelle bevande light non sono innocui. Uno studio su quasi 13.000 persone seguito per 8 anni mostra che chi ne consuma di più perde memoria e capacità cognitive significativamente più in fretta.

In breve

Pubblicato ad ottobre 2025 sulla rivista Neurology, lo studio ELSA-Brasil ha seguito 12.772 adulti (età media 52 anni) per 8 anni, valutando il consumo di 7 dolcificanti — aspartame, saccarina, acesulfame K, eritritolo, sorbitolo, xylitolo e tagatosio — e monitorando le performance cognitive con batterie di test standardizzati. Risultato: i partecipanti sotto i 60 anni con il consumo più alto di dolcificanti mostravano un declino cognitivo il 62% più rapido rispetto a chi ne consumava di meno — equivalente a circa 1,5 anni di invecchiamento cerebrale aggiuntivo.

L’effetto riguardava specificamente la fluenza verbale e la cognizione globale — funzioni legate a linguaggio, memoria di lavoro e velocità di elaborazione. Tutti i dolcificanti testati individualmente (eritritolo, sorbitolo, xylitolo, aspartame, saccarina, acesulfame K) erano associati a declino più rapido di memoria e fluenza verbale. L’associazione era consistente sia nei diabetici che nei non diabetici.

Questo dato è particolarmente rilevante oggi perché eritritolo, xylitolo e sorbitolo sono gli ingredienti di quasi tutte le barrette proteiche, snack “zero zuccheri” e prodotti keto commerciali — prodotti acquistati da milioni di persone convinte di fare una scelta salutare. Non è detto che lo siano.

L’approfondimento

Lo studio: chi, come, per quanto

Il studio, guidato da Natália Gonçalves e colleghi dell’Università di São Paulo nell’ambito della coorte longitudinale ELSA-Brasil, è uno degli studi prospettici più robusti mai condotti sui dolcificanti e la cognizione. Durata: 8 anni (3 rilevazioni tra 2008 e 2019). Dimensione: 12.772 persone, 55% donne. I consumi alimentari erano stimati con questionari di frequenza alimentare validati; le performance cognitive con 6 test standardizzati che misurano memoria episodica, fluenza verbale, funzione esecutiva e cognizione globale. L’analisi statistica (modelli lineari misti) era aggiustata per età, sesso, scolarità, attività fisica, fumo, consumo di alcol, BMI, diabete e ipertensione.

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Il punto più sorprendente è il dato sull’età: l’associazione era forte e significativa sotto i 60 anni, e assente negli over-60. Gli autori — e il commento di Harvard Health — interpretano questo non come protezione per gli anziani, ma come difficoltà statistica: negli over-60, la variabilità naturale del declino cognitivo è così alta da mascherare effetti di questa dimensione. In altri termini: l’effetto c’è probabilmente a tutte le età, ma è più visibile quando il “rumore di fondo” è minore, cioè in mezza età.

Eritritolo: il caso più preoccupante

L’eritritolo merita un discorso a parte, perché su di esso si è accumulata nel giro di pochi anni una mole di evidenze allarmanti che vanno ben oltre la cognizione.

Nel 2023, il laboratorio del Dr. Stanley Hazen alla Cleveland Clinic ha pubblicato su Nature Medicine uno studio su oltre 4.000 persone che dimostrava una correlazione forte tra livelli plasmatici elevati di eritritolo e rischio di eventi cardiovascolari maggiori (infarto, ictus) nei 3 anni successivi — associazione confermata in coorti europee e americane indipendenti.

Nel 2024, lo stesso gruppo ha pubblicato su Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology i risultati di uno studio di intervento in volontari sani: consumare una bevanda contenente eritritolo (equivalente a quella presente in una barretta proteica commerciale) aumentava i livelli plasmatici di eritritolo di 1.000 volte rispetto al basale — e rendeva le piastrine significativamente più reattive, cioè più propense a formare coaguli. Per ogni misura di funzione piastrinica testata, in ogni soggetto, le piastrine dopo eritritolo erano più “aggitate” rispetto al glucosio. Il glucosio, a parità di dose, non produceva questo effetto.

Il meccanismo è plausibile: le piastrine hanno recettori per i polialcoli, e concentrazioni molto elevate di eritritolo — come quelle raggiunte dopo il consumo di prodotti commerciali — possono attivare vie di signaling che aumentano l’aggregazione piastrinica. Il fatto che l’eritritolo venga assorbito quasi completamente nell’intestino tenue (al contrario di altri polialcoli che raggiungono il colon) significa che raggiunge il sangue in concentrazioni molto più alte.

Xylitolo, sorbitolo e aspartame: meccanismi distinti, effetti convergenti

I meccanismi attraverso cui i diversi dolcificanti influenzano la cognizione sembrano differire, il che rende il quadro ancora più preoccupante perché suggerisce che non si tratta di un unico effetto riproducibile solo da alcune molecole.

L’aspartame è metabolizzato in fenilalanina, acido aspartico e metanolo. In studi animali, alti consumi sono associati a neuroinfiammazione, stress ossidativo nel sistema nervoso centrale e alterazioni del metabolismo dei neurotrasmettitori (dopamina, serotonina). Una revisione del 2025 pubblicata su PMC documenta modificazioni della connettività neurovascolare e compromissione della barriera emato-encefalica (BEE) in modelli murini esposti a dosi equivalenti al consumo umano elevato.

Xylitolo e sorbitolo sembrano agire principalmente attraverso la disbiosi intestinale: alterano in modo significativo la composizione del microbioma, riducendo la diversità batterica e favorendo popolazioni batteriche associate a stati infiammatori. Il microbioma intestinale comunica con il cervello attraverso l’asse intestino-cervello (via nervo vago, via metaboliti batterici come acidi grassi a catena corta, via citochine infiammatorie) — e una disbiosi indotta può produrre neuroinfiammazione cronica a basso grado che nel tempo compromette la plasticità sinaptica e la sopravvivenza neuronale. Una revisione sistematica appena pubblicata (PMC 2025) su “Disrupting the Gut-Brain Axis” documenta in dettaglio come diversi dolcificanti alterino i circuiti di ricompensa e la neuroinfiammazione attraverso il microbiota.

Il paradosso del “senza zucchero”

Questi dati impongono una riflessione critica su uno dei paradigmi nutrizionali più diffusi degli ultimi decenni: l’idea che sostituire lo zucchero con dolcificanti acalorici sia, a priori, una scelta salutare. Questa idea era già stata messa in discussione per il rischio cardiovascolare e metabolico; ora viene contestata anche sul piano neurologico.

Il punto è particolarmente rilevante per chi consuma barrette proteiche, snack keto o bevande “zero”: questi prodotti vengono scelti spesso da persone attente alla salute, sportivi, persone che cercano di dimagrire o gestire la glicemia. Il marketing li presenta come alleati della salute. Le etichette mostrano “0 g di zuccheri” come un valore positivo assoluto. Ma eritritolo, xylitolo e sorbitolo sono presenti in quantità variabili tra 5 e 20+ grammi per barretta — e il consumo di più barrette al giorno (pratica comune nel mondo del fitness) porta a esposizioni cumulative potenzialmente significative.

Vale la pena leggere gli ingredienti. I dolcificanti di solito compaiono come “eritritolo”, “xylitolo”, “sorbitolo”, “maltitolo”, “isomalto” nella lista ingredienti, o vengono raggruppati nella dicitura “polialcoli” o “alcoli zuccherini” nella tabella nutrizionale.

Cosa fare con questi dati

È importante non cadere nell’eccesso opposto: lo zucchero raffinato ha effetti metabolici documentati e altrettanto preoccupanti (picchi glicemici, infiammazione, rischio diabete). Il problema non è che i dolcificanti siano peggiori dello zucchero; il problema è che non sono necessariamente innocui come si era assunto.

Le indicazioni che emergono dalla letteratura più recente sono di buon senso:

Limitare i prodotti ultraprocessati indipendentemente da cosa usano per dolcificare. Usare i dolcificanti con moderazione, non come se avessero “zero costo biologico”. Privilegiare dolcificanti con profili di sicurezza più solidi (la stevia pura sembra la più neutra sui dati disponibili). Per chi usa barrette proteiche come supplemento dietetico: limitarsi a 1 al giorno e scegliere prodotti con contenuto più basso di polialcoli.

Lo studio Neurology 2025 non dimostra causalità — si tratta di uno studio osservazionale, e i soggetti che consumano più dolcificanti potrebbero differire sistematicamente per altri fattori. Ma la convergenza di evidenze da studi osservazionali di grandi dimensioni, studi di intervento (eritritolo e piastrine), studi su microbioma e neuroinfiammazione, e dati su modelli animali rende il quadro abbastanza coerente da giustificare precauzione.

Fonti

  • Gonçalves NG et al. Association Between Consumption of Low- and No-Calorie Artificial Sweeteners and Cognitive Decline: An 8-Year Prospective Study. Neurology 2025. doi:10.1212/WNL.0000000000214023
  • Hazen SL et al. Ingestion of erythritol, but not glucose, enhances platelet reactivity and thrombosis potential in healthy volunteers. ATVB 2024. PMC11338701
  • Hazen SL et al. The artificial sweetener erythritol and cardiovascular event risk. Nature Medicine 2023. doi:10.1038/s41591-023-02223-9
  • Disrupting the Gut–Brain Axis: How Artificial Sweeteners Rewire Microbiota and Reward Pathways. PMC 2025. PMC12564633
  • Harvard Health Publishing: Artificial sweeteners may speed declines in memory and thinking. Ottobre 2025. link

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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