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Alberto Beretta Medico immunologo

Un multivitaminico rallenta l’invecchiamento biologico: lo dice un trial randomizzato pubblicato su Nature Medicine

Dr. Alberto Beretta Aggiornato il 31 Agosto 2026 3 min di lettura

Tra gli integratori più venduti al mondo, il multivitaminico quotidiano è spesso deriso come inutile e costoso. Uno studio randomizzato in doppio cieco appena pubblicato su Nature Medicine suggerisce invece che, almeno per chi ha già un’età biologica accelerata, potrebbe fare qualcosa di molto concreto: rallentare gli orologi epigenetici dell’invecchiamento.

In breve

Lo studio COSMOS (COcoa Supplement and Multivitamin Outcomes Study) è uno dei più grandi trial randomizzati mai condotti sugli integratori. In questa analisi ancillare, 958 adulti sani con età media 70 anni sono stati seguiti per due anni con misurazioni ripetute dei loro orologi epigenetici — strumenti che stimano l’età biologica analizzando i pattern di metilazione del DNA. Il disegno dello studio testava due integratori in parallelo: un multivitaminico-multiminerale standard (Centrum Silver) e un estratto di cacao ad alto contenuto di flavanoli (500 mg/giorno).

Il risultato sorprende per la sua chiarezza: il multivitaminico ha rallentato significativamente la progressione di due orologi epigenetici di seconda generazione — il PCPhenoAge (di 0,214 anni per anno, p=0,032) e il PCGrimAge (di 0,113 anni per anno, p=0,017). In pratica, chi prendeva il multivitaminico invecchiava biologicamente più lentamente di chi prendeva il placebo. L’estratto di cacao, nonostante le aspettative basate su studi precedenti, non ha mostrato alcun effetto significativo su nessuno dei cinque orologi testati.

Il dato più interessante riguarda chi beneficia di più: l’effetto del multivitaminico era significativamente più forte nelle persone che all’inizio dello studio mostravano già un’accelerazione biologica rispetto alla loro età anagrafica. Per loro, la riduzione del PCGrimAge era di 0,236 anni/anno — più del doppio rispetto alla media. Chi era già “vecchio per la propria età” guadagnava di più.

L’approfondimento

Lo studio COSMOS ha reclutato oltre 21.000 partecipanti, e questo sottostudio ha analizzato le misurazioni del DNA metilato su 958 di loro, con campioni raccolti a inizio studio, a un anno e a due anni. Il gruppo è rappresentativo della popolazione adulta anziana — età media 70 anni, metà donne, la maggior parte sana al momento dell’arruolamento.

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Gli orologi epigenetici usati appartengono a tre generazioni. I clocks di prima generazione (PCHorvath, PCHannum) predicono l’età cronologica e sono i più conosciuti; su questi il multivitaminico non ha avuto effetto. I clocks di seconda generazione (PCPhenoAge, PCGrimAge) sono stati sviluppati per predire il rischio di mortalità e morbilità, e sono più sensibili ai cambiamenti biologici rilevanti per la salute: su questi si è visto l’effetto significativo. Il DunedinPACE — un orologio di terza generazione che misura la “velocità” dell’invecchiamento piuttosto che l’età assoluta — ha mostrato un trend favorevole (stabilizzazione nel gruppo MVM vs aumento nel placebo) ma non ha raggiunto la significatività statistica (p=0,191).

Cosa fa il multivitaminico a livello molecolare? Analizzando le singole componenti del PCGrimAge, i ricercatori hanno trovato miglioramenti significativi nella lunghezza dei telomeri  (+0,022, p=0,027), e riduzioni in tre marcatori associati a infiammazione, danno renale e stress cellulare: beta-2 microglobulina (-0,028, p=0,002), cistatina C (-0,027, p=0,001) e GDF-15 (-0,029, p=0,001). Questi dati suggeriscono che l’effetto non è generico ma passa attraverso meccanismi biologici specifici.

L’ipotesi degli autori — supportata da analisi esplorative su un sottogruppo di 166 partecipanti con dati nutrizionali — è che il meccanismo principale sia la correzione di insufficienze micronutrizionali subcliniche. Le persone con livelli bassi di folato, luteina, vitamina B12 e vitamina D all’inizio dello studio erano quelle biologicamente più invecchiate, e quelle che miglioravano di più con il multivitaminico. Non si tratta di un effetto magico dell’integrazione, ma di normalizzare carenze che, nel tempo, accelerano i processi di invecchiamento cellulare.

Vale la pena sottolineare anche cosa questo studio non dice: gli effetti, per quanto statisticamente significativi, sono modesti (Cohen’s d circa 0,03-0,04). Nessuno si ringiovanisce di anni prendendo un Centrum Silver. Ma in un campo dove quasi nessun intervento ha superato il test di un grande RCT, trovare un effetto biologico misurabile e riproducibile è un risultato non banale — e coerente con i dati già emersi dal trial COSMOS su cognizione, cancro e mortalità cardiovascolare.

Il punto di vista di SoLongevity

In SoLongevity valutiamo lo stato nutrizionale come parte integrante del profilo di salute biologica di ogni assistito. I dati del COSMOS confermano che le carenze micronutrizionali subcliniche non sono un problema dei Paesi poveri: sono comuni anche negli anziani dei Paesi ad alto reddito, e contribuiscono ad accelerare l’invecchiamento biologico. La personalizzazione dell’integrazione — basata su misurazioni oggettive piuttosto che su protocolli standardizzati — è la strada verso interventi che funzionano davvero.

Fonti 

Hesso HD et al. “Effects of daily multivitamin–multimineral and cocoa extract supplementation on epigenetic aging clocks in the COSMOS randomized clinical trial.” Nature Medicine (2026). https://doi.org/10.1038/s41591-026-04239-3

I contenuti di questo sito hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del proprio medico.

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